Diverse sono le affermazioni, non supportate da evidenze scientifiche, che l’attuale Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi (ONB), Vincenzo D’Anna, e il sito ufficiale dell’Ordine hanno diffuso durante queste settimane di emergenza dovuta al virus SARS-CoV-2.

Cosa è stato detto questa volta?

Tanti, troppi concetti sbagliati.

Scrive D’Anna in un post Facebook, qui riportato da Il post:

L’equipe del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano ha isolato un nuovo ceppo del Covid-19 detto “italiano”. Ebbene, sembra che tale virus sia domestico e non abbia cioè alcunché da spartire con quello cinese proveniente dai pipistrelli. Un virus padano, per dirla tutta, esistente negli animali allevati nelle terre ultra concimate con fanghi industriali del Nord!!

Esistono evidenze scientifiche a riguardo? No.

A marzo 2020 l’Ordine Nazionale dei Biologi manda ad alcuni iscritti un sondaggio da compilare online. Tra le domande appare questa:

In una recentissima intervista, il presidente dell’Ordine dei Biologi Vincenzo D’Anna ha dichiarato che il nuovo ceppo italiano del Coronavirus, isolato da ricercatori dell’Ospedale Sacco di Milano, è domestico e non avrebbe nulla a che fare con quello cinese. Secondo il Presidente D’Anna, infatti, il contagio proverrebbe da animali, in particolare suini, allevati in Lombardia e nelle terre concimate con fanghi industriali del nord. Lei condivide questa posizione?

Vi riporto le considerazioni fatte dal gruppo social Biologi per la scienza in merito a questa domanda:

Affermare che il virus isolato in Lombardia provenisse da animali e che non avesse nulla a che fare col COVID-19 cinese è semplicemente privo di ogni fondamento, in quanto i dati necessari per una simile affermazione sarebbero quelli del sequenziamento del genoma del patogeno, che non sono ancora disponibili. I genomi dei “coronavirus italiani” al momento sequenziati, giusto per la cronaca, li potete invece trovare già convenientemente organizzati in un albero filogenetico assieme a quelli del resto del mondo sul sito nextstrain.com, e, sempre per la cronaca, è lampante come siano tutti COVID-19 strettamente imparentati, senza traccia di altri virus emersi indipendentemente in Italia. Lo stesso team di biologhe e biologi che hanno isolato quello che viene definito da D’Anna “il nuovo ceppo “italiano”” afferma che in realtà il genoma non è ancora disponibile, e anzi, dichiara esplicitamente che il sequenziamento è il passo successivo.

Sempre in questi giorni D’Anna è stato ospite di Marcello Pamio per un’intervista radio:

Nell’intervista vengono fatti due errori gravi, riporto:

…durante l’infezione della SARS, cioè la famosa Aviaria, – c’è letteratura in proposito – uno dei ceppi che erano mutati produceva una proteina neurotossica che altri ceppi non producevano.”

Affermare che la “SARS è la famosa Aviaria” è sbagliato, come spiegavano sempre gli amici di Biologi per la scienza:

La SARS non è l’Aviaria.
La SARS (sindrome respiratoria acuta grave) è stata una polmonite virale apparsa nel 2002 a causa di un virus chiamato SARS-CoV. E no il SARS-CoV non è l’attuale SARS-CoV-2, era suo cugino scemo e violento che è stato fermato per tempo e non ha prodotto una pandemia. E si era meglio se l’attuale virus fosse stato chiamato “gigablast” così almeno potevamo avere una netta divisione e questa differenza era comprensibile per tutti. Se al cittadino medio che non si è laureato in epidemiologia queste differenze tra SARS e Covid-19 (l’attuale sindrome respiratoria grave acuta) possono non essere chiare, sarebbe auspicabile che almeno il presidente di un ordine professionale scientifico le comprendesse invece di lanciarsi in spiegazioni con Covid1 e Covid2 che sono sigle inesistenti. Il fatto ancora più grave è che il presidente non distingua la SARS dall’aviaria. In questo caso non ci sono sigle simili, non ci sono refusi c’è solo tanta magia nell’universo. L’aviaria è una malattia dovuta a dei virus influenzali largamente presenti – dal nome – negli uccelli. L’aviaria più conosciuta che balzò alla cronaca e spaventò il mondo fu quella dovuta al virus H5N1, comparso nel 1997 e ricomparsa a ondate successive fino al 2007. Prima della comparsa dell’attuale coronavirus (SARS-CoV-2) era tra i virus tenuti d’occhio dall’OMS per rischio pandemia.

Nella stessa intervista ha scambiato lo scopritore della penicillina, Alexander Fleming, con Pasteur.

Una nuova puntata della nostra fiction preferita

Adesso, un breve cenno alla storia che ha appassionato numerosi biologi in queste settimane: il 14 marzo, il presidente dell’ONB Vincenzo D’Anna dà le dimissioni per “divergenze sulla linea politica, con particolare riguardo al ruolo e alla funzione che l’Ente deve svolgere in relazione agli eventi di particolare rilevanza scientifica e sociale”. Avrà capito di aver esagerato? Nient’affatto! Il giorno dopo, 15 marzo, ritira le sue dimissioni a seguito di “petizioni plurime”. Dopo qualche giorno, però, viene lanciata una petizione da alcuni biologi iscritti all’ONB, che lo invitano a ripensarci. Successivamente parte una contro-petizione per sostenere l’operato di D’Anna. Il problema è che a promuovere questa contro-petizione è un biologo e nutrizionista, Franco Trinca, che assieme alla farmacista Loretta Bolgan (che ha subito rilanciato suddetta petizione) decisamente non ama i vaccini.

È normale che a chiedere di rimanere a svolgere il ruolo di presidente dell’Ordine siano degli esponenti del mondo no vax?

Come ciliegina sulla torta, vi racconto di una chicca che ho individuato durante la conferenza stampa del 22 marzo 2020 del Dipartimento Protezione Civile, dal minuto 34.

In quei giorni era andato in giro un post, ora cancellato dal sito e dalla pagina Facebook dell’Ordine, in cui si consigliava ai cittadini di seguire un protocollo per l’ingresso in casa. Secondo tale protocollo bisogna “cercare di non toccare nulla, quando si torna a casa; disinfettare le zampe dell’animale domestico se uscito; mettere le chiavi da parte”. Tutte pratiche che si allontanano dal decalogo comportamentale sul contenimento del contagio ufficiale a cui attenersi. A sbugiardare tale sciocchezza sono stati, in diretta nazionale, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, che parla di “materiale sulle zampe degli animali assolutamente marginale” e il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, che non ha problemi ad affermare, un po’ stizzito: “Nel nostro paese c’è assolutamente libertà per altri soggetti di dare indicazioni, ma io invito di fare riferimento alla documentazione e comunicazione ufficiale.”

Dopo questa ennesima gaffe, finalmente (aggiungo io), arriva anche una mozione da parte del CBUI, acronimo di Collegio dei Biologi delle Università Italiane, che “condanna fermamente le ripetute esternazioni mediatiche del dott. D’Anna sulla possibile origine e sul decorso epidemiologico dell’attuale pandemia da SARS-CoV-2”. Il CBUI riunisce i presidenti e i coordinatori dei corsi di laurea dell’area biologica di tutte le università italiane e la mozione è stata quindi firmata da 80 coordinatori di 38 atenei.

Mi domando se, dopo una forte e netta posizione presa anche dal mondo accademico, D’Anna non stia nuovamente pensando alle dimissioni.

Tommaso Di Mambro

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