La cura miracolosa

Lo studio di Remuzzi che citate tutti... ma l'avete letto?

maicolengel butac 27 Mag 2021
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ARTICOLO AGGIORNATO IN DATA 29 GIUGNO 2021

Proprio oggi abbiamo ricevuto una lettera dal Professor Remuzzi, lettera molto gradita, in quanto mi ha permesso di correggere due nostri errori, ma che comunque conclude in maniera molto chiara:

Ho letto il commento al nostro studio sulle cure a casa per il Covid.

Ci sono due cose sbagliate:

1. Riguardo al potere statistico dello studio, è opportuno leggere con attenzione la parte relativa al calcolo della dimensione campionaria, come indicato al Paragrafo “Sample size and Statistical Analysis”.

2. “Lo studio presenta una lista di farmaci ma senza posologia o indicazioni…”, in realtà queste informazioni ci sono, si trovano nella sezione “Supplementary Materials”:

https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2021.100941

Per il resto condivido tutto quello che dicono Angelo La Valle e Michele Gabriele. Questo studio non può assolutamente essere usato per criticare le raccomandazioni dell’AIFA e del Ministero. Per quanto mi riguarda l’ho detto chiaramente tutte le volte che sono stato intervistato e ne ho scritto quando c’è stata l’occasione (allego un esempio ma ce ne sono moltissimi altri).

Nelle ultime settimane ci è capitato spesso che, sotto gli articoli in cui parlavamo di terapie domiciliari e spiegavamo che non esiste una cura miracolosa, qualcuno dei lettori citasse lo studio dell’Istituto Mario Negri a firma del Prof. Remuzzi. Nessuno però dei tanti che ce lo citano, a nostro avviso, l’ha mai letto con attenzione.

Corriere della sera, 30 marzo 2021:

Covid, la cura da fare a casa: il protocollo domiciliare che riduce i ricoveri

Huffpost il 3 aprile 2021:

“Con gli antinfiammatori, giù le ospedalizzazioni da Covid”. Il professor Remuzzi spiega la sua scoperta

La Repubblica, 23 aprile 2021:

Covid e antinfiammatori, con la cura domiciliare ricoveri al 2% e crollo del 90% dei giorni di degenza

Il Giornale, 14 maggio 2021:

“Ecco come funziona il farmaco che batte il Covid

Finora non ne avevamo mai parlato qui su BUTAC, anche perché a chi lo citava nei commenti hanno risposto con precisione alcuni nostri lettori. Il più meticoloso è stato sicuramente il dottor Angelo La Valle, che ha cercato di spiegare cosa dica esattamente lo studio e perché non sia prova di una cura miracolosa. Allo stesso tempo su Facebook un nostro follower, Michele Gabriele, research scholar post-dottorato al MIT, ha fatto chiarezza con un post in cui mi ha taggato, invitandomi a farne uso qui su BUTAC.

Ho pertanto sfruttato il testo dei nostri due “amici virtuali” (ma anche uomini di scienza) per mettere insieme quanto segue.

Gli articoli delle testate principali sono stati usati per dozzine di articoli, post e servizi tv realizzati ad hoc con un linguaggio che sembra fatto apposta per screditare le attuali linee guida del Ministero, e mettere in dubbio l’operato dei medici e del resto del personale sanitario.

La conseguenza di quello che viene insinuato è dannosa, perché mette in crisi la già vacillante fiducia nel metodo scientifico. Lo studio in questione, che potete trovare qui, aveva come scopo il confrontare un approccio al trattamento del COVID “più classico”, suggerito da AIFA, con un approccio con farmaci diversi, quelli appunto spacciati per panacea, per vedere se il secondo approccio portava a un accorciamento della malattia.

La prima cosa da evidenziare è che lo studio è tutt’ora in pre-print, ovvero non ha passato ancora alcuna peer-review. Lo studio è stato pubblicato il 9 giugno, col titolo:

A simple, home-therapy algorithm to prevent hospitalisation for COVID-19 patients: A retrospective observational matched-cohort study

Il primo campione di pazienti analizzato (il gruppo di controllo) è stato preso durante la prima ondata, quando la situazione era più drammatica, il numero di ospedalizzazioni più alto e spesso venivano lasciati fuori dall’ospedale casi gravi che sarebbero peggiorati e avrebbero richiesto cmq l’ospedalizzazione. Il secondo gruppo, sempre retrospettivo, è stato preso durante la seconda ondata, quando gli ospedali non erano saturi, e quindi i pazienti non ospedalizzati erano probabilmente meno gravi dei “non ospedalizzati” della prima ondata. Quindi dato che il criterio di inclusione nello studio, descritto nei materials and methods da loro stessi, prendeva in esame solo i pazienti non ospedalizzati è possibile che i due gruppi siano incomparabili fra loro.

Questo studio presenta due conclusioni: la prima è che il metodo “sperimentale” non accorcia in alcun modo la durata della malattia; la seconda conclusione, quella osannata dai giornalisti, è che è stata osservata una riduzione della ospedalizzazioni in chi ha fatto la cura “sperimentale”. Lo studio però si chiude mettendo in discussione i risultati ottenuti e spiegando che, nonostante questa osservazione sia interessante e degna di future investigazioni, non è una prova sufficiente a dire che la terapia “sperimentale” effettivamente abbia ridotto le ospedalizzazioni. Gli autori stessi dichiarano che non possono escludere la casualità di quanto osservato perché il modo con cui hanno scelto il campione analizzato era fortemente viziato e non permette di paragonare oggettivamente i due gruppi. Quindi, a differenza di quanto vogliano far capire i giornalisti:

  • no, non è stata scoperta alcuna panacea,
  • no, le vecchie linee guida non sono da buttare,
  • no, non c’è alcuno studio che dimostri che l’uso di anti-infiammatori annulli il numero di ricoverati.

Come già detto, nelle conclusioni dello studio sono discussi i limiti dello stesso e l’unica conclusione è il suggerimento per una potenziale linea di ricerca futura ancora tutta da dimostrare.

Per concludere, siamo rimasti tutti un po’ basiti dal non vedere l’Istituto Mario Negri e il Dott. Remuzzi comparire su tutti i giornali a fare chiarezza in merito alla loro indagine. Chiunque sappia leggere un paper è in grado di arrivare alle stesse conclusioni che vi abbiamo riportato qui sopra, perché non spiegarlo ai tanti giornalisti che hanno invece cavalcato lo studio dando a intendere fosse stata scoperto un magico protocollo di cura?

A chi giova questo pessimo modo di fare informazione?

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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