Fuffa 2.0: quando la fuffa non è il prodotto, ma la pubblicità esca al giornalettismo spazzatura condividi-e-getta.

Leggendo un articolo sul sito ufficiale di un quotidiano italiano, mi sono imbattuto in questa pubblicità sponsorizzata

Ladri d’auto stanno andando ad odiare questo piccolo dispositivo

Questo è il classico testo di una pubblicità fuffa. Per più di un motivo:

  1. Innanzitutto la costruzione delle frasi non è tipicamente italiana ma di derivazione inglese, dove “are going to” si usa anche per una intenzione futura che però da noi dovrebbe essere tradotto come “I ladri d’auto odieranno questo piccolo dispositivo”. Inoltre la mancanza dell’articolo plurale “I” riferito ai ladri, è un’ulteriore prova di una traduzione forse addirittura fatta automaticamente tramite qualche sito internet. E già questo dovrebbe farci storcere il naso.
  2. Poi il titolo, sparato (e come poteva mancare), eclatante ma misterioso, che stimola la voglia di leggere, quindi cliccare, in modo istintivo, facendo leva solo sulla curiosità più superficiale e materiale senza nessun altro fondamento. Un titolo serio vi avrebbe preannunciato con poche e semplici parole di cosa si tratta. Quando invece ve lo tengono nascosto, si tratta di fuffa. Cambiate quindi pagina e state lontano da questi adescamenti.

Noi invece abbiamo cliccato, presagendo la fuffa e quindi materiale per un bell’articolo, ma allo stesso tempo consci di donare l’obolo dello sponsor al sito gadgetfan .com. Tuttavia questo nostro click rappresenterà il click meno remunerativo, sia perché non saremo teneri con le critiche ma anche perchè il nostro AdBlock attivato blocca la pubblicità. Sono problemi dello sponsor: se vuole pubblicizzare prodotti fuffa, che faccia pure, ma l’utente ha il diritto di cautelarsi come meglio può.

Ecco qua: pare che esista un dispositivo che tenga traccia della tua auto: te la rubano? Tu la ritrovi con il telefonino. Facile, no?

Dice: “Ma gli antifurto satellitari esistevano già.”

Sì, ma questo apparecchietto grande come un bottone costa circa 30 euro, come sottolinea l’articolo stesso:

Il nuovo metodo di tracciamento adatto ad ogni budget.

Hai smarrito la tua auto e non ricordi dove hai parcheggiato? Succede anche ai migliori: vagare senza meta attraverso i parcheggi, premendo il pulsante del telecomando sul portachiavi per fare illuminare le luci dell’auto.  Non hai bisogno di un qualche costoso transponder radio per tenere d’occhio la tua auto. Effettuare l’uplinking della tua quattro ruote verso il grande occhio nel cielo senza svuotare il conto in banca, è più semplice di quanto pensi. Le unità GPS Standalone e le unità di triangolazione radio possono costare centinaia di euro. Senza contare le tariffe d’installazione e i costi (frequentemente considerevoli) di attivazione e mensili associati a qualsiasi servizio tu scelga. Per la maggior parte di noi, non ne vale la pena. La buona notizia è che alcuni dei problemi più grandi della vita sembrano destinati a scomparire grazie alla nuova tecnologia. Se ti dimentichi spesso dove hai parcheggiato l’auto, c’è un piccolo gadget e una app che potrebbero proprio fare al caso tuo.

Di cosa si tratta?

Si tratta di Trackr, un dispositivo piccolo e discreto grande quanto una moneta che sta rivoluzionando il mercato.

Ma… Come funziona?

Molto semplice! Ci vogliono meno di cinque minuti per renderlo operativo. Devi semplicemente accopiarlo con il tuo smartphone e scaricare l’applicazione gratuita la quale ti consentirà di localizzarlo in ogni momento.

Una volta fatto ciò, devi soltanto agganciarlo al tuo portachiavi, oppure nel tuo portafoglio o su qualsiasi oggetto desideri poter localizzare sempre. In questo caso dovrai soltanto nasconderlo nella tua auto. Ora tutto quel che devi fare è aprire l’applicazione sul tuo cellulare e vedrai la posizione del tuo dispositivo sulla mappa. Se smarrisci l’auto, basta selezionare “trova dispositivo” e tu riceverai le coordinate della nuova posizione. Con Tracker potrai localizzare la tua auto in ogni momento. Nel seguente video hai la possibilità di vederlo in azione [segue video]

Quanto mi costa?

