Genetista CNR contro i vaccini

maicolengel butac 17 Lug 2017
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Purtroppo dobbiamo occuparci un’altra volta del blog Medicina a piccole dosi, visto l’articolo che qualche giorno fa hanno pubblicato sui vaccini.

Pietro Perrino, genetista CNR “Non sono state le vaccinazioni di massa a salvarci dalle malattie infettive, ma le condizioni igieniche e l’uso di acqua potabile.”

Non ci vorrà molto oggi, perché l’affermazione fatta da Perrino rientra tra le storie che circolano sui vaccini di cui BUTAC si è giù occupato in passato. Vediamo di fare una passeggiata sul viale dei ricordi. Scrivevo nel 2013, in relazione alla diceria che il morbillo sia diminuito per merito della maggiore igiene, leggenda urbana che gira da tempo evidentemente:

Non mi sembra che i bagni di casa e le condizioni igienico sanitarie siano così drasticamente variate dal 1963 ad oggi, si forse laviamo la frutta di più, forse usiamo precauzioni diverse, ma sono modifiche minime, non così impattanti: quel crollo nei casi di morbillo è chiaramente dato dall’introduzione del vaccino.

Measles cases reported in the United States, 1944-2007, represented as thousands of cases per year vs. year, with an inset 1983-2007 as cases vs. year. Data are from the US Centers for Disease Control. Cases 1944-1983

Negli anni 60 e 70 in Italia, paese che era già industrializzato e con regole sanitarie valide morivano per morbillo circa 180 bambini all’anno, non grandi numeri, ma pur sempre 180 bimbi che oggi hanno una chance in più, la tabella qui sotto viene da questo PDF dell’Unicef coi dati raccolti dall’ISTAT:
Manca il dato di quanti fossero i nati nel 1961, ma diciamo fossero come negli anni 60 (circa 900 mila bimbi nati all’anno) ne morivano 0,2 ogni mille, quindi  180 bambini, nel 2008 erano zero, così come zero sono oggi. Merito di condizioni igieniche migliori ? Non credo come dimostrano i due bei grafici americani e inglesi di cui sopra, l’introduzione dei vaccini è stata la causa scatenante di quel crollo nella mortalità da morbillo. I siti che pubblicano altri dati non so quali fonti ufficiali abbiano, le mie vengono da Organizzazione Mondiale della sanità, Unicef , Ministero della sanità ed ISTAT.
Non era una dimostrazione che necessitasse di grande lavoro, senza bisogno di lavorare al CNR ero riuscito a pescare i dati da solo, senza grande fatica. Ma allora come mai un genetista che sostiene di occuparsi a tempo pieno di salute non ne fa cenno? In tutta la “lettera aperta” che viene pubblicata su Medicina a piccole dosi non c’è un singolo dato scientifico, ma tante inutili parole che non dicono nulla che in maniera seria supporti la tesi che sia stata l’igiene e non i vaccini a salvarci dalle malattie infettive.

Ma chi è questo Dott. Perrino?

Non siamo di fronte ad un eminente virologo, sì è vero che è un genetista ma laureato in Scienze Agrarie, non in Medicina. Il Prof. Lo Palco sulla sua bacheca Facebook commentava le dichiarazioni di Perrino così:
Non parlo di cose che non conosco. Io seguo fermamente questa regola di vita. In questi ultimi mesi a parlare di vaccini ci si è messo chiunque. Nutrizionisti, laureati in nano-farmacia, cantanti, (ovviamente) politici. Recentemente vedo girare un post che è molto ambiguo in quanto viene spacciato come l’opinione di un Genetista del CNR, inducendo pertanto l’errore che possa trattarsi di un medico genetista. Il soggetto in questione è un genetista, sÌ, ma laureato in scienze agrarie. In pratica è come se io scrivessi una lettera al Ministro dell’Agricoltura per criticare il loro piano di lotta alla peronospora. Amen

Xylella

Io purtroppo a differenza del Prof. Lo Palco ho scelto un hobby che mi porta spesso ad esprimermi su argomenti che non conosco, cerco di farlo sempre con in testa una sola cosa: le fonti e la corretta informazione, conscio però che se sbaglio è sempre colpa mia. Ma in questo impicciarmi di cose che non rientrano nelle mie competenze avevo già incontrato il Dott. Perrino, ai tempi delle dispute sulla Xylella.

Perrino è quello che in una lettera aperta a Vendola nel 2015 sosteneva che:

la soluzione del problema non sta nello sradicamento degli ulivi né nell’accanirsi contro eventuali patogeni, ma nel ripristino di un’agricoltura a basso impatto ambientale, suggerito dai salentini più avveduti e che hanno tutto il diritto di essere ascoltati, anche perché sono loro che vivono in empatia con le piante di ulivo. Senza nulla togliere a burocrati e accademici, i legami che loro hanno con il territorio e gli ulivi sono meno forti e quindi meno indicati a suggerire la giusta terapia.

Io non vorrei fare tristi paragoni, ma suona tanto come quelli che dicono che le mamme sono le uniche titolate a curare i figli in quanto mamme, i medici non possono capire in quanto non emotivamente coinvolti. Perrino aveva torto nel 2015, e oggi direi faccia solo disinformazione, peccato vedere il solito studente di medicina continuare nella strada del condividere roba che non ha a nulla a che vedere con la medicina e la scienza ma solo con la fuffa.
Non credo sia necessario aggiungere altro.
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