Ebola, aggiornamento 6/10/2014

PA 6 Ott 2014
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EBOLA-61014
Buongiorno.
Eccoci a un nuovo aggiornamento sulla questione Ebola. L’epidemia continua e si è arrivati al primo caso di infezione diagnosticata negli Usa, come si è visto nei giorni scorsi. Osservando l’evoluzione della situazione, si può osservare come il CDC e i servizi sanitari locali stiano reagendo a questa emergenza per correggere gli errori commessi.
Ricapitoliamo: attualmente un uomo di origini liberiane ha contratto il virus dell’Ebola dopo aver trascorso un po’ di tempo nel suo paese di origine. Il paziente è in isolamento presso il Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas e versa oggi in condizioni critiche. Sono state mosse numerose critiche all’ospedale e ai suoi medici: il paziente si è presentato una prima volta in pronto soccorso, poi è stato dimesso dopo poco tempo, nonostante avesse dichiarato di provenire dalla Liberia. Inoltre, la casa dove l’uomo è stato nei giorni in cui si è manifestata la patologia è stata disinfettata solo 4 giorni dopo la conferma dell’infezione.
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Insomma sono stati commessi alcuni errori molto gravi. Ciò nonostante il paziente è stato isolato e tutte le persone entrate in contatto con lui nella fase di contagio, principalmente i suoi famigliari sono ora sotto stretto controllo medico. Da questo episodio si deve imparare a non sottostimare l’anamnesi dei pazienti e di conferire gli strumenti e il tempo ai medici di poter analizzare con attenzione casi all’apparenza semplici come questo.
Rimanendo sempre agli Stati Uniti, un altro caso sospetto di Ebola a Washington è risultato poi negativo, così come un paziente proveniente da un volo da Bruxelles e diretto a Newark. In Europa attualmente tutti i casi di Ebola riguardano pazienti che hanno contratto il virus in Africa. Sono stati trasportati in strutture specializzate per controllare la loro sintomatologia.
L’epidemia quindi attualmente non rappresenta un reale problema per i paesi sviluppati: prova ne è il contenimento efficace verificatosi con il caso apparso negli Stati Uniti.
La situazione resta gravissima nei paesi dell’Africa Subsahariana. I casi continuano ad aumentare e con essi i decessi. Al momento, i paesi colpiti sono stati 6 ma sono necessarie delle distinzioni.
La Liberia, la Sierra Leone e la Guinea sono considerati paesi in cui l’epidemia è attiva e la situazione critica. Al 4 di ottobre il CDC e la WHO contano 7470 casi tra i tre paesi, con un totale di 4087 decessi. Come discusso nel precedente articolo, questi valori devono essere moltiplicati per un fattore 2.5 così da ottenere un dato più aderente alla realtà.
Per quando riguarda la Nigeria, questo paese è considerato a basso rischio con un piccolo focolaio di appena 20 persone infette e 8 casi di decessi. Dalla fine di Agosto non sono stati registrati nuovi casi di infezione.
Il Senegal e gli USA appaiono nella lista con un solo caso. Si parla di viaggiatori che avevano contratto l’Ebola in Liberia e ne avevano manifestato i sintomi in questi paesi. Non sono quindi attualmente a rischio di epidemia.
vaccino
Come si può osservare in Africa la situazione è ancora molto grave, nonostante i mezzi e i soldi investiti negli ultimi mesi. Ma c’è una buona notizia proveniente dall’Italia: presso l’IRBM Science Park a Pomezia la Okairos, proprietà della GlaxoSmithKline, ha da poco completato i test su animale per lo sviluppo di un vaccino anti–Ebola, ceppo Zaire; il vaccino è in grado di conferire una immunità per un periodo di almeno 10 mesi. I test su primati hanno dimostrato una protezione contro l’infezione nel 99% e attualmente 10000 dosi sono state inviate al WHO per vaccinare il personale medico e le persone nelle zone ad alto rischio, fra cui Liberia e Sierra Leone.
La produzione del vaccino verrà presto avviata in massa, con l’obiettivo di almeno 1 milione di dosi disponibili per i primi mesi del 2015.
Dopo lo Zmapp si affaccia ora la possibilità di un vaccino. Questa carta potrebbe rappresentare la svolta necessaria per bloccare l’epidemia; i tempi burocratici per l’approvazione alla messa in commercio di questo medicinale sono stati accelerati di conseguenza. Tutto ciò nel rispetto dei tempi necessari agli studi scientifici sulla funzionalità e sui danni collaterali.
Il discorso sui vaccini e la loro efficacia è lungo e non è questo il luogo per affrontarlo. Questa potrebbe essere, si spera, un’altra grande vittoria per la medicina moderna ottenuta con un mezzo a basso costo e con pochissime complicanze.
 
PA

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