Il Titanic, il gatto e le favolette della buonanotte

Una leggenda metropolitana ormai così radicata da essere riportata da testate giornalistiche come provata e confermata

maicolengel butac 25 Feb 2026
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C’è una storiella che circola in rete in tante lingue e colpisce chi adora le favolette della buonanotte; oltretutto questa parla di una storia nota a tutti che colpisce l’immaginifico di tanti, ed è perfetta per le legioni di amanti dei felini che popolano la rete.

La storiella è questa:

La gatta del Titanic lo aveva capito prima di tutti.

Si chiamava Jenny e viveva a bordo per tenere lontani i topi. Durante le prove in mare, aveva dato alla luce una cucciolata. Il marinaio Jim Mulholland le aveva trovato un angolo caldo vicino alle caldaie, dove poteva accudire i suoi piccoli.

Sembrava tutto tranquillo. Ma appena il Titanic attraccò a Southampton, prima della partenza ufficiale, Jenny fece qualcosa di strano: iniziò a prendere i suoi gattini uno per uno e a portarli giù dalla passerella, fuori dalla nave.

Jim la guardava, confuso. Poi capì: “Questa gatta sa qualcosa che noi non sappiamo”. Così prese le sue cose e scese anche lui.

Il Titanic salpò senza di loro.

Anni dopo, un vecchio raccontò questa storia a un giornalista dell’Irish Times. Non si sa se fosse davvero Jim… ma se lo era, di certo gli deve la vita. E tutto grazie a una madre gatta che ha seguito il suo istinto.

Il post genera commenti del tipo:

Si loro capiscono tanto più di noi ,❤️❤️❤️🐈🐈🐈

E ancora:

ha percepito il pericolo di umani corrotti..

O addirittura:

Sono superiori a noi!

Ma ovviamente, come avrete immaginato, si tratta di una bella favoletta senza alcuna fonte a sostegno, un’invenzione generata da alcune pagine alla ricerca di facili like. Perché d’altronde la maggioranza delle pagine social ha solo quell’interesse, aumentare la viralità dei propri post, aumentare il valore economico (o di “potere mediatico” ) grazie a più interazioni.

Sia chiaro, nella storia del Titanic esiste una menzione di un gatto soprannominato Jenny, citato in alcune testimonianze secondarie riportate dai sopravvissuti al naufragio, ma è finita lì. Non esistono articoli dell’Irish Times che riportano questa storiella, come non esiste un registro che riporti il nome del marinaio Jim Mullholland.

La cosa tragica però è che questa storia, senza alcuna fonte a sostegno, sia stata negli anni riportata anche da alcune testate giornalistiche, come ad esempio Il Giornale, che l’ha pubblicata il 14 luglio 2023 cominciando il suo articolo con queste parole:

È ancora avvolta nel mistero la storia di Jenny, la gatta presente a bordo con il compito di sbarazzarsi dei roditori. La sua storia, molti dicono leggenda, anche se le numerose foto dell’epoca e gli articoli usciti negli anni ne confermano la veridicità, è quantomeno incredibile.

Ma in realtà non c’è nessun articolo dell’epoca che la confermi e nessuna foto che dimostri alcunché della vicenda. Si tratta di una leggenda che si è diffusa molti anni dopo il naufragio, senza che appunto venisse prodotta una singola prova a sostegno del racconto. Il fatto che esistano foto di gatti sul Titanic non deve sorprendere nessuno, era normalissimo averne: servivano per cacciare i topi che avrebbero danneggiato le derrate alimentari conservate sulle navi in anni, in cui era meno facile controllare ingressi e uscite del natante da possibili invasioni di ratti. E in ogni caso se la storia fosse vera Jenny sarebbe appunto scesa prima della partenza del Titanic, e non potebbe essere uno dei gatti fotografati sulla nave nel suo tragico viaggio.

L’unica fonte di tutta la vicenda è una lettera scritta da Joseph (Joe, e non Jim) Mulholland al Belfast News-Letter nel 1964. Joe è documentato fosse un fuochista sul Titanic nel breve viaggio dal cantiere al porto di partenza. Ma, mentre fino al 1964 lui stesso aveva sostenuto che il motivo per cui aveva abbandonato la nave prima della partenza da Southampton fosse dovuto a contrasti con un ufficiale, nel 1964 scrisse il racconto “I owe my life to a cat and an old superstition”, che raccontava appunto:

For Joe was on the Titanic when she left Belfast.

“I was leading stoker on the great ship. But I left her at Southampton before she sailed to her doom,” he said.

Before leaving Belfast Joe had taken the cat, “heavy in kitten,” on board.

“She had her kittens on the ship before we got to Southampton, but soon after arriving I watched her carry each one of them to the shore. I thought to myself, if she goes, I go.

And others came with me, too.

It was like a rat leaving a doomed ship,” he said.

Belfast News-Letter, 9 April 1964.

Che tradotto:

Joe era sul Titanic quando la nave lasciò Belfast.

“Ero capo fuochista sulla grande nave. Ma la lasciai a Southampton prima che salpasse verso il suo destino,” disse.

Prima di lasciare Belfast Joe aveva portato a bordo la gatta, “piena di gattini”.

“Partorì sulla nave prima che arrivassimo a Southampton, ma poco dopo l’arrivo la vidi portare ciascuno dei suoi piccoli a terra. Pensai tra me e me: se lei se ne va, me ne vado anch’io.

E anche altri vennero con me.

Fu come un topo che abbandona una nave condannata,” disse.

Belfast News-Letter, 9 aprile 1964.

Ma appunto, parliamo di una lettera scritta 52 anni dopo il naufragio, senza alcuna fonte a sostegno se non lo stesso Mulholland – che negli anni ha raccontato più versioni del perché non si trovasse a bordo del Titanic nel viaggio inaugurale.

Sia chiaro: non siamo di fronte a una storia pericolosa o dannosa. È una storiella. Tenerina, suggestiva, perfetta per chi ama i gatti e le narrazioni con il destino scritto nelle stelle. Tra l’altro possono esserci svariati motivi per cui una gatta sposta i suoi gattini neonati, ma uno dei più comuni è che percepisca che il luogo dove ha partorito non è sicuro, e in una nave che viene caricata per la partenza di luoghi del genere possono essercene moltissimi. Insomma, se anche ci fossero prove che la storia è vera, non potremmo mai sapere per quale motivo Jenny avrebbe portato i gattini giù dalla nave, e quindi possiamo in sostanza convincerci di qualsiasi cosa ci piaccia.

Il problema nasce quando una storiella viene condivisa come fosse un fatto dimostrato. E diventa un problema ancora più serio quando a farlo sono testate nazionali, che evocano “articoli dell’epoca” e “foto che confermano”, senza, in realtà, portare una singola prova verificata. Non è questione di rovinare la magia. È questione di metodo.

Quando smettiamo di distinguere tra favole, leggende e fatti verificati, il terreno diventa scivoloso. Oggi è una gatta sul Titanic, domani può essere qualsiasi altra cosa.

maicolengel at butac punto it

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