I dati sulle false violenze sessuali, le assicurazioni antistupro e il pessimo giornalismo

Redazione Butac 11 Set 2017
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In queste settimane il giornalismo italiano ha toccato il fondo del barile e ha anche preso a scavare. Con Rimini, quando un giornalista di Libero ha preso per il motore di ricerca di Youporn la prima pagina di uno dei quotidiani più letti d’Italia. Con Firenze, in qualsiasi modo possibile. Delle vittime non importa nulla a nessuno, come al solito. L’importante è sbattere le proprie fantasie sessuali in prima pagina o trovare modi fantasiosi antiquerela per chiamare tr…. “donne di facili costumi” (ci leggono anche alle scuole medie ndr) e bugiarde le due studentesse americane.
Quello che è successo è grave. Non parlo solo della violenza in sé, ma parlo soprattutto del comportamento di alcuni giornalisti, che citerò ove possibile per nome. Il linguaggio è importante e un giornalista professionista dovrebbe saperlo. Dovrebbe aver a cuore il riportare (al di là dell’orientamento politico) i fatti come sono avvenuti, dovrebbe fare il passo in più e fare fact-checking PRIMA di pubblicare un articolo. Qui non è accaduto nulla del genere.

Partiamo da una cosa che è passata un po’ in sordina, purtroppo. Purtroppo perché è una di quelle bufale che fanno male, che alimentano la sfiducia nei confronti della giustizia e che portano le vittime di violenza a non denunciare.

Il 90% delle denunce di stupro risulta falso

Molti giornali hanno riportato che “il 90% delle denunce di stupro risulta falso”, numeri a casaccio sul numero di denunce (again, ma il fact-checking?) e abomini del genere. Nel leggere questi articoli, di cui ora vi faccio la walk of shame, ho dovuto trattenere i conati.

Partiamo dal Secolo XIX. Da parte di Grazia Longo, apprendiamo che:

Il Mattino, con un articolo anonimo:

“Circolano dati”. È fare giornalismo questo? O è solo fare disinformazione? A voi l’ardua sentenza.
La Stampa, sempre a firma Grazia Longo:

Eccetera eccetera.
I dati da dove sono stati presi? Qual è la fonte? Chi ha raccolto quei dati? Che metodologia ha utilizzato? Mistero della fede.

Grazia Longo ha risposto a un post di Arianna Ciccone su Facebook così:

Fonte accreditata e attendibile. Again, quale? E soprattutto, perché anonima? Quale fonte più attendibile del Questore ci può essere in questi casi? E soprattutto, se l’intento non era insinuare qualcosa, come mai lo ha scritto? Il Questore (e questo sarebbe ancora più grave!) ha quindi mentito? Quale sarebbe la ragione, se non quella di far passare le ragazze come bugiarde, di un commento del genere? Nessuno, ovviamente.

L’articolo poi è stato aggiornato con queste note:

“Fonte istituzionale attendibile”…

La Questura di Firenze, interpellata da Claudia Fusani, invece, racconta un’altra storia: che le denunce sarebbero una cinquantina e che non vengono fatte distinzioni di nazionalità. Quindi qui qualcuno mente: o l’ISTAT, che non ha aggiornato con i presunti dati, o il Questore, o la fonte anonima: le storie non combaciano, e quella della giornalista, che è l’unica anonima, diventa a ogni ora sempre più imbarazzante e cedevole.
Fra l’altro, cosa viene definito una falsa accusa? Un’assoluzione in terzo grado di giudizio? Una persona che, dopo aver confessato di aver mentito, subisce una condanna per calunnia e falsa testimonianza? Le denunce ritirate dopo essere state presentate? Anche qui niente, non sappiamo cosa costituisce una “falsa accusa”, non sappiamo chi sia la fonte “attendibile” e non abbiamo sotto mano i dati, la metodologia di ricerca, gli autori. Non abbiamo niente.

Qui, se vi interessa, il numero di denunce totali nella città di Firenze nel 2015:

L’articolo di Claudia Fusani tra l’altro spiega la questione delle polizze assicurative per studenti. Sono polizze che chi viaggia all’estero talvolta stipula. Questo perché all’estero le cure mediche o le spese legali di un viaggiatore straniero sono tutte a carico dello stesso, che senza assicurazione, in caso di bisogno, dovrebbe trovarsi a sborsare migliaia di euro seduta stante.
Queste polizze possono anche coprire vari crimini di cui ci si può trovare vittime durante un viaggio, come furti o rapine. Non è niente di fuori dal mondo, o “sospetto”, o una truffa. Se chiunque potesse stipulare un’assicurazione con lo scopo preciso di subire un crimine queste assicurazioni non esisterebbero. È grave pensare che siccome qualcosa per cui mi sono assicurato succede allora io abbia necessariamente truffato l’assicurazione, come però insinuano i giornali.

Io auspico in una presa di posizione da parte dell’Ordine dei Giornalisti e dei direttori dei giornali in questione, e che vengano obbligati a pubblicare le smentite relative a queste notizie del tutto inventate. E anche che si scusino, sia con le vittime sia con i propri lettori. Perché le frecciatine, le insinuazioni, i “se la sono cercata” e i giudizi morali non fanno parte della “cronaca” e non devono trovare posto in questo genere di notizie.

La redazione

Colleghi e giornalisti che si sono occupati bene della questione ci sono stati: tra gli altri David Puente sul suo blog, Next Quotidiano, e anche Giornalettismo. Contiamo che chi ha sbagliato si adegui prima o poi a quello che piccoli siti come anche il nostro si sono abituati a fare, specie con notizie di questa portata: verificare sempre la fonte di qualsiasi affermazione. Se si riportano inesattezze, specie in casi come questi, l’eco della bufala si sparge anche all’estero. Non ci facciamo una bellissima figura.


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