Probabilmente stai pensando che questo dispositivo sarà molto costoso… ma non è così. Questa è la parte migliore, puoi acquistarne uno a pochissimo, il prezzo è di circa € 29. Non male considerando che può portarti la tranquillità assoluta.

Come acquistare?

Molto semplice, puoi acquistarlo dal sito web.

AGGIORNAMENTO

Ora puoi acquistare 2 unità e riceverne 1 gratis. L’offerta scade la domenica 18 dicembre 2016

Altre funzioni

Ti capita spesso di dimenticare il portafoglio? Dimentichi dove hai lasciato le chiavi? O vuoi impedire che il tuo animale domestico scappi via? Con Trackr puoi tenere traccia anche dei tuoi effetti personali, basta semplicemente collegarlo a qualsiasi cosa consideri importante per te o facile da smarrire, poi lo colleghi al tuo Smartphone (con l’applicazione Trackr) e troverai quello che hai perso, semplicissimo!

Quindi, a quanto leggiamo, siamo in presenza di un dispositivo che trasmette la posizione dell’auto (o dell’oggetto, o del cane) e tramite l’app scaricabile sul telefonino è possibile tracciarla. Il tutto con 29 euro: fantastico!

Ma siamo proprio sicuri?

Oramai ci conoscete. Lo ripeteremo sino alla noia: non ci fidiamo di nessuno, nemmeno della mamma, e proprio come ci ha insegnato San Tommaso, vogliamo mettere il naso dappertutto, anche nel Trackr. E per questo siamo andati a fare una visitina al sito: vediamo un po’ cosa ci dice.Con Tracker potrai localizzare la tua auto in ogni momento

Il sito originale non è in italiano e questo potrebbe spiegare il sistema di pubblicità “urlata” in lingua originale inglese, tradotta poi automaticamente come abbiamo visto all’inizio di questo articolo. Il testo, parzialmente in italiano (al contrario della grafica) potrebbe essere frutto di uno script che sfrutta l’indirizzo IP dell’utente: vedendo che siamo localizzati in Italia ci scrive (parzialmente) in italiano.

Tuttavia l’articolo del quale ci stiamo occupando ci manda su un’altra pagina, più italiana (anche se non completamente), sempre comunque facente capo alla casa produttrice e dove, nella sostanza, si dicono più o meno le stesse cose dette sulla pagina originale .com.

Stanco di perdere le chiavi, il portafoglio o il telefono? Aggancia il TrackR bravo delle dimensioni di una moneta a qualsiasi oggetto e utilizza l’app TrackR per localizzarlo in pochi secondi. Fai suonare l’oggetto che hai smarrito attorno a casa oppure ricevi notifiche se ti dimentichi le cose in giro.
 Strano! A parte il fatto che anche qua si vedono i segnali di un traduttore automatico (che traduce “good” in “bravo” anziché in “bene” inteso come “prodotto/oggetto/dispositivo”), si punta tutto sul ritrovamento di piccoli oggetti quotidiani di uso casalingo come il cellulare, il portafoglio o le chiavi, e non si parla di rintracciare un’auto rubata o smarrita (ma… smarrire un’auto non è un po’ da tonti? O da ubriachi?).

Tra le caratteristiche che il sito elenca di Trackr ci sono:

  1. Indicatore di distanza, cioè ti dice quanto c’è tra te e l’oggetto smarrito.
  2. Indicatore sonoro: tu premi (presumibilmente sull’app del cellulare) e l’oggetto suona.
  3. Può far squillare il tuo cellulare: premi il pulsante del Trackr agganciato al tuo telefono smarrito.
  4. Può essere condiviso con altri familiari.
  5. Può notificarti di ricordarti di prendere con te il cellulare.
  6. Se hai smarrito qualcosa, la rete di tracciamento di TrackR ti aiuterà a ritrovarlo. Quando un utente TrackR si trova nelle vicinanze dell’oggetto da te smarrito ricevi un aggiornamento GPS.

Ecco, il punto 6 è fondamentale e chi di voi è più tecnico avrà già capito l’inghippo. Per gli altri spendiamo ancora due paroline.

