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Buongiorno,

oggi voglio inaugurare una piccola rubrica dedicata a un articolo in particolare. Il pezzo è stato pubblicato su L’Universo Vibra e si chiama “38 Motivi per NON vaccinare i nostri bambini!!!”.

In realtà si tratta di una lunga e per certi versi noiosa lista, il cui fine è quello di dare una “corretta” contro-informazione sui vaccini e sui loro rischi. Il mio scopo sarà quello di analizzare i singoli punti e di riuscire a trovare ciò che di oggettivo ci possa essere nelle affermazioni. Se un’affermazione è corretta non avrò problemi a dirlo, ma cercherò delle fonti e delle prove che ne attestino la veridicità. Analogamente se si rivelerà errata andrò a trovare le fonti e cercherò di far chiarezza sul singolo punto.

Molti punti saranno trattati insieme perchè semplicemente consistono nella reiterazione dello stesso concetto e i punti saranno divisi in queste puntate per rendere il tutto più leggero e godibile.

Sperando di riuscire a dare una mano a tutti coloro che sono alla ricerca di una informazione oggettiva e corretta sui vaccini, diamo il via alle danze!

B#1: Non c’è studio scientifico per determinare se i vaccini davvero proteggono l’uomo dalle malattie.

R: Falso, gli studi esistono.

Si possono trovare cenni anche nella letteratura antica, precisamente nella descrizione della peste di Atene di Tucidide. Lo storico descrisse una epidemia che colpi la città di Atene nel 430 a.C. e tra le descrizioni compare l’osservazione che persone colpite dalla malattia diventassero immuni alla stessa.

“Il morbo infatti non coglieva due volte la stessa persona in modo da ucciderla” (Tuc. II, 38, 5).

In realtà non si sa se l’epidemia fosse realmente di peste, dai sintomi descritti si potrebbe dedurre una epidemia di virus influenzale con concomitante sovrainfezione polmonare di Stafilococco aureus. In ogni caso l’idea di base era corretta: l’esposizione a un patogeno rende immuni allo stesso.

I primi studi rilevanti sull’argomento risalgono però a molto tempo dopo: al 1796, per precisione. In quell’anno Edward Jenner osservò che le mungitrici, dopo aver contratto il vaiolo bovino, non si ammalavano più di vaiolo umano. Da qui nacque l’idea di prelevare del materiale da una pustola di vaiolo di un animale infetto e provare a infettare un bambino di 8 anni. Questo successivamente risultò immune al vaiolo umano e il primo vaccino vide la luce. L’eticità del gesto è certamente discutibile, ma questo è un discorso fin troppo complesso per essere affrontato in questa sede.

Oggi si conosce molto di più sul sistema immunitario umano: per esempio, si conoscono i fondamenti dei meccanismi con cui vengono riconosciuti gli organismi patogeni e come sono combattuti dai globuli bianchi, come riportato anche in questa pagina Wikipedia. Senza dilungarsi troppo, sappiamo che un vaccino protegge da una malattia fornendo al corpo le informazioni su come riconoscere l’agente nocivo, permettendo di sviluppare una immunità.

La letteratura scientifica abbonda di articoli a proposito. Cercando Vaccine Protection su Pubmed  si ottengono 26562 risultati al riguardo. Risalendo alla “preistoria” della ricerca scientifica, sorge una pubblicazione del 1909, disponibile qui, in cui si osserva che alcuni maialini di pigmea risultano immuni per due anni alla difterite dopo una somministrazione di una vaccino costituito da tossina e antitossina della stessa.

Insomma, gli studi ci sono e il razionale per l’uso dei vaccini è ormai considerato una delle basi della medicina moderna.

B#2Non ci sono studi a lungo termine che proverebbero la sicurezza dei vaccini.

R: Falso. Anche in questo caso ci sono gli studi in merito.

