Il nativo americano sbeffeggiato

maicolengel butac 21 Gen 2019
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C’è una storia che gira in rete da qualche giorno. Viene dagli Stati Uniti e ha due narrazioni completamente opposte l’una all’altra. Molte testate hanno scelto di riportarne solo una, quella che vede un giovane supporter di Donald Trump sfidare e sbeffeggiare un nativo americano.

In realtà esiste una narrazione opposta che vede il nativo americano andare a “sfidare” il supporter di Donald Trump. È un peccato che le tante testate che hanno riportato la storia abbiano scelto un solo modo di raccontarla.

Sul Giornale titolano:

Usa, studenti sostenitori di Trump deridono un nativo americano

Che riporta:

…un gruppo di studenti della Covington Catholic High School di Park Hills, del Kentucky, e sostenitori del presidente Donald Trump, hanno sbeffeggiato, con le sole espressioni del volto, Nathan Phillips.

Ma andando a cercare i tanti video dell’evento appare abbastanza chiaro come la storia sia carente di informazioni. Si sfrutta lo stesso video che è diventato virale sul web, senza fare in alcuna maniera chiarezza.

Vediamo di capirci, gli studenti della Covington Catholic High School Church erano a Washington per la March for life, uno degli eventi organizzati dagli antiabortisti (molto attivi negli Stati Uniti). In pratica i ragazzi erano a Washington per portare avanti la battaglia contro l’aborto (cosa su cui mi spiace ma non mi troverete mai d’accordo, poter interrompere una gravidanza deve essere un diritto per le donne di tutto il mondo secondo la mia personale opinione, ma è la mia personale opinione).

Mentre si trovavano sui gradini di fronte al memoriale di Abraham Lincoln hanno cominciato a fare vari cori (tra le testimonianze si parla anche di un coro che avrebbe intonato Build the wall, ma di questo non si trova traccia nei tanti video che ho trovato in rete). Si tratta di canti (a quanto riferiscono i ragazzi) della loro scuola, canti legati a una tradizione fortemente cattolica. Ma dei canti dei ragazzi pochi parlano, si ripete più volte che si è sentito dire Build the wall (costruisci il muro), ma onestamente nei video che ho visto questa frase non l’ho sentita.

 

Di fronte ai ragazzi, a qualche metro di distanza c’erano quattro manifestanti di altro genere, quattro neri che manifestavano proprio contro Donald Trump. Nathan Phillips, veterano del Vietnam e nativo americano, era a sua volta presente con altri nativi americani. Arrivato di fronte alla scalinata con un tamburo ha iniziato a procedere verso i ragazzi che cantavano sulla scalinata, fino a che si è trovato faccia a faccia con il ragazzo che si vede nei vari servizi che raccontano la storia.

Non è successo nulla, solo una sfida di sguardi. Ma sostenere che sia stato il ragazzo a cominciarla è un errore. Basta cercare i video in rete e non fermarsi a quello che mostra solo la fase più intensa per rendersi conto che è Phillips ad avere avvicinato i ragazzi, continuando a battere sul suo tamburo.

Sia chiaro, se si ascolta con attenzione si sente uno dei ragazzi invitare i nativi americani a tornare a casa propria, dimostrando così di non avere compreso molto della storia del suo Paese. Ma questo non mette in automatico dalla parte del torto i giovani sostenitori di Donald Trump. Nei tanti racconti che ho letto sulla vicenda parlano di momenti di grande tensione, Phillips dice che ha avuto paura per la sua incolumità e quella dei quattro neri che manifestavano. Ma guardando altri video questa tensione pericolosa non è così lampante, ci sono dei giovanissimi, che sicuramente prendono in parte in giro i canti dei nativi. Ma sono i nativi stessi ad essergli andati sotto al naso, come per provocarli.

La cosa un filo fastidiosa è vedere un video dove i quattro neri che protestano contro Trump lo accusano di essere un uomo dagli scarsi valori, visto che avrebbe baciato Rudy Giuliani e quindi sarebbe un gay. Lo dicono con disprezzo al punto che si sentono alcuni ragazzi (ma non è chiaro se facciano parte della scuola cattolica, mi pare un filo difficile da credere) intervenire dicendo che i gay sono persone come gli altri. Già questo scambio di battute per me rende entrambe le proteste nulle. Non concordo con chi usa la carta “gay” per denigrare qualcun altro, ma non approvo neppure chi è contrario all’aborto.

Ma di tutte queste cose pochissimi giornali hanno parlato. Tutti hanno preso in considerazione solo la testimonianza dei nativi americani, senza minimamente fare fact-checking, senza cercare altre fonti. Un classico caso de il nemico del mio nemico è mio amico. Se è contro Trump e dimostra quanto siano cafoni e violenti i suoi sostenitori non serve fare fact-checking, porta acqua al mio mulino, questo devono aver pensato i tanti giornalisti che ne hanno parlato.

Non vi sto dicendo che le cose sono bianche e non nere, ma che forse anche le sfumature di grigio devono essere qualche volta analizzate. Basare le nostre opinioni su pregiudizi è assolutamente errato.

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