Il libro sulla sharia al Salone del libro di Torino

maicolengel butac 14 Mag 2019
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Leggo sui giornali che sono state chiuse “ben” 23 pagine Facebook che diffondevano fake news. Merito delle denunce fatte da Avaaz. Mi viene da chiedermi quanto ci piaccia farci prendere per i fondelli nel nostro Paese. 23 pagine chiuse sono niente, specie quando consideriamo che riaprono nel giro di poche ore con nuovi nomi e nuova verginità.

Oggi parliamo di una delle tante che invece è ancora aperta. Gruppo ‘Gnazzzio è il nome di una pagina da circa 130mila follower, che negli anni si è chiamata anche Le sentinelle di Roma e che da tempo diffonde informazioni manipolate se non proprio false.

Il 12 maggio hanno messo in circolo quest’immagine:

Il testo che viene riportato nell’immagine recita:

Al Salone del Libro di Torino viene pubblicizzato il libro sulla Sharia che spiega come sposare bambine, picchiare mogli e uccidere infedeli.

Ma sono cavolate. Cavolate che giocano tutto sul nome Sharjah Book Authority. Che non ha nulla a che vedere con la Sharia. Shajah è il nome di un emirato arabo, che negli anni è diventato capitale culturale degli Emirati Arabi, e per il 2019 è stato nominato dall’UNESCO capitale mondiale del libro. Abbastanza ovvio che abbiano una rappresentanza al Salone di Torino. Senza per questo che presentino libri sulla Sharia.

Ma al Gruppo Gnazzzio non interessa fare informazione, solo indignare, disinformare, parlare alle pance dei propri lettori. Loro come mille altri gruppi social. Mille altri gruppi tutt’ora aperti, che diffondono la stessa fuffa. Nascondendola magari tra ricette bio, consigli per l’orto, recensioni di film. Perché è così che agiscono i veri disinformatori. Prima guadagnano credibilità tramite articoli non polarizzati, poi tra una ricetta e un buongiornissimo caffè distribuiscono la loro fuffa.

A nulla serve censurare. Facebook non può pensare di risolvere il problema così. Se davvero si vuole combattere la disinformazione occorre fare un passo in più, non verso la censura ma verso l’informazione. Hanno i soldi, hanno il controllo delle piattaforme, non sarebbe poi così difficile studiare sistemi che informino gli utenti, sistematicamente, del perché una notizia non è affidabile. Ma è palese che non è una priorità, molto più facile è dare un contentino al grande pubblico, strombazzando la chiusura di pochissime pagine di disinformazione. Pagine che tanto riapriranno con gli stessi admin e con la stessa visibilità in pochissimo tempo.

Deluso da come vedo procedere le cose.
maicolengel at butac punto it
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