#ItalyDidIt – La certificazione dell’avvocato

...ma non diciamo cavolate...

maicolengel butac 8 Gen 2021
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Ci avete segnalato un’immagine che sta spopolando sui social insieme all’hashtag #italydidit. Ci ricolleghiamo alla notizia trattata ieri mattina, in cui si parlava del satellite Leonardo sfruttato per spostare illegittimamente il voto elettronico degli americani da Trump a Biden.

L’immagine che circola è quella che avete visto qui sopra.

Un “affidavit” firmato dal Prof. Avv. Alfio D’Urso dove si sostiene, senza portare alcuna prova a sostegno della tesi, che un tal Arturo D’Elia sarebbe il responsabile della vittoria di Biden, poiché sarebbe il tecnico che ha hackerato il satellite Leonardo per manipolare il voto. Siamo all’ABC della disinformazione: si è preso un avvocato dio una certa età e lo si è fatto firmare una testimonianza che sfrutta nomi reali per raccontare una storia incredibile. Ve ne riporto il testo in italiano:

DICHIARAZIONE GIURATA DEL PROFESSOR AVVOCATO ALFIO D’URSO – SATELLITE 🛰 LEONARDO USATO PER PASSARE I VOTI DA TRUMP A BIDEN Regione Lazio1, Prof. Alfio D’Urso, Avvocato, di Via Vittorio Emanuele, Catania 9513I, Italia, fornisce il seguente resoconto dei fatti come comunicato in diversi incontri con un funzionario dei servizi di sicurezza dell’esercito di alto livello: Arturo D’Elia, ex capo del Dipartimento Informatico di Leonardo SpA, è stato accusato dalla Procura della Repubblica di Napoli per manipolazione dei dati tecnologici e impianto di virus nei principali computer di Leonardo SpA nel dicembre 2020.D’Elia è stato depositato dal giudice del Consiglio a Napoli e in testimonianza giurata il 4 Novembre 2020, su istruzione e direzione di persone statunitensi che lavorano presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, ha intrapreso l’operazione per trasferire i dati delle elezioni statunitensi del 3 novembre 2020 dal significativo margine di vittoria di Donald Trump a Joe Biden in un certo numero di stati in cui Joe Biden stava perdendo i totali dei voti.L’imputato ha dichiarato che stava lavorando nella struttura di Pescara della Leonardo SPA e ha sfruttato le capacità di crittografia della guerra informatica di livello militare per trasmettere voti scambiati tramite satellite militare della Torre del Fucino a Francoforte, in Germania. L’imputato giura che i dati in alcuni casi potrebbero essere stati scambiati per rappresentare più del totale degli elettori registrati. L’imputato ha dichiarato che testimonierà a tutti gli individui e le entità coinvolte nel passaggio dei voti da Donald Trump a Joe Biden quando sarà in totale protezione per se stesso e la sua famiglia. L’imputato afferma di aver assicurato in una posizione segreta il backup dei dati originali e dei dati scambiati in quanto gli è stata data istruzione di fornire prove in tribunale su questo argomento. Con la presente dichiaro e giuro che i fatti sopra indicati sono stati dichiarati in mia presenza. DATA di questo giorno 6 Gennaio 2021 a Roma, Italia

Vediamo di capirci, Arturo D’Elia è davvero un nome collegato a Leonardo, ed è anche vero che lo stesso D’Elia è indagato e un suo collega è già stato arrestato. Ma per fatti che non riguardano le elezioni del 2020, bensì un furto di dati tra il 2015 e il 2017.

Basta cercare in rete per trovare tutto. La Stampa spiegava le cose con chiarezza già a dicembre scorso:

Dalle indagini è infatti emerso che per quasi due anni, tra maggio 2015 e gennaio 2017, le strutture informatiche di Leonardo erano state colpite da un attacco informatico mirato e persistente, noto come Advanced persistent threat o Apt, poiché realizzato con installazione nei sistemi, nelle reti e nelle macchine bersaglio, di un codice malevolo. Il software malevolo si comportava come un trojan di nuova ingegnerizzazione, inoculato mediante l’inserimento di chiavette usb nei pc spiati, e permetteva di intercettare quanto digitato sulla tastiera delle postazioni infettate e catturare i fotogrammi di ciò che risultava visualizzato sugli schermi.

Maggio 2015 e gennaio 2017, nulla a che vedere con novembre 2020. Da gennaio 2017 tutto quanto passato tramite Leonardo è stato attentamente vagliato e controllato, proprio perché consci dell’attacco che avevano subito. Attacco che comunque si è “limitato” a intercettare quanto veniva digitato sulle macchine collegate al sistema, parliamo di 94 postazioni di lavoro. Non di migliaia di voti modificati oltreoceano.

Io credo (se davvero il documento è stato firmato dall’avvocato D’Urso) che qualche furbetto l’abbia convinto a redigere quel testo omettendo quanto vi ho appena riportato. Non fosse così trovo il documento molto grave, e ritengo che l’Ordine a cui appartiene l’avvocato D’Urso dovrebbe porre qualche domanda al suo iscritto.

La cosa più squallida è vedere quanti soggetti stanno diffondendo la vicenda nel nostro Paese, senza alcun spirito critico. Ma la disinformazione di Q ha davvero colpito le menti di tanti suggestionabili qui in Italia. Per noi è un dispiacere, sono anni che cerchiamo di accendere i riflettori sulla problematica dell’information disorder, purtroppo (ed evidentemente) restando inascoltati da tanti.

Oltre che tramite immagine la vicenda viene diffusa anche con un video, un’intervista a una tale Maria Zack, a sua volta parte dei tanti influencer legati a QAnon. Tra i canali YouTube che stanno diffondendo la cosa ci sono tutti quelli legati al popolo unico, a sua volta evoluzione italica di OPPT 1776, a sua volta fuffa fagocitata da Q. Questa gente andrebbe attenzionata dalle forze dell’ordine e dalle magistrature. Non i pisquani che si fanno fregare e si associano, ma gli sciacalli che li manipolano.

Purtroppo sono dentro alcuni dei loro gruppi online e le autorità sono lontane dal fare qualcosa. Questa gente è libera di mietere vittime tra la popolazione più debole del nostro Paese. Soggetti che, convinti di aver trovato un modo per vivere meglio, seguono i dettami di cialtroni e truffatori vari.

È davvero triste che ancora nessuno se ne sia reso materialmente conto, vedo i video con cui questa gente suggestiona i propri follower, sono soggetti che dovrebbero stare dietro le sbarre, non liberi di turlupinare il prossimo. E invece è dal 2014 che ne parliamo, senza che sia ancora cambiato nulla. Un po’ come con Coemm/Clemm, altra vicenda che a sua volta segue da un po’ le narrazioni di Q. Ma quando li segnali alle autorità, se va bene, ci mandano il Gabibbo.

Meritiamo il peggio…

Dell’affidavit aveva parlato brevemente l’immarcescibile Paolo Attivissimo che l’aveva giustamente bollato come sciocchezza viste le zero prove che venivano presentate…

Non credo sia necessario aggiungere altro.

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