Le raccolte fondi per i bambini malati

Quando il dolore diventa monetizzabile

maicolengel butac 22 Gen 2026
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Il tema, a chi segue BUTAC da anni, è noto: esistono profili social che chiedono soldi per aiutare nelle terapie bambini malati. Purtroppo spesso si tratta di richieste fraudolente, che sfruttano immagini di bambini malati per raccogliere donazioni e intascarle.

Oggi parliamo della pagina Facebook Rosa Caputo, al momento online sulla piattaforma, dove chiede donazioni via PayPal. A inizio gennaio aveva “solo” 13mila follower, ora sono più di 20mila.

La pagina pubblica con una certa costanza. Solo nel corso della giornata del 16 gennaio, ad esempio, ha pubblicato cinque post con video che mostrano un bambino in ospedale, e testi emotivi, che parlano alle pance dei follower:

Fermati un attimo e leggi la sua storia
Lui è Davi, ha solo 8 anni e sta affrontando una battaglia più grande di lui: la leucemia linfatica.
È una forza della natura, combatte ogni giorno con un sorriso e un coraggio incredibili… ma purtroppo il coraggio da solo non basta.
Non abbiamo mai chiesto aiuto, ma oggi siamo costretti a farlo.
Per una cura sperimentale presso l’Ospedale San Raffaele di Milano servono 20.000 euro, una cifra che da soli non possiamo sostenere. Il tempo corre e noi stiamo lottando contro ogni secondo per dargli una possibilità in più.
Abbiamo aperto una raccolta fondi che trovate sulle storie e sul profilo…ogni donazione, anche piccola, può fare la differenza.
E se non puoi donare, condividere questo post è già un enorme aiuto per noi.
Grazie di cuore a chiunque sceglierà di stare al fianco di Davi

L’ospedale San Raffaele non ha terapie sperimentali del costo di 20mila euro, e non c’è nessun bambino di nome Davi in cura da loro. Il post manca completamente di trasparenza su come questi denari verrebbero realmente usati. Ma la cosa ancora più grave è che nessuno fa realmente nulla per limitare queste raccolte fondi.

La segnalazione che ci è arrivata aveva tra i tanti screenshot anche quello della cifra a cui era arrivata la raccolta fondi a inizio gennaio 2026:

Aiuta Davi – 398 persone hanno donato – 11.335,80 € 56,68% dell’obbiettivo di 20.000 € termina tra 6 giorni

Questa qui sopra risale appunto al 4 gennaio, e visti i sei giorni al termine immaginiamo sia finita il 10 o 11 gennaio. Il problema è che oggi risulta essere aperta una nuova raccolta:

Aiuta Davi – 124 persone hanno donato – 9.400 € 47% dell’obbiettivo di 20.000 € termina tra 21 giorni

Quante raccolte hanno fatto da quando hanno cominciato? Quanti soldi hanno intascato? Domande a cui noi non possiamo rispondere; quello però che è evidente è che, se hanno fatto più raccolte, tutte con tetto da 20mila euro, hanno superato la richiesta iniziale con abbondanza, anche se guardando il primo donatore troviamo lo stesso nome di colui che ha aperto la raccolta, e che ha donato una discreta sommetta per dare più visibilità alla stessa:

Chi ci ha inviato la segnalazione, però, non si è fermato alla sensazione che “qualcosa non tornasse”. Ha fatto quello che dovremmo fare tutti: ha cercato. E quello che ha scoperto è che quei video non nascono su quella pagina.

Gli stessi filmati compaiono da mesi su TikTok e Instagram associati a nomi diversi: prima Daniele, poi Davi, altrove ancora Felipinho. Cambia il nome del bambino, cambia l’ospedale, cambia la piattaforma, ma le immagini restano identiche.

Il problema più grosso è che il bambino esiste davvero.

Si chiama Felipe, vive in Brasile. Sua mamma si chiama Danila Frigato de Carvalho. E proprio sua mamma ha diffuso un comunicato in cui spiega che le immagini del figlio vengono usate in modo fraudolento da profili falsi, anche fuori dal Brasile, per commettere truffe.

