In tanti mi state segnalando un post che ha cominciato a circolare sui social in questi giorni.

Traditori – l’ANPI fa rimuovere la targa in memoria di Quattrocchi

L’immagine è condivisa su svariate bacheche, gira con testi diversi, quello che mi avete segnalato è il seguente:

Ma come è possibile!!!
L’ANPI ha chiesto e ottenuto la rimozione della targa in memoria di Fabrizio Quattrocchi, assassinato in Iraq al grido “vi faccio vedere come muore un Italiano”.
ANPI non ha rispetto né per i morti né per la memoria dei nostri patrioti. Che schifo!

Ma le cose stanno davvero così? Vediamo di fare un po’ di chiarezza. La targa andava posta su un ponte genovese che fino ad oggi era chiamato Ponte Firpo, per ricordare il partigiano detto Attila. Il cambio di nome era stato approvato dal Comune e dall’Ufficio Toponomastica, ma proprio qualche giorno prima dell’inaugurazione della targa sul ponte la sorella di Filippo Quattrocchi ha scritto una lunga lettera pubblicata da tante testate locali, ve la riporto per intero:

Lettera aperta ai concittadini della città di Genova e della Liguria. Ho saputo della targa dedicata a mio fratello Fabrizio nel pomeriggio del 22 Novembre, su mia esplicita richiesta mi era stato riferito che la mozione era stata approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale e che il ponte non avesse alcuna denominazione precedente. Premetto che la mia famiglia non ha chiesto riconoscimenti alle autorità politiche ed alla città di Genova e che anzi alle varie proposte succedutesi in questi anni, abbiamo posto un cortese rifiuto onde tutelare un dolore che riteniamo privato ed evitare le polemiche e contestazioni che, nostro malgrado, abbiamo subito in passato e continuiamo a subire ancora oggi. Ho partecipato a moltissime manifestazioni in questi anni, in diverse città e paesi d’Italia che hanno deciso spontaneamente di dedicare alla memoria di mio fratello onorificenze di varia natura: premi sportivi, letterari, monumenti, vie, piazze, giardini e molto altro. Ho presenziato con gioia, accolta in un’atmosfera calorosa e di festa. Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta tutte le persone che in questi lunghi 16 anni ci hanno mostrato vicinanza, conforto e dato la forza di andare avanti, persone che hanno conosciuto Fabrizio per la sua profonda umanità e compassione per il
prossimo, specie se in difficoltà o indifeso. Fabrizio è stato ucciso dagli uomini dell’Isis mentre stava svolgendo il suo lavoro presso un’agenzia di sicurezza, proteggendo altre persone. Alla luce di tutto ciò io e la mia famiglia non desideriamo che il ponte venga titolato a Fabrizio poiché si prospetta sin dalla sua origine come fonte di sofferenza e contrasti non voluti sia per noi che per la famiglia Firpo. Solo ieri sera ho appreso con sofferenza e disagio di questa situazione preesistente di cui la mia famiglia non era a conoscenza. Sono molto dispiaciuta, tuttavia non posso che sostenere a gran voce il desiderio di tutelare la memoria di Fabrizio, chiedendo di evitare sterili polemiche, fonte di sofferenza. Per queste motivazioni fondanti non sarò presente alla cerimonia di domani, lunedì 2 dicembre. Chiedo al Consiglio Comunale e al sindaco Bucci di riconsiderare la propria posizione, scegliendo eventualmente un altro luogo da dedicare alla memoria di Fabrizio. Ringrazio sentitamente a nome mio e della mia famiglia tutti gli organi competenti e i cittadini della nostra città per il loro supporto e la loro vicinanza. Graziella Quattrocchi.

Dopo la lettera della sorella di Quattrocchi e della famiglia di Firpo il Comune ha pubblicato questo comunicato sulle testate locali:

In merito alla intitolazione di un ponte della Valbisagno (attualmente senza nome) alla memoria di Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d’oro al Valore civile della Repubblica italiana, il Sindaco su invito della famiglia Quattrocchi – che non avrebbe gradito alcuna cerimonia divisiva per la popolazione genovese – ha deciso di sospendere la manifestazione prevista per il 2 dicembre. La scelta di intitolare quel ponte a Fabrizio Quattrocchi era stata presa dalla commissione toponomastica del Comune di Genova dopo l’approvazione di mozione del Consiglio comunale. Con il consenso della famiglia, la commissione toponomastica provvederà a trovare un luogo più consono a ricordare la figura di una Medaglia d’oro al valore civile di cui Genova è giustamente orgogliosa.

Ma le parole della sorella di Quattrocchi e il comunicato del Comune non sono evidentemente bastate ai membri di Azione Frontale, gruppo di attivisti di destra, che nella notte, secondo quanto riporta TeleNord, ha comunque scelto di scoprire la targa commemorativa, successivamente rimossa.

Il problema è che sia Comune che la famiglia di Quattrocchi avevano appunto deciso di non cambiare la denominazione del Ponte Firpo, decidendo di attendere un’altra posizione, non già precedentemente “battezzata”, per ricordare Quattrocchi. Certo che l’ANPI ha spinto per evitare che Ponte Firpo cambiasse denominazione (in realtà viene chiamato così, ma è la piazzetta su una delle sponde a essere intitolata ad Attilio Firpo) ma l’ha fatto non per evitare che venga dedicata a Quattrocchi una targa, ma per evitare che la commemorazione dell’uno non sia a discapito dell’altro. I simboli servono a mantenere memoria e attenzione, rimuovere un simbolo per metterne un altro può rischiare di far perdere la memoria del primo.

Sostenere, come ha fatto Il Giornale, che le colpe di queste scelte siano solo dell’ANPI, senza spiegare con attenzione le cose, è contribuire all’avvelenamento del pozzo, e non rispettare loro per primi la memoria di Quattrocchi e i desideri della sua famiglia.

Lo sfregio dell’ANPI a Quattrocchi: “Il ponte non sia intitolato a lui”

Non c’è uno sfregio, l’ANPI ha difeso la memoria di un partigiano, senza porre veti sul dedicare qualcosa a Quattrocchi, basta che non sia un luogo che finora era dedicato a un altro di cui è importante conservare memoria. La famiglia ha spinto perché si andasse in questa direzione, proprio per evitare polemiche e strumentalizzazioni. Ma a Il Giornale evidentemente la cosa non va bene.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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