Crosetto, la guerra ibrida e l’acqua calda
Il nostro commento al non-paper sulla guerra ibrida pubblicato dal ministro della Difesa

Qualche giorno fa ho fatto una lezione in un liceo: la professoressa mi aveva chiesto di andare da loro a parlare dei pericoli della disinformazione e delle intelligenze artificiali. Dopo un’ora e quaranta a base di propaganda e deep fake i ragazzi hanno ammesso che avevo messo loro addosso una discreta dose di ansia. Mettetevi comodi, oggi l’ansia la distribuiamo a chili.
Guido Crosetto, nostro ministro della Difesa ha pubblicato un “non-paper” dal titolo:
Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva
La prima cosa che ritengo vada spiegata è che cosa è un “non-paper”, visto che ritengo non sia un termine che si incontra spesso. Si tratta di documenti istituzionali che però non rappresentano una posizione giuridicamente impegnativa per chi li ha redatti. In pratica si tratta di testi ufficiali che servono a sondare il terreno su tematiche non ancora del tutto approfondite. Se vogliamo dare una definizione di poche parole si tratta di un documento di indirizzo informale, senza valore vincolante.
Siamo già in guerra, una guerra ibrida
Dal titolo già avete visto di cosa si parla nel documento: della guerra ibrida. E noi non possiamo che essere contenti di averlo visto e letto, perché Crosetto nel suo testo alla fine ripete cose che noi sosteniamo da anni.
Scrive Crosetto a pagina 8:
Si definisce minaccia ibrida quella portata da attori statuali (anche attraverso attori non-statuali che operano come agenti o proxy) mediante una combinazione di azioni sinergiche in vari domini (diplomatico, informativo, militare, economico-finanziario e dell’intelligence). È oggi una delle principali sfide per le democrazie occidentali. L’obiettivo è erodere la resilienza democratica, minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dividere le società, influenzare le opinioni pubbliche con false informazioni.
Il campo di battaglia? La nostra mente
Sono ormai dieci anni che, ogni volta che abbiamo parlato in pubblico, abbiamo spiegato che chi sta disinformando in maniera massiccia in Unione Europea lo sta facendo per farci perdere fiducia nelle istituzioni e portarle ad abbandonare il sogno europeo. L’abbiamo visto in UK con la Brexit cosa può fare la disinformazione. E l’abbiamo denunciato dalle nostre pagine più e più volte, mentre nel frattempo questo sistema di disinformazione veniva abbracciato senza remore da alcuni dei partiti che oggi guidano il Paese. Con narrative che, ripetute milioni di volte, diventano realtà, anche quando realtà non sono.
Scrive Crosetto a pagina 15 del suo non-paper:
Nel dominio ibrido, tuttavia, l’impatto cognitivo prevale su quello fisico: lo scopo non è soltanto infliggere un danno, ma seminare incertezza, sfiducia e paura. Anche senza evidenze incontrovertibili, la sensazione collettiva di vulnerabilità può generare conseguenze strategiche tanto gravi quanto — o persino più — di un attacco apertamente dichiarato.
Pensiamo per l’appunto alla campagna per la Brexit in UK, quella in cui quel raccontapalle di Farage sosteneva che se i cittadini avessero votato per uscire dall’Unione Europea avrebbero avuto a disposizione ben 350 milioni di pound in più alla settimana per finanziare il loro servizio sanitario nazionale:

Post referendum e uscita dall’UE, Farage fu costretto ad ammettere che era una bufala magari le cose non erano proprio come le aveva raccontate. Questa è già guerra ibrida, lo era nel 2016 lo è oggi, fa piacere che il ministro della Difesa del nostro Paese cominci a rendersene conto. Peccato che lo faccia oggi, con un grave ritardo.
Il ruolo della Russia spiegato dal Ministro
Scrive Crosetto:
Nel quadro di sicurezza attuale, in costante deterioramento, secondo numerosi analisti la Russia sembrerebbe aver intensificato, ormai da anni, la pressione sull’Occidente tramite un impiego sempre più sofisticato e aggressivo degli strumenti della guerra ibrida. Il paradigma della sicurezza internazionale è entrato in una nuova fase, caratterizzata da una forma di conflitto che sfugge alle tradizionali categorie di guerra convenzionale.
