I monopoli magnetici

Paolo Costa 1 Feb 2014
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Non si tratta di una bufala vera e propria, ma dell’ennesimo caso di Traduzione ad mentula canis™.
Negli ultimi due giorni, sta girando la notizia della scoperta dell’esistenza dei monopoli magnetici, ipotizzati dal fisico inglese Paul Dirac nel 1931.

Sia la Repubblica che Il Fatto Quotidiano, riportano i recenti risultati della ricerca dell’Amherst College, ma distorcendoli grossolanamente.
In breve, negli articoli si dice che i ricercatori sono riusciti a creare un monopolo magnetico, ma non sono riusciti ad osservarlo direttamente.
Peccato che sia uno dei più grossi svarioni scientifici che abbia mai letto in vita mia.
Ora vi spiegherò, in termini relativamente semplici, come s’è condotto l’esperimento e quale sia il suo reale significato/risultato.
Ripeto, cercherò di spiegarlo in modo che anche i poco avvezzi alla fisica quantistica possano capirlo, chi vuole una spiegazione più dettagliata può leggersi l’articolo originale su Nature.
I ricercatori hanno raffreddato un milione di atomi di rubidio, in stato gassoso, fino ad una frazione di grado Kelvin sopra lo zero assoluto (1 su 100 miliardesimi). In questo situazione, gli atomi perdono le loro caratteristiche individuali e si organizzano in uno stato chiamato Condensato di Bose-Einstein (BEC), uno stato della materia dove gli effetti quantistici si manifestano su scala macroscopica, non solo microscopica.
In questo esperimento, il BEC è stato usato per simulare l’elettrone di un monopolo magnetico, e la densità degli atomi rappresenta la nuvola di probabilità del suddetto elettrone.
I ricercatori non hanno manipolato il campo magnetico del BEC, ma lo spin magnetico degli atomi di rubidio.
Lo Spin è la grandezza che definisce lo stato quantico di una particella. In questo caso si parla del momento magnetico (non campo magnetico) generato dallo spin degli atomi.
Manipolando lo spin, hanno indotto una specie di “vortice“, in modo da simulare (fate ben attenzione a questa parola) il campo magnetico di un monopolo.
Le equazioni che governano questo particolare BEC sono, essenzialmente, le stesse che governerebbero un monopolo magnetico.
In brevissimo, gli scienziati hanno SIMULATO il comportamento di un monopolo magnetico modificando le proprietà quantistiche di alcuni atomi di rubidio.
Non hanno creato nessuna miracolosa particella, né non sono riusciti ad osservarla. 
Hanno semplicemente trovato un modo di simulare un monopolo, visto che non siamo ancora riusciti a trovarne uno “naturale“.
Citando Steven Bramwell, fisico dell’University College di Londra:

“There’s a mathematical analogy here, a neat and beautiful one. But they’re not magnetic monopoles .”

“C’è un’analogia matematica, una chiara e bellissima. Ma non sono monopoli magnetici.”
Insomma, ancora una volta i giornali italiani ci rendono partecipi delle loro traduzioni, a dir poco, “creative“.
Uso questo termine, dato che è quello più gentile che mi viene in mente.
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