Il falso discorso di Conte al Senato

Come un esercizio narrativo può essere ripreso e spacciato per un vero discorso

Redazione Butac 27 Gen 2021
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In data 16 gennaio, come fa notare NextQuotidiano, un utente Facebook ha pubblicato su un gruppo un monologo in cui si immedesima nei panni del presidente del Consiglio (ex? Dimissionario? Prossimo?) Giuseppe Conte che parla al Senato. Ma perché parlarne oggi che è il 26 gennaio? Perché negli ultimi giorni questo monologo è stato ripetutamente copiato e incollato su varie piattaforme da più utenti, che a dieci giorni dal post originale hanno deciso di riproporlo proprio nelle ore in cui Conte rassegna le dimissioni a Mattarella. Negli ultimi giorni il falso discorso di Conte ha girato talmente tanto sui social che il povero Rino, che ne è l’autore, ha aggiunto questo PS al suo post originale:

P.S.: Sono costretto a precisare che il post è mio e non il discorso del Presidente Conte al Senato, come erroneamente sta circolando. Mi sono solo immedesimato in lui. Mi sembrava una cosa palese perché il post è firmato ma evidentemente mi sbagliavo.
Chiedo scusa se non era chiaro.

Diversi profili social hanno così condiviso questo “discorso” probabilmente con lo scopo – a giudicare dai commenti ammirati che ha provocato – di parlare alle pance di quelli che nei confronti di Conte provano stima e rispetto. Il bias di conferma, come sappiamo, colpisce tutti e i fan di Conte non ne sono di certo immuni.

Non avremmo trattato la questione che ci sembrava francamente sciocca se non l’avessimo trovata tra ieri e oggi su profili social anche con un certo seguito, come ad esempio questo su Instagram che conta 126k follower e che l’ha condiviso con la premessa “Al Senato, #GiuseppeConte ha avuto il coraggio della verità”, e l’hashtag #crisidigoverno a fine post, ottenendo quasi 20k like al momento in cui scriviamo:

Il testo integrale del falso discorso è il seguente:

Posso anche togliere il disturbo, ma, certamente, non perché lo dici tu o quegli altri due o tre. Vedete, io non sono un politico di professione. La mia professione è un’altra. Io sono stato chiamato a guidare il Governo perché c’era bisogno di una persona credibile e ce ne n’era bisogno perché voi non lo eravate più, non eravate più presentabili, perché voi l’avete sporcata, la politica. L’avete macchiata in maniera idelebile. Voi l’avete trasformata in business personale, in interessi di parte, in favoritismi di comodo. Avete trasformato il “bene comune” in “bene di pochi”, avete trasformato la solidarietà in odio, la compassione in derisione, l’amore in indifferenza. Avete trasformato il diverso in nemico da combattere. E lo avete gridato e lo avete rivendicato, senza nessuna vergogna. Neanche “sei milioni di motivi” vi hanno cambiato, neanche “sei milioni di motivi” vi hanno commosso. Neanche la puzza dei forni crematori che ancora arriva, vi ha fatto versare una lacrima. Neanche le urla di dolore e le menti martoriate vi hanno intenerito. Siete rimasti quelli di allora. Persone senza umanità, senza anima, senza cuore. Avete la visione del mondo di “esisto solo io” in un mondo di oltre sette miliardi di persone. Avete la visione del mondo di “prima noi” in un mondo globalizzato. Conoscete solo l’amor proprio e non l’amore per il prossimo, l’amore per la falsita’ e non per la verità, l’amore per il potere e non quello per il popolo. Io posso anche togliere il disturbo, tornare alla vita di prima, alla vita di sempre. Non è un problema, per me. Posso senz’altro ritornare ad insegnare e a fare l’avvocato. E lo farei con amore e con passione, come tutte le mie cose. Posso tornare dai miei ragazzi e posso farlo a testa alta, conscio di avere servito il mio paese, con dedizione e passione, con impegno e sagacia. Con l’unico pensiero di fare il bene di tutti. Il bene dei miei concittadini. Io posso ritornare al mio lavoro, finita la mia esperienza politica. E voi, cosa farete nella vostra futura vita? Vi resterà solo il vostro odio. Negli occhi, nella mente e nel cuore.

Come si vede lo stile è molto diverso da quello a cui ci ha abituato Conte, e viene difficile pensare che mentre riferisce al Senato “il professore” decida di usare un linguaggio poco curato con espressioni come “quegli altri due o tre”, “posso ritornare alle mie cose”, o che faccia riferimento addirittura ai forni crematori e a “sei milioni di motivi” che ci sembrano come minimo poco pertinenti. Comunque, l’ultimo discorso al Senato dell’allora presidente del Consiglio per riferire della situazione politica (senza fare alcun riferimento a dimissioni né prospettarne l’eventualità) è del 19 gennaio, e il testo lo si può trovare qui.

Non credo sia necessario aggiungere altro (cit.).

Dave Bihrman

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