Un sistema GPS antifurto satellitare, se non messo fuori portata come sotto le gallerie o nei garage sotterranei, trasmette la posizione al satellite che a sua volta è collegato a opportuno software: morale, tu vedi l’auto sulla mappa. Ma se il trasmettitore satellitare in auto non è tale, ovviamente non trasmette al satellite. Il Trackr non è un trasmettitore satellitare e loro stessi lo tra le righe lo dicono: “La rete di tracciamento di TrackR ti aiuterà a ritrovare l’oggetto: quando un utente TrackR si trova nelle vicinanze dell’oggetto da te smarrito ricevi un aggiornamento GPS.”

Ovvero Trackr può trasmettere un segnale solo agganciandosi a un altro Trackr che passa casualmente nel suo raggio d’azione. Se fosse un trasmettitore satellitare non servirebbero altri utenti nei paraggi a captarne il segnale, poiché questo sarebbe indirizzato al satellite. Quindi se ne deduce che se nessun utente Trackr passa vicino alla tua auto rubata, col fischio che la ritrovi.

Ecco perché il sito punta prevalentemente sul ritrovamento di piccoli oggetti casalinghi: perché si presuppone che la distanza che vi separa sia di qualche metro, al massimo qualche decina, ovvero la reale portata del debole trasmettitore dentro il Trackr.

Capito? Se vi rubano l’auto col Trackr dentro, dovete sperare che qualche altro utente Trackr gli passi vicino. Senza poi contare un particolare determinante: la vostra ricerca dell’auto rimane memorizzata nel sistema? Se sì, allora si dovrà attendere l’utente che casualmente transiti nei paraggi. Ma se la risposta fosse no, dovete sperare non nella fortuna ma nella doppia fortuna, cioè che proprio mentre state facendo la vostra ricerca, l’utente transiti vicino alla vostra auto. Se passasse il giorno dopo mentre voi non state cercando, non succederebbe nulla. In tal caso quindi dovreste restare permanentemente collegati. Collegati e speranzosi.

Morale della favola

Alla luce di queste considerazioni, come vogliamo etichettare chi ci promette un prodotto che “sarà odiato dai ladri d’auto” salvo poi essere tutta altra cosa rispetto a un antifurto? Che poi lo si possa usare anche per rintracciare l’auto può essere, ma con tutti i limiti che abbiamo visto.

E badate bene, in questo articolo non si vuole criticare il prodotto, perchè sul sito è descritto correttamente e per questo pensiamo che svolga davvero le funzioni reclamizzate. La nostra critica va piuttosto a chi attrae la nostra attenzione con titoli del cavolo (dove cavolo è una parola molto convenzionale che ha in comune le prime due lettere con volgarità ben peggiori) linkati ad articoli malfatti e lontani dagli usi reali del dispositivo proposto. Titoli che puntano tutto sul sensazionalismo spazzatura, confezionato di proposito per il condividi-e-getta da social network.

È così che i giornalettisti guadagnano.

Si è partiti con una pubblicità “antifurto” per poi passare a un articolo di pseudogiornalismo impostato sullo smarrimento dell’auto (e lo ripetiamo: se perdi l’auto e sei sobrio, forse forse sei un po’… fesso?) per finire con un onesto prodotto rintraccia-oggetti.

Nei primi anni ’80 questi dispositivi esistevano, già ma non c’erano i cellulari e i GPS come oggi: erano scatolette grandi circa come uno Zippo che potevi tenere come portachiavi: tu fischiavi e quella… rispondeva con un triplo bip. Ovviamente mai nessuno la spacciò per antifurto, forse perché non c’era Facebook per condividere ogni cazzata.

Accertato che se perdi l’auto da sobrio sei alquanto fessacchiotto, forse forse l’articolo è fatto su misura per te, cioè per i fessi che condividono senza andare a verificare.

Eh sì, ve lo dovete mettere in testa anche voi fessi: in rete non ci si deve fidare di nessuno senza prima andare a ficcare il naso nei fatti.

Avete capito?

Bene! Allora che San Tommaso sia con voi e con i vostri smartphone!

Lola Fox

Nota: a seguito della pubblicazione anticipata dell’articolo rispetto alla regolare programmazione, nella fretta dettata dai tempi contenuti, è stata scelta una immagine che supportasse la battuta, pur se non riconducibile a San Tommaso Didimo (Apostolo). Impossibilitati per ovvie ragioni a sostituirla, ringraziamo tutti gli attenti lettori che prontamente ce lo hanno segnalato.

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