Il paradigma della sicurezza internazionale è entrato in una nuova fase, caratterizzata da una forma di conflitto che sfugge alle tradizionali categorie di guerra convenzionale (sic). La Federazione Russa avrebbe quindi adottato un approccio sistemico e spregiudicato, fondato sull’impiego integrato di strumenti militari e non militari, con l’obiettivo di destabilizzare i suoi competitor, eroderne la coesione interna e influenzarne la volontà politica. La leadership russa parrebbe disposta a impiegare ogni strumento – dalla propaganda disinformativa agli attacchi informatici fino alle pressioni economiche – pur di indebolire la resilienza dei Paesi occidentali.
Noi lo riportiamo perché riteniamo che sia importante che queste cose vengano lette da più persone possibile; ma principalmente sono i tanti filo russi che hanno votato il governo in carica che dovrebbero rendersi conto che anche il loro ministro sta iniziando a preoccuparsi della situazione internazionale. E non accusa l’Ucraina, ma la Russia.
La disinformazione come arma geopolitica
Su BUTAC sono anni che cerchiamo di chiarire che la disinformazione non è un fenomeno sociologico da osservare col sorriso, ma uno strumento di lotta geopolitica da contrastare attivamente. Nel documento Crosetto lo dice in maniera molto chiara:
- le FIMI sono parte integrante delle modalità di guerra moderne;
- i deepfake sono un’arma;
- la manipolazione delle elezioni è un obiettivo strategico;
- la disinformazione serve a dividere la società e isolare il Paese dalle alleanze.
A scorrere le 118 pagine del documento di Crosetto sembra leggere un sunto delle riflessioni nate dai 13 anni di lavoro su BUTAC, e questo non è per dire bravi noi, ma finalmente, perché è comunque meglio tardi che mai.
Siamo molto vulnerabili
Quello che preoccupa è che lo stesso Ministro nel suo documento ammette che il nostro Paese è gravemente vulnerabile sia sul piano culturale che informativo e difatti insiste moltissimo su concetti che da queste parti conoscete benino:
Occorre istituire un meccanismo permanente di monitoraggio delle minacce ibride, con un centro operativo europeo dedicato che coordini le risposte e supporti gli Stati membri. Inoltre, bisogna investire in programmi di educazione civica e alfabetizzazione digitale per aumentare la consapevolezza dei cittadini e ridurre la vulnerabilità alle campagne di manipolazione. Cittadini consapevoli sono la nostra migliore difesa a lungo termine.
Quello che ci mette un filo d’ansia è che Crosetto auspica l’istutuzione di un Centro Nazionale per il Contrasto alla Guerra Ibrida. Perché gli attori che vediamo muoversi in questi settori sono sempre gli stessi, e spesso sono gli stessi che questo tipo di disinformazione in qualche fase l’hanno cavalcata. Inoltre riteniamo che chi per anni non si è reso conto che eravamo già immersi in questa guerra ibrida non abbia il polso della situazione per poterla giudicare nella maniera corretta.
Ma noi siamo solo blogger, ed è solo un decennio che denunciamo questo stato di cose.
Concludendo
Non possiamo lamentarci: Crosetto col suo documento ha praticamente ammesso che ciò che alcuni fact checker denunciano da anni è assolutamente vero e concreto. Da un lato ci fa sicuramente piacere che quest’ammissione arrivi dal Ministro della Difesa, dall’altro lato il fatto che questo succeda così tardi non può che preoccuparci: perché solo ora ci siamo decisi ad arrivare a pubblicare un testo del genere? Cosa, in questi anni, è mancato che permettesse ai politici di accorgersi di quanto stava avvenendo?
Domande che restano qui, senza risposta. Ma il documento di cui vi abbiamo parlato è lungo, e dice tantissime cose che riteniamo dovreste leggere tutti. Sia chiaro, non c’è nessuna grande scoperta per chi ci legge da sempre con costanza, ma siete in pochi a farlo. Gli altri probabilmente finiranno la lettura con un grosso carico d’ansia: beh, forse ero lo scopo di Crosetto.
maicolengel at butac punto it
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