Voi che leggete spesso BUTAC sapete quanto poco ami certe trasmissioni, quelle note per il giornalismo a tesi in cui qualche volta cascano. Oggi mi tocca riparlarne, e lo faccio non con una sbufalata, ma con un piccolo editoriale (spero sia chiara a tutti la differenza). Se siete su BUTAC solo per le notizie false potete cliccare qui, se siete qui perché volevate delle mozzarelle ci sono tanti ottimi rivenditori a portata di click.

Come alcuni di voi sanno la settimana scorsa è andato in onda a Report un servizio che tra le altre cose parlava dei follower di alcuni noti personaggi politici.

Sui profili social di Giorgia Meloni, dopo il servizio che tra le altre cose si è concentrato anche sui suoi follower di Twitter, è apparso un video che smonterebbe il servizio. Giorgia Meloni aveva già commentato criticamente il video di Report il giorno stesso della messa in onda:

Il 4 novembre sempre il profilo social di Giorgia Meloni pubblica quest’altro tweet, con video incorporato:

 

Il video dura veramente solo sei minuti, anche perché non è che abbiano davvero molto da dire. Quello che è stato fatto è distrarre i propri follower, convincerli di stare dalla parte dei buoni, e basta. Perché il video è a sua volta “giornalismo” a tesi. Siamo tutti buoni con abili taglia e incolla a trasformare qualcosa in qualcos’altro. Mi spiego meglio. Il video condiviso da Giorgia Meloni pone l’accento sulla questione follower in comune, dando a intendere ai propri spettatori che Report sostenesse la tesi che le pagine social dei tre profili nominati fossero gestiti dalle stesse persone, o comunque avessero una regia comune.

Le date, qualcuno pensi alle date

Il problema è che non è questo che Alex Orlowski ha detto in trasmissione, lui ha spiegato chiaramente che, a maggio 2019, alcuni di quei profili condividevano moltissimi follower e che in certi casi questa è un’anomalia, nulla di più. Intanto è importante ricordare che si tratta di dati che risalgono a sei mesi fa, fare paragoni con oggi come fa il video della Meloni è abbastanza inutile: era a maggio che interessava quel tipo di traffico, durante le elezioni per il Parlamento Europeo.

Follower o regia occulta?

Ma anche senza questo piccolo particolare sulle date concentriamoci sul nocciolo della questione. Il fatto che a maggio le pagine condividessero moltissimi follower non significa che siano gestiti dalle stesse persone, o che Giorgia Meloni abbia acquistato utenti fasulli. Possono esserci altre ipotesi. Quanto raccontato da Report significa “soltanto” che ci sono centinaia di migliaia di utenti online che condividevano in massa le stesse informazioni, e che magari hanno ricevuto suggerimenti su dove mettere il proprio like, che personaggi seguire, cosa condividere, e quando condividerlo. Senza alcun bisogno che le pagine seguite e usate per ricondividere il proprio pensiero politico debbano essere a conoscenza di alcuna regia occulta. Lo stiamo vedendo da tempo anche su BUTAC: profili di persone comuni che in massa ricondividono la stessa notizia, lo stesso link, magari costruendoci attorno un post di propria mano. Molto più complessi da seguire per chi non ha accesso ai Big Data, ma comunque segnale che qualcosa è cambiato.

Nel video condiviso da Giorgia vengono mostrate le pagine “incriminate”, ma quello che viene mostrato è uno scroll di come sono oggi. Non di come erano a maggio 2019. E l’accusa di Report non è nei confronti diretti della pagina, ma dei profili che la seguono, che all’epoca ritwittavano simultaneamente quanto pubblicato sulla pagina di Giorgia Meloni. Ovvio che quei post siano in mezzo ad altri e che lo scroll fianco a fianco non faccia capire la questione. Non si tratta di tweet dei moderatori, ma degli stessi follower, che usano taggare le pagine dove vogliono che il post sia visto.

Cassa di risonanza

In questa maniera possono sperare in una cassa di risonanza immensa. Sono profili fasulli? Bot, come vengono chiamati a Report? Non è detto, potrebbe anche trattarsi di profili di utenti che hanno installato qualche app per gestire la condivisione di post. Così loro possono usare l’account Twitter normalmente, ma quando c’è un post speciale che deve essere ricondiviso subentra l’automatismo che condivide in giro a nome loro.

Nel video condiviso da Giorgia Meloni a un certo punto si prende in giro il conduttore di Report. Lui cade nell’errore tipico di chi bazzica poco la rete, cita Facebook, mentre finora si faceva riferimento a Twitter. L’errore è comunque di scarsa importanza, quello che viene detto subito dopo si applica a qualsiasi social network: se hai moltissimi follower, interazioni e condivisioni è facile che i tuoi post (o quelli dove sei taggato) abbiano molta più diffusione di quelli di un comune utente, il tutto senza dover pagare tariffe pubblicitarie sui social.

Nulla di nuovo, purtroppo

Sfruttare i propri follower (veri o falsi che siano) per far circolare #hashtag particolari è uno dei sistemi più classici per amplificare la risonanza sui social come Instagram e Twitter. #FAKE #LaFabbricaDelleNotizie ad esempio la settimana scorsa, mercoledì sera, secondo le statistiche è stato il programma di seconda serata più condiviso e commentato sui social, noi però non abbiamo usato stuoli di profili collegati, ma solo i nostri normali social network, e l’affetto di chi ci segue da anni.

Concludendo

Sono tantissimi i sistemi con cui condividere informazioni in rete (vere o false che siano) e ogni volta che esce una nuova regola che ne possa limitare la diffusione chi gestisce certi tipi di informazioni studia come superarle. Noi che cerchiamo di difendere la corretta informazione siamo appunto in difesa, non abbiamo armi per contrattaccare, non abbiamo fondi per studiarne di nuove. Speriamo sempre che ci siano altri, meno interessati al profitto e più alla salvaguardia della rete, che lo facciano. O ancora, speriamo che esistano giornalisti che possano scoperchiare i vasi di pandora con servizi fatti a regola d’arte. Purtroppo capita raramente, non è facile fare TV, lo sto capendo proprio adesso, nel cercare di fare del mio meglio insieme a David Puente e tutta la squadra di #FAKE. Purtroppo chi avvelena i pozzi sta sempre un passo avanti a noi, loro sono all’attacco.

PS: L’avete notata una cosa? Nel primissimo tweet Giorgia Meloni faceva cenno a tutte le parti del servizio di Report, ma nel video che è uscito non c’è traccia di alcun fact checking di tutte le altre ipotesi sollevate dalla trasmissione, solo quella dei falsi follower. Curioso, non trovate?

maicolengel at butac punto it

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