Quando gli interessi collidono: Durov e le elezioni in Moldavia

Pavel Durov e la difesa della "libertà di parola"

maicolengel butac 29 Set 2025
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Come vi abbiamo raccontato qualche settimana fa la Moldavia è da tempo diventata laboratorio per la propaganda russa. Un Paese piccolo, che ha aspirazioni europee e si trova catapultato al centro di una battaglia geopolitica che si muove sempre più spesso attraverso i canali digitali.

Ne abbiamo appunto già parlato, a causa delle elezioni parlamentari che si sono appena concluse, con la vittoria del fronte europeista. Il Cremlino ha scatenato una campagna senza precedenti fatta di falsi account, video creati con l’IA e narrazioni tossiche mirate contro l’attuale presidente del paese Maia Sandu.

Ora, a questo già complesso quadro, si è aggiunto un nuovo tassello: le dichiarazioni di Pavel Durov, fondatore di Telegram.

Scrive su X Durov:

About a year ago, while I was stuck in Paris, the French intelligence services reached out to me through an intermediary, asking me to help the Moldovan government censor certain Telegram channels ahead of the presidential elections in Moldova.

After reviewing the channels flagged by French (and Moldovan) authorities, we identified a few that clearly violated our rules and removed them. The intermediary then informed me that, in exchange for this cooperation, French intelligence would “say good things” about me to the judge who had ordered my arrest in August last year.

This was unacceptable on several levels. If the agency did in fact approach the judge — it constituted an attempt to interfere in the judicial process. If it did not, and merely claimed to have done so, then it was exploiting my legal situation in France to influence political developments in Eastern Europe — a pattern we have also observed in Romania

Shortly thereafter, the Telegram team received a second list of so-called “problematic” Moldovan channels. Unlike the first, nearly all of these channels were legitimate and fully compliant with our rules. Their only commonality was that they voiced political positions disliked by the French and Moldovan governments.

We refused to act on this request.

Telegram is committed to freedom of speech and will not remove content for political reasons. I will continue to expose every attempt to pressure Telegram into censoring our platform. Stay tuned.

Che tradotto:

Circa un anno fa, mentre ero bloccato a Parigi, i servizi segreti francesi mi hanno contattato tramite un intermediario, chiedendomi di aiutare il governo moldavo a censurare alcuni canali Telegram in vista delle elezioni presidenziali in Moldavia.

Dopo aver esaminato i canali segnalati dalle autorità francesi (e moldave), abbiamo identificato alcuni che violavano chiaramente le nostre regole e li abbiamo rimossi. L’intermediario mi ha poi informato che, in cambio di questa collaborazione, i servizi francesi avrebbero “parlato bene” di me al giudice che aveva ordinato il mio arresto nell’agosto dello scorso anno.

Questo era inaccettabile sotto diversi aspetti. Se l’agenzia avesse davvero contattato il giudice, si sarebbe trattato di un tentativo di interferire nel processo giudiziario. Se non lo avesse fatto e avesse solo dichiarato di averlo fatto, allora stava sfruttando la mia situazione legale in Francia per influenzare gli sviluppi politici nell’Europa orientale — un modello che abbiamo osservato anche in Romania.

Poco dopo, il team di Telegram ha ricevuto una seconda lista di cosiddetti canali moldavi “problematici”. A differenza della prima, quasi tutti questi canali erano legittimi e pienamente conformi alle nostre regole. La loro unica caratteristica comune era che esprimevano posizioni politiche non gradite ai governi francese e moldavo.

Abbiamo rifiutato di dare seguito a questa richiesta.

Telegram è impegnata a difendere la libertà di parola e non rimuoverà contenuti per ragioni politiche. Continuerò a denunciare ogni tentativo di esercitare pressioni su Telegram per censurare la nostra piattaforma. Restate sintonizzati.

Le accuse di Durov

Nel post pubblicato di recente su X – e immaginiamo anche su altri canali social – Durov ha quindi raccontato un episodio avvenuto un anno fa mentre si trovava a Parigi nel corso di un procedimento giudiziario contro di lui. Secondo il suo racconto i servizi segreti francesi lo avrebbero contattato tramite un intermediario chiedendogli di aiutare il governo moldavo a chiudere alcuni account Telegram che diffondevano disinformazione in vista delle loro elezioni.

