Il libretto da mille lire che vale 50mila euro

Una notizia da fonte ritenuta autorevole che però non fornisce informazione per effettuare verifiche... come già visto altre mille volte

maicolengel butac 18 Mar 2026
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Ogni volta che ci segnalate titoli di questo genere ci domandiamo se chi ha scelto di pubblicare la notizia sia un giovanissimo giornalista che ancora non si è fatto le ossa o se siamo di fronte a redazioni pigre con poca voglia di approfondire.

Tra il 15 e il 16 marzo 2026 svariate testate nazionali hanno riportato questo titolo – ad esempio qui da Open (che ci è stata segnalata da più lettori sorpresi):

Trova mille lire depositate negli anni ’60, ora valgono 50mila euro: la scoperta shock di un 72enne in un vecchio libretto di risparmio

Alcuni hanno già rimosso l’articolo, altri no, ma come potete vedere inizialmente ci erano cascati Corriere, RaiNews e compagnia cantante:

Il meccanismo – Come funziona la truffa mediatica

Lo schema è sempre lo stesso e lo abbiamo già descritto in passato parlando di Giustitalia e associazioni simili. Vale la pena ripeterlo perché evidentemente c’è ancora chi abbocca (e non stiamo parlando solo dei lettori, ma delle redazioni stesse).

Il meccanismo funziona così:

  1. Un’associazione confeziona una storia vagamente incredibile: il nonno, il libretto dimenticato, la scoperta fortunata con abbastanza dettagli da sembrare vera ma nessun elemento verificabile.
  2. La storia viene diffusa attraverso comunicati stampa o contatti diretti con giornalisti, spesso con la promessa di un’esclusiva o di un caso umano pronto all’uso.
  3. Le redazioni pubblicano senza verificare, copiandosi a vicenda in poche ore. Il nome dell’associazione appare in ogni articolo come fonte autorevole.
  4. Il risultato è pubblicità gratuita su scala nazionale per un’entità che nessuno ha mai sentito nominare prima e che, a ben guardare, non ha nessuna credenziale verificabile.

Chi ci guadagna? L’associazione, che accumula visibilità e potenziali clienti. Chi ci perde? I lettori, che vengono disinformati. Le redazioni, che ci rimettono in credibilità. E il giornalismo, in generale.

La Cassa di Risparmio di Trieste che avrebbe emesso il libretto ha chiuso nel 2002. Ma c’è un dettaglio che nessun articolo ha riportato: un libretto bancario su cui non viene effettuata alcuna operazione per dieci anni diventa dormiente, e le somme vengono devolute al Fondo dormienti gestito da Consap. Un libretto degli anni Sessanta è quasi certamente dormiente da decenni. È possibile richiedere il rimborso a Consap, ma entro dieci anni dalla data di devoluzione termine che, nel caso di un libretto degli anni Sessanta, è con ogni probabilità già ampiamente scaduto. E in ogni caso la procedura è completamente gratuita e gestibile autonomamente: non serve pagare nessuna associazione.

L’associazione citata, che noi per scelta non nominiamo, dichiara di esistere da un anno intero, ma il suo dominio risulta registrato in forma anonima a fine 2025, come chiunque può verificare su WhoIsDomainTools. E sul loro sito, ad oggi, non risulta un nome che sia uno di uno de 25 legali che farebbero parte dell’Associazione. Curioso, non trovate?

Concludendo

Non stiamo dicendo che il 72enne non esista o che la storia sia completamente inventata. Stiamo dicendo che l’associazione citata come fonte autorevole è un’entità poco trasparente nata da qualche mese, e che nessuno ha verificato le regole bancarie sulla prescrizione dei libretti di risparmio. Tutte cose che un buon giornalista dovrebbe fare non appena riceve la notizia.

redazione at butac punto it

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