AVVISO IMPORTANTE – TRUFFA Noi, Danila Frigato de Carvalho e Felipe, informiamo che profili falsi stanno utilizzando la nostra identità e i nostri contenuti in modo fraudolento, per commettere truffe, anche fuori dal Brasile (Italia). Qualsiasi richiesta o offerta effettuata al di fuori dei nostri canali ufficiali deve essere considerata sospetta. Il caso è stato ufficialmente denunciato alla Polizia in Brasile, con classificazione di frode e truffa. Chiediamo di: segnalare i profili falsi non condividere dati personali avvisare altre persone Profili che utilizzano i nostri nomi o immagini al di fuori di questo profilo NON CI RAPPRESENTANO. #fraude #truffa #rouboidentidade #furtodiidentità

La famiglia ha denunciato il caso alla polizia brasiliana come frode ed estorsione, e chiede esplicitamente di segnalare ogni profilo che utilizzi nome e immagini al di fuori dei loro canali ufficiali.

Esiste realmente un bimbo che sta male, ma i suoi genitori, che hanno aperto una raccolta fondi in Brasile, non stanno chiedendo soldi in giro per il mondo inventandosi false cure sperimentali, nella loro raccolta fondi spiegano con attenzione a cosa servono i denari.

Questa non è una storia nuova: su BUTAC ce ne siamo già occupati in passato, quando altre pagine chiedevano donazioni per “salvare Sofia”. Anche lì c’erano video strappalacrime, testi calibrati per colpire allo stomaco, link a raccolte fondi opache, zero trasparenza su chi gestisse il denaro e su come venisse realmente usato. Cambiavano i volti, non il meccanismo. Per oltre dieci anni sono state sfruttate le immagini della piccola Sofia, generando un traffico monetario importante, soldi che la gente ha regalato a truffatori che, purtroppo, nella maggior parte dei casi svaniscono impuniti.

Noi ce ne eravamo occupati a ripetizione:

Quello che emerge è che questo sistema di truffa è ormai rodato alla perfezione: basta rubare immagini reali di bambini malati (o addirittura farle con l’IA), parlare di malattie vere, devastanti, sfruttare il tutto per creare falsi profili familiari collocati in altre regioni del mondo, e voilà, ecco un lavoretto facile facile con cui portare a casa qualche soldino.

Funziona perché nessuno vuole essere quello che dubita davanti alla sofferenza di un bambino. Funziona perché condividere sembra un gesto innocuo, che non fa male a nessuno. Funziona perché chi condivide, anche senza donare, si sente comunque dalla parte dei buoni, si sente di aver fatto la cosa giusta. E tu che li metti in dubbio invitandoli a verificare sei come Erode.

Noi non vogliamo colpevolizzare chi, in buona fede, dona: sono vittime di truffatori con tantissimo pelo sullo stomaco. Soggetti che se ne infischiano della sofferenza dei bambini, soggetti che meriterebbero loro di trovarsi al posto di quegli innocenti. Ma è importante imparare a difendersi da queste false raccolte fondi, cercando sempre evidenze prima di donare, cercando sempre di approfondire. Nel caso di Davi basterebbe cercare informazioni su terapie sperimentali a pagamento al San Raffaele per rendersi conto che non ci sono le basi.

Ogni volta che una storia chiede soldi senza spiegare chiaramente:

  • chi li gestisce
  • dove finiscono
  • con quali documenti
  • con quali garanzie
  • con quali riferimenti verificabili

sarebbe il caso di lasciar stare, evitando la condivisione e non solo la donazione. Si tratta di rispetto per le vittime vere, per chi è davvero in cerca di aiuto. Ogni volta che condividiamo una raccolta fondi fasulla stiamo contribuendo, anche senza volerlo, a sottrarre risorse a quelle reali. Perché se dono per Davi, poi non avrò i soldi per donare per Felipe.

maicolengel at butac punto it

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