“Esistono solo due generi” e va in carcere…

Una storia che, raccontata come hanno fatto i media nostrani, sembra la narrazione di un martirio. Ma il protagonista è solo uno che non ha pagato una multa...

maicolengel butac 4 Nov 2025
article-post

La segnalazione di oggi riguarda una notizia che abbiamo visto circolare su svariate testate internazionali, quasi tutte con un preciso orientamento anti LGBTQI+, nulla che ci sorprenda. In Italia ad esempio sta circolando su La Verità, per la firma di Francesco Borgonovo e su Tempi con la firma di Caterina Giojelli.

La notizia rientra nella malinformazione, perché parte da un fondo di verità: è vero infatti che Emanuel Brünisholz, di Burgdorf, dovrà passare dieci giorni in carcere, ma il motivo non è materialmente il post che ha pubblicato.

I fatti

A dicembre 2022 Emanuel Brünisholz aveva risposto a un commento online sulla pagina di Andreas Glarner, politico dell’UDC. Il commento che aveva scritto, in tedesco, diceva:

“Wenn man die LGBTQI nach 200 Jahren ausgräbt wird man anhand der Skelette nur Mann und Frau finden alles andere in ne Psychische Krankheit die durch den Lehrplan hochgezogen wurde”

Che tradotto in italiano suona così:

“Se si dissotterrassero le persone LGBTQI tra 200 anni, in base agli scheletri si troverebbero solo uomini e donne; tutto il resto è una malattia mentale inculcata dai programmi scolastici.”

Secondo la legge elvetica questo rientra tra i commenti omofobi, visto che nega l’identità di genere e l’associa alla “malattia mentale”. Brünisholz, interrogato dalla polizia cantonale, ha ammesso di averlo scritto lui, ribadendo che non considera quanto riportato razzista o sessista, e che sono quelli della comunità LGBTQI+ a essere estremisti che vogliono solo ridurlo al silenzio:

Das ist ein extremistischer Haufen. Wollen mich ja zum Schweigen bringen.

Quindi anche durante l’interrogatorio non ha riconosciuto che potesse trattarsi di discorsi d’odio verso una minoranza, ma ha preferito ribadire la sua posizione contraria a tutto quanto sia LGBTQI+. Questo gli è valso una multa, e gli svizzeri con le multe sono abbastanza fiscali. La multa, come da codice penale, è di 500 franchi svizzeri, che però l’imputato ha scelto di non pagare. Da qui la condanna a dieci giorni di  detenzione sostitutiva.

Analisi dei toni usati dal giornalismo italiano

La narrazione sui quotidiani italiani che abbiamo citato poco sopra, invece, si focalizza su specifici termini. Scrive ad esempio Giojelli:

Emanuel Brünisholz finirà in carcere per aver ricordato che le ossa possono essere maschili o femminili.

Ma questa frase è sbagliata: non è stato condannato per aver parlato di scheletri o biologia, ma per aver detto che le persone LGBTQI+ soffrono di una malattia mentale causata dai programmi scolastici. La biologia non c’entra nulla: il punto non è cosa ha detto sulle ossa, ma come ha disumanizzato un intero gruppo sociale.

Sempre Giojelli:

Un giudice, pur di punirlo, ha trasformato ‘transgender’ in un orientamento sessuale.

Nel linguaggio giuridico il termine LGBTQI+ viene usato come insieme di gruppi protetti, questo non significa che il giudice abbia inventato alcunché ma solo che ha incluso l’intervento offensivo in un contesto di discriminazione verso un gruppo definito per caratteristiche sessuali o identitarie. Forse Giojelli non è andata a leggersi l’art 261bis del codice penale svizzero, che recita:

  • chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale;
  • chiunque propaga pubblicamente un’ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente tale persona o gruppo di persone;
  • chiunque, nel medesimo intento, organizza o incoraggia azioni di propaganda o vi partecipa;
  • chiunque, pubblicamente, mediante parole, scritti, immagini, gesti, vie di fatto o in modo comunque lesivo della dignità umana, discredita o discrimina una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale o, per le medesime ragioni, disconosce, minimizza grossolanamente o cerca di giustificare il genocidio o altri crimini contro l’umanità;
  • chiunque rifiuta ad una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico,

è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

Il giudice sta solo applicando la legge. Sarebbe bello che lo facessero con la stessa solerzia anche da noi, ma forse alcuni giornalisti non si sentirebbero più così tranquilli a spargere la loro disinformazione.

E ancora:

In Svizzera si può finire in carcere per aver detto che gli scheletri non sono transgender.

Ma come abbiamo già detto il carcere arriva perché si è scelto di non pagare la sanzione pecuniaria a cui era stato condannato inizialmente. Ha fatto ricorso, ha perso anche quello, e si è pure rifiutato di pagare le spese processuali; cosa si aspettava, un premio? La prigione non è una condanna arrivata per aver espresso un pensiero, ma una pena sostitutiva dovuta a inadempienza. La differenza è sostanziale: non è un martire, è uno che non ha pagato una multa.

Dire che una categoria di persone non è reale ma “malata” equivale a negarne la legittimità e quindi, nel linguaggio giuridico, il diritto a essere riconosciuta. Non si tratta di una “lezione morale” impartita dal giudice ma dell’applicazione di un principio di pari dignità. Difatti il diritto penale dovrebbe servire anche a prevenire la diffusione dell’odio sociale, che è ciò che il legislatore svizzero ha deciso di contrastare. La “rieducazione morale”, come la definisce Giojelli nel suo articolo, è solo una formula drammatica per far sembrare oppressiva una norma di civiltà condivisa in tutta l’Europa occidentale.

Non siamo di fronte a un caso di censura: ma un caso da manuale di odio travestito da verità naturale.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti e il gruppo di discussione, segnalazione e quattro chiacchiere con la nostra community.

Come vi avevo promesso ecco una disamina di quanto scritto nel libro di Alessandro Orsini dal titolo: Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali Il libro – che da ora in poi, per semplicità, chiameremo solo Disinformazione – è diviso in capitoli, pertanto ho pensato sia molto più semplice procedere a una disamina a […]

maicolengel butac | 17 mar 2026

Circola perché è credibile, e questo è uno dei problemi del nostro tempo; ma la notizia di cui stiamo per parlare non ha fonti verificabili e, per questo motivo, non dovrebbe essere rilanciata, a meno che l’obiettivo non sia semplicemente generare confusione. Sui social diversi profili stanno condividendo una storia che riguarda un generale russo: […]

maicolengel butac | 16 mar 2026

Dopo la pubblicazione di un carosello Instagram sugli Epstein Files, BUTAC ha ricevuto centinaia di commenti che mostrano una cosa molto chiara: su questa vicenda circola ancora molta confusione tra ciò che è documentato e ciò che appartiene alle teorie del complotto. Sia chiaro, ancor prima di pubblicare quel contenuto immaginavamo che avrebbe generato reazioni […]

maicolengel butac | 13 mar 2026

Ho comperato l’ultimo libro di Alessandro Orsini, dal titolo promettente: DISINFORMAZIONE La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali L’ho comprato perché volevo leggerlo e fare per BUTAC una disamina degli argomenti trattati. Ma arrivato a pagina 15 mi sono dovuto subito fermare, perché ho incrociato questa frase: Scoppiata la guerra in Ucraina, il 24 febbraio […]

maicolengel butac | 12 mar 2026