Durov sostiene di aver di fatto chiuso alcuni canali tra quelli segnalati in quanto violavano le regole della piattaforma, ma che a seguire l’intermediario gli avrebbe consegnato una seconda lista di canali da bloccare. Canali che erano in realtà perfettamente regolari ma pubblicavano contenuti sgraditi al governo francese e moldavo. Durov nel suo post spiega che ha rifiutato di intervenire contro questi ultimi in quanto, per l’appunto, rispettavano le regole di Telegram.

Sempre nel suo post Durov sostiene che ci sarebbe stata la promessa da parte dei francesi di mettere una buona parola con la magistratura in cambio della collaborazione richiesta. L’unica prova di quanto detto è la parola di Durov stesso.

Governi e disinformazione

Parola che, se confermata, può diventare un ulteriore strumento di propaganda nelle mani del Cremlino, e questo è male. Noi non possiamo sapere se le cose siano andate esattamente come racconta Durov, ma concordiamo che se fosse successo sarebbe grave.

Purtroppo, nel momento storico che stiamo vivendo, difendere la “libertà di parola” su Telegram può sembrare un atto di principio perfettamente comprensibile, ma nei fatti può coincidere anche con gli interessi russi, che su quella piattaforma trovano terreno fertile per le proprie operazioni.

Il punto è che non basta chiudere account per contrastare la disinformazione. I governi dovrebbero investire molto di più in comunicazione trasparente, chiara e accessibile. Solo grazie all’istruzione si può sperare di ridurre quelle sacche di analfabetismo funzionale e digitale che permettono alla disinformazione di prosperare. Ma è un lavoro lungo, che non tutti i governi hanno davvero interesse a fare: in Italia lo vediamo bene quando la scarsa istruzione civica e digitale diventa utile per alimentare il tifo politico.

La trappola narrativa

Il pericolo è che dichiarazioni come quella di Durov possano essere usate per rafforzare narrazioni che sappiamo essere sbagliate in partenza, ma che fanno molto comodo a Putin e i suoi compagni di merende: “L’Occidente censura, la Russia difende la libertà”. La realtà è un’altra: da Mosca partono campagne di disinformazione coordinata che hanno come unico obiettivo indebolire le democrazie e dividere l’Europa, non certo tutelare la libertà d’espressione. A suo tempo, come lo stesso Durov denunciava anni fa, fu il governo russo a chiedere al fondatore di Telegram di fornirgli elementi identificativi di soggetti che usavano VK per denigrare il governo russo e la persona di Putin. Anche in quel caso Durov si rifiutò.

Un sassolino dalla scarpa

Questo paragrafo è un’aggiunta dell’ultimo momento, scritto alle ore 10 del 29 settembre 2025. Sul Corriere della Sera è apparso un articolo sulle elezioni in Moldavia, articolo che a un certo punto riporta:

Mai, almeno a seguire il filo di accuse tutte da provare, la parte filorussa si era spinta così tanto nel tentativo di indirizzare a suo favore il risultato. Per una volta, sembra che sia andata meglio ai primi.

Quella frase da sola dimostra quanto ormai la stampa italiana sia distaccata dalla realtà. Le accuse contro la Russia di operazioni di “guerra ibrida”, ovvero di utilizzo di infiltrazioni e propaganda allo scopo di manipolare le elezioni non sono “tutte da provare”, altre testate le hanno già provate abbondantemente:

Seminare il dubbio che non ci sia certezza delle influenze russe, come fa quella frase nell’articolo del Corriere, è grave. Che la Russia tenti di influenzare l’antieuropeismo è noto da almeno dieci anni; ci sta che all’inizio qualcuno ci andasse cauto, ma che oggi, ad oltre dieci anni di distanza dai primi seri tentativi di avvelenamento del pozzo e con abbondanza di prove a disposizione, ancora lo si metta in dubbio è a mio avviso ennesima dimostrazione di come nel nostro Paese quelle influenze siano molto ben radicate.

Concludendo

Questa vicenda ci ricorda che il confine tra moderazione e censura è fragile, e spesso viene manipolato ad arte. Ma soprattutto ci mostra quanto, in una guerra d’informazione come quella in cui stiamo vivendo – anche se a quanto pare pochi ancora se ne sono accorti – gli interessi possano arrivare a scontrarsi. Nel caso specifico vediamo gli interessi dei governi che temono campagne di manipolazione, quelli di una piattaforma che ci tiene a rivendicare la propria indipendenza, e infine quelli del Cremlino che sfrutta ogni possibile spiraglio per aumentare la propria influenza.

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