Alessandro Orsini, Draghi e i capri espiatori

Il primo di una serie di articoli in cui analizziamo le affermazioni di Alessandro Orsini nel suo libro "Disinformazione. La manipolazione dell'opinione pubblica nelle democrazie occidentali"

maicolengel butac 12 Mar 2026
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Ho comperato l’ultimo libro di Alessandro Orsini, dal titolo promettente:

DISINFORMAZIONE
La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali

L’ho comprato perché volevo leggerlo e fare per BUTAC una disamina degli argomenti trattati. Ma arrivato a pagina 15 mi sono dovuto subito fermare, perché ho incrociato questa frase:

Scoppiata la guerra in Ucraina, il 24 febbraio 2022, il governo Draghi ha dovuto prendere alcune decisioni impopolari. Per manipolare l’opinione pubblica senza interferenze, ha individuato un “capro espiatorio”, ovvero un gruppo di individui innocenti su cui scaricare le tensioni collettive per nascondere le vere cause dei problemi: i “putiniani”.

Una frase che vale la pena di analizzare.

Una ricostruzione di parte

Quella fatta da Alessandro Orsini è una ricostruzione dei fatti assolutamente faziosa, perché ignora un elemento piuttosto importante: le operazioni di influenza e propaganda russe sono documentate da anni, ben prima dell’invasione dell’Ucraina del 2022. Non si tratta di una narrativa nata con il governo Draghi, ma di un tema studiato da governi, università, giornalisti investigativi e organismi internazionali da oltre un decennio. Dare a intendere diversamente significa negare ricerche e studi pubblicati prima del 2022: Orsini si permette di farlo probabilmente perché sa che gli aquirenti del suo libro si fidano, ma sbagliano.

Le operazioni di influenza russe sono documentate da anni

Difatti già nel 2014, dopo l’annessione della Crimea, analisti e istituzioni occidentali avevano iniziato a studiare le strategie di propaganda e disinformazione russe. Uno dei casi più noti è quello che riguarda la Internet Research Agency, la cosiddetta “Fabbrica dei troll” con sede a San Pietroburgo. Fabbrica di cui anche noi di BUTAC ci eravamo occupati nel 2015, trovate il nostro articolo qui. Articolo che si concludeva con questa riflessione:

Chi sia dietro la Internet Research Agency non si sa per certo, si ipotizza possa esserci lo “chef del Cremlino”, un ricco ristoratore grande amico del presidente Putin e responsabile del cibo al Cremlino. Ovviamente sono voci, non confermabili al 100%, ma l’Agenzia non è l’unica nel paese. Come lei ne esistono altre e si parla di migliaia di impiegati dedicati a un unico scopo: passare l’idea nel mondo di una Russia nazione perfetta, Vladimir miglior presidente del globo.

Nel 2018 l’indagine del procuratore speciale statunitense Robert Mueller ha incriminato 13 cittadini russi e tre società per operazioni di interferenza nelle elezioni americane del 2016, basate proprio su campagne coordinate sui social media. Secondo l’atto di accusa, l’obiettivo era:

…condurre operazioni di guerra informativa contro gli Stati Uniti, incluso interferire con il processo politico ed elettorale.

Sostenere che il capro espiatorio dei putiniani sia nato nel 2022 è una bugia.

Le campagne di disinformazione online

Negli stessi anni sono state portati avanti numerosi progetti di ricerca che hanno analizzato il funzionamento delle campagne coordinate sui social. Ad esempio c’è uno studio dell’Università di Oxford (Oxford Internet Institute) che ha mostrato come reti di account falsi e troll siano state utilizzate per amplificare contenuti divisivi e polarizzare il dibattito politico.

Il professor Philip Howard, direttore del progetto DemTech, spiega che nei giorni precedenti l’invasione dell’Ucraina i media statali russi hanno rilasciato una miriade di articoli infondati che presentavano gli ucraini come aggressori e come una minaccia nucleare da cui la Russia doveva proteggersi.

Anche l’Unione Europea monitora da anni le campagne di disinformazione russe attraverso il progetto EUvsDisinfo, creato nel 2015 proprio per analizzare e catalogare le operazioni informative del Cremlino.

Nel 2020 pure Microsoft ha pubblicato diversi report sulle attività di gruppi hacker collegati allo stato russo che prendono di mira governi, think tank e organizzazioni politiche. Queste attività fanno parte di strategie più ampie di influenza informativa.

I DDOS e gli attacchi

Negli stessi anni anche BUTAC subiva attacchi informatici di vario genere. Non eravamo gli unici: diversi siti di informazione indipendente che in quel periodo avevano iniziato a parlare delle operazioni di propaganda online legate alla Russia si trovavano ad affrontare problemi simili.

Alcuni progetti editoriali più piccoli non riuscirono a reggere la pressione e chiusero. Altri, come noi, continuarono semplicemente a fare il proprio lavoro, cercando di limitare i danni tecnici e andando avanti.

Ricordo che in uno di quei periodi chiesi al nostro tecnico informatico se fosse possibile capire da dove provenissero gli attacchi. La risposta fu piuttosto lapidaria: è evidente da dove arrivano. Ma la struttura stessa di internet rende estremamente difficile attribuire con certezza questo tipo di operazioni. Tra VPN, server intermedi e reti di computer compromessi, identificare con sicurezza l’origine di un attacco è spesso impossibile. Per questo, all’epoca, preferivamo evitare attribuzioni azzardate. Non volevamo certo passare per complottisti a nostra volta.

Col senno di poi, però, sappiamo che il fenomeno delle operazioni coordinate online legate alla propaganda russa non era affatto una fantasia.

Concludendo

Le operazioni di propaganda e influenza russe sono documentate da anni. Persino un semplice blogger come me si era già accorto che qualcosa non andava già nel 2015.

Ridurre tutto a un “capro espiatorio inventato nel 2022” significa ignorare una quantità enorme di studi, inchieste e rapporti pubblicati molto prima dell’invasione dell’Ucraina.

E questa è solo pagina 15.

maicolengel at butac punto it

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