Numerose testate giornalistiche riportano titoli sensazionalistici su come l’inquinamento — e in particolare le particelle indicate come PM10 e PM2.5 (materia particolata con diametri inferiori rispettivamente a 10 e 2.5 µm) — possa essere vettore di coronavirus, alcune implicando un collegamento con la sua diffusione e i conseguenti aumenti nel numero dei contagi.

Quanto c’è di vero?

Le basi su cui questa tesi si fonda sono un position paper e un preprint firmato da alcuni ricercatori delle Università di Bologna e di Bari e della SIMA (Società Italiana Medicina Ambientale). Per inquadrare l’autorevolezza di questi documenti, è necessario innanzitutto spiegare che cosa siano.

Il primo documento è un position paper, ossia un articolo in cui i firmatari esprimono una propria posizione in merito a un determinato tema (citando documenti ritenuti a supporto). Questo documento quindi serve per comunicare un’opinione personale, senza presentare dati sperimentali a supporto e soprattutto, non è sottoposta alla così detta “peer review”, la revisione da parte dei pari, un processo in cui altri scienziati revisionano (anonimamente, per evitare conflitti di interesse) gli articoli scientifici, in modo da accertare l’accuratezza dei metodi applicati, e attestarne la validità scientifica. Durante questo processo, chi revisiona può chiedere a chi sottopone l’articolo di ripetere o di effettuare altri esperimenti confermativi, là dove rilevi delle mancanze di prove sufficienti per formulare le conclusioni. Un position paper quindi, non essendo soggetto a tutto questo processo di validazione, non ha nessuna autorevolezza.

Nel documento in questione, gli autori sostengono che l’elevato numero di casi registrato nella zona della Pianura Padana sia dovuto a un’accelerazione del contagio dovuta al trasporto del virus su lunghe distanze da parte del particolato atmosferico PM10 e PM2.5.
Analizzando le fonti riportate a supporto, emerge chiaramente come nei numerosi studi in materia esista una collegamento tra inquinamento e gravità delle malattie respiratorie. Il collegamento tra inquinamento e diffusione delle malattie non è mai menzionato in nessuna delle fonti, e pare una forzatura interpretativa degli autori priva di fondamento scientifico.

Il secondo documento è un preprint, ossia una versione di un articolo scientifico prima della sua effettiva pubblicazione in una rivista. Perché un articolo venga accettato e pubblicato è necessario che vada incontro al processo di validazione menzionato prima, per cui di fatto, neanche un preprint ha un’autorevolezza scientifica certificata. Nel preprint si riporta il ritrovamento del materiale genetico del virus Sars-Cov-2 sul particolato PM10 raccolto da 34 campioni d’aria nella provincia di Bergamo. Gli autori descrivono la procedura di estrazione e di analisi di questi campioni; in particolare, quello che vanno a cercare è la presenza di tre indicatori specifici per il coronavirus. Nei loro test, questi indicatori (che non vengono mai rilevati contemporaneamente su nessun campione) documentano la presenza del materiale genetico del virus sulle particelle. Non viene analizzata la capacità di questi residui di causare la malattia, il che non permette di dire che queste particelle siano in grado di diffondere il contagio (se le particelle trasportano un virus morto sicuramente non possono contribuire al contagio).

Possiamo fare ora alcune considerazioni sul fenomeno di trasporto su particelle; le esalazioni prodotte dall’uomo tossendo, starnutendo o anche solo respirando, producono particelle di saliva (che possono quindi contenere il virus e diffondere il contagio) di dimensioni molto variabili, comprese tra i 1000 e i 0.1 µm. Queste esalazioni prendono il nome di aerosol. Dato che stiamo parlando di trasporto su particelle di dimensioni inferiori ai 10 µm, solo una parte dell’aerosol potrà effettivamente essere trasportato su lunga distanza. Gli studi sulla dimensione media dell’aerosol non portano dati univoci, ma pare che in linea generale, la maggior parte delle esalazioni umane si aggiri tra 0.1 e 100 µm.
Un altro dato fondamentale è l’evaporazione. Le gocce tendono a evaporare col tempo, e lo fanno più rapidamente quanto più piccole sono (questo perché hanno una superficie molto grande rispetto al loro volume). Riassumendo, quindi, mentre le particelle più grandi tenderanno a precipitare più in fretta dato il loro peso (a circa un metro per quelle grandi 100 µm), quelle più piccole tenderanno a volare più lontano, ma, mentre lo fanno, tenderanno a disidratarsi molto in fretta. Se trasportano virus, questo si ritroverà presto (in qualche secondo al massimo) in un ambiente asciutto poco adatto alla sua sopravvivenza a lungo termine, e quindi anche la probabilità che permetta al contagio di diffondersi su lunghe distanze è notevolmente limitata.

Concludendo

Alla luce di tutto questo, possiamo quindi affermare con sufficiente certezza che l’aria inquinata fa male alla salute e aumenta la gravità e l’incidenza di malattie respiratorie. Non possiamo affermare che l’aria inquinata trasporti un virus ancora capace di infettare le persone. In uno scenario di emergenza, è fondamentale che chi fa informazione lo faccia in modo responsabile, ed è imbarazzante che testate giornalistiche autorevoli diffondano notizie non verificate con l’unico scopo di fare audience.
Quando fidarsi? Se un articolo riporta documenti e citazioni è più probabile che contenga informazioni affidabili. Se non lo fa… Qualcuno di solito legge la carta igienica?

Lorenzo Camisi

FONTI
  • http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-
    Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-
    diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf
  • https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.04.15.20065995v1.full.pdf
  • The Size and Concentration of Droplets Generated by Coughing in Human Subjects, doi
    10.1089/jam.2007.0610
  • Size distribution and sites of origin of droplets expelled from the human respiratory tract
    during expiratory activities, doi:10.1016/j.jaerosci.2008.11.002
  • Evaporation and dispersion of respiratory droplets from coughing, doi:10.1111/ina.12297
  • Cough aerosol in healthy participants: fundamental knowledge to optimize droplet-spread infectious respiratory disease management, doi: 10.1186/1471-2466-12-11