Come per gli altri farmaci, anche dopo che sono stati messi in commercio i vaccini vengono monitorati attentamente seguendo la “fase IV”. In questo modo si può testare sul lungo periodo la reale efficacia e scoprire eventuali inattesi effetti collaterali non osservati durante le fasi pre-commercializzazione (fasi I, II e III). Per fortuna, le metodiche di studio prima dell’immissione in commercio sono estremamente meticolose ed accurate: raramente si hanno stravolgimenti negli studi a lungo termine. Un link sulle fasi di studio e approvazione di un farmaco è disponibile qui, per chiunque volesse approfondire.

Qui si può trovare una raccolta di ben 45 studi a lungo termine redatto dalla American Academy of Pediatrics. In tutti questi studi, si osserva per periodi più o meno lunghi – anche più di 10 anni di follow-up – un’assenza di effetti collaterali. Vi sono anche moltissimi articoli provano che non vi sia una correlazione tra vaccini ed autismo, malattie infiammatorie intestinali e meningiti asettiche, ma di questo parleremo più avanti.

Di nuovo, gli studi ci sono: basta cercare.

B#3: Non c’è mai stato alcun test ufficiale che confronta una popolazione vaccinata con una popolazione non vaccinata, in modo da sapere cosa stanno facendo i vaccini ai bambini e alla società. Studi independenti privati ​​(olandesi e tedeschi e il più recente KIGGS dell’agosto 2011, che ha coinvolto 7.724 bambini di tutto il globo) hanno rivelato che i bambini vaccinati soffrono molto di più dei bambini non-vaccinati.

Falso! Andiamo però per punti.

Per prima cosa, i test di confronto tra una popolazione vaccinata e una non vaccinata vengono sempre condotti nelle fasi pre-commercializzazione di ogni vaccino, per provare la sua efficacia e comprendere per quanto tempo rende immune la popolazione. Questi sono altresì utili per comprendere la percentuale minima di popolazione che debba essere vaccinata per evitare il contagio interpersonale.

A titolo di esempio, qui abbiamo uno studio del 1960 proveniente dalla Russia (allora URSS). Sono stati vaccinati un milione e settecentomila bambini tra i 14 e i 18 anni con un vaccino vivo-attenuato, ottenuto dal ceppo Sabin di poliomielite; i risultati sono stati confrontati con un’equivalente gruppo di bambini non vaccinati. Di grande interesse è stato il picco di incidenza della poliomielite, che avviene intorno ai 15 anni, ma nel gruppo vaccinato questo picco non si è presentato. I casi di paralisi flaccida in seguito a poliomielite nel gruppo vaccinato sono stati pressoché nulli, contro un elevato tasso nei bambini vaccinati.

Questo è solo un esempio dei mille che esistono. Non ha senso sviluppare un farmaco, in questo caso un vaccino, se non si conosce la sua efficacia e non si hanno differenze con una popolazione di controllo.

Non so di che studi parli quando si citano “pubblicazioni indipendenti private olandesi e tedesche” – se qualcuno me le volesse fornire, le leggerei molto volentieri. Per quanto riguarda il KIGGS dell’agosto 2011, dopo un’accurata ricerca ho potuto trovare questa copia. Ritengo sia lo stesso studio, ma i dati e le conclusioni sono “leggermente” diversi da quanto riportato, quindi potrebbe esservi un’altra versione.

Nello studio sono stati arruolati 13.453 ragazzi tra l’uno e i diciassette anni di età, non 7.724. Di questo, solo lo 0.7% era non vaccinato. Senza entrare nei particolari, ci si soffermi sulla conclusione dello studio:

” The prevalence of allergic diseases and non-specific infections in children and adolescents was not found to depend on vaccination status.”

Tradotto: “Non è stato trovato che la prevalenza di malattie allergiche e di infezioni non specifiche nei bambini e negli adolescenti dipenda dallo stato vaccinale”. Questo significa che le due popolazioni non hanno differenze – una conclusione molto distante da quanto riportato nel punto 3.

Per oggi ho concluso. Spero di essere stato esauriente, ma come al solito per ogni dubbio chiedete pure nei commenti!

A presto,

PA