Il divieto delle parole “woke”

L'Unione Europea vieta parole come "uomo" e "virile" o si tratta del solito sensazionalismo anti-UE?

maicolengel butac 26 Feb 2025
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Su alcune testate nei giorni scorsi sono stati pubblicati articoli che segnalavano come l’Unione Europea avesse messo al bando alcune parole perché non inclusive. Titola ad esempio Il Giornale:

Via le parole con “man”. La folle neolingua della Ue

Le linee guida della Commissione: termini inclusivi. “Il linguaggio gender neutral è da preferire”. Censurati pure “moglie” e “marito” e “nome di battesimo”

Vox titola:

UE vieta le parole ‘UOMO’ e ‘VIRILE’ perché non inclusive

Stesso genere di titoli che vediamo scegliere anche da testate straniere:

EU Bans Politicians From Saying ‘Tradesman’ and ‘Man-made’ In Favour of ‘Inclusive’ Language

Tutti gli articoli fanno riferimento alla nuova edizione dell’English Style Guide, ovvero il manuale per autori e traduttori della Commissione Europea. Si tratta quindi di una guida, e la stessa non vieta nulla, sostenere diversamente è disinformazione. Non c’è alcuna “messa al bando” di parole come tradesman, mankind o husband and wife, ma solo suggerimenti su quali termini sia possibile usare al posto di alcuni che sono ritenuti non inclusivi. Questo non significa che le parole siano state vietate o censurate, dare a intendere che sia così serve a chi sta cercando di seminare ancora più zizzania contro l’Unione Europea.

Balsamo sul Giornale usa frasi come:

Eliminare l’uomo. O meglio, eliminare il termine «uomo». Mettere la parola fine a ogni differenza di genere in nome dell’inclusività esasperata. Protagonista di questo colpo di stato linguistico è la Commissione europea, che nella versione aggiornata della guida linguistica inglese invoca la messa al bando di qualsiasi parola o frase abbia nella sua radice la parola «man».

Ma si tratta appunto di puro sensazionalismo: la Commissione con quella guida non sta imponendo nulla, ha solo dato linee guida e indicazioni di stile, che possono essere seguite come no. Difatti il primo paragrafo del capitolo dedicato all’inclusività specifica:

Gran parte della legislazione dell’UE esistente non è neutrale rispetto al genere e i pronomi maschili come “he” sono usati genericamente per includere tutti i generi. Tuttavia, il linguaggio neutrale rispetto al genere è oggi preferito ove possibile.

Preferito ove possibile – preferred wherever possible.

Non è un sinonimo di vietato – banned – ma appunto un invito, non un divieto. Gli articoli usano termini sensazionalistici proprio per cercare di dare al lettore un’idea che non corrisponde ai fatti. Si tratta di narrazioni distorte con lo scopo molto chiaro di generare indignazione politica e culturale, come ne abbiamo visti in passato. Spacciare un manuale di buone pratiche linguistiche che dà suggerimenti per rendere la comunicazione più neutrale e inclusiva come un “colpo di stato linguistico” è purtroppo perfetta dimostrazione dei tempi bui in cui vive l’informazione.

L’Ordine dei Giornalisti potrebbe far presente questo modo di fare chiedendo il rispetto del codice deontologico, ma sappiamo tutti quanto siano parole al vento.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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