Grazie a FACTA oggi facciamo davvero poca fatica. Sui social, nelle ultime ore, in tanti ci avete segnalato che sta tornando a girare uno screenshot che in origine era stato messo in circolazione a maggio.

Oggi gira su tante bacheche, e dal 3 luglio ce lo state segnalando a ripetizione. Nell’immagine si vede una fila di sacchi neri che sembrano contenere cadaveri e qualcuno che ne sta trasportando uno con una sola mano. I commenti ve li lascio immaginare, tutti a sostenere che questa è la prova provata che la pandemia è una farsa. Ma in realtà, come appunto aveva già spiegato FACTA:

La foto è stata scattata il 27 maggio 2020 a Miami, in Florida, durante una protesta in cui decine di manifestanti hanno predisposto davanti al monumento “The Torch of Friendship” una serie di sacchi neri a simboleggiare le morti legate a Covid-19 per ricordarle e per protestare contro la risposta del governo, ritenuta non adeguata, alla disoccupazione causata dalla pandemia.

La foto circola, probabilmente, soprattutto su social network come Whatsapp e Telegram, nei messaggi privati e di gruppo, per evitare di essere il più possibile intercettata dagli algoritmi di Facebook. Chi la sta facendo circolare sono due categorie di persone: i profili fasulli, creati apposta per veicolare questo genere d’informazione, e i profili di soggetti altamente suggestionabili, quelli che purtroppo, senza un serio intervento educativo, mai e poi mai capiranno di venire costantemente presi per il sedere.

Purtroppo non ci sono molti modi per ovviare al problema, senza campagne massicce che aiutino a capire il problema information disorder non se ne esce. In sette anni di blog abbiamo avuto contatti con svariati esponenti politici, da ogni lato. Se credete che ci sia vero interesse nel contrastare la disinformazione vi sbagliate assai. C’è interesse a contrastare quell’informazione distorta che attacca il partito del cuore, o lo scienziato a cui teniamo tanto. Ma appena la disinformazione può essere utile a portare avanti il nostro progetto allora tutto cambia, e qualche piccola bugia ogni tanto diventa utile allo scopo.

Basta vedere il profilo da cui partiva FACTA per trattare la notizia a inizio giugno 2020: la foto, pur oscurata dall’avvertimento di Facebook, è ancora salda al suo posto, senza che l’autrice del post si sia sentita in dovere di rimuoverla. Agli avvelenatori dei pozzi non interessa quando sono scoperti, l’importante è che il messaggio sia circolato il più possibile. Al massimo rischiano la rimozione del post. Che gliene frega?

Non credo si possa aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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