1918: la disinformazione in guerra

Noemi Jane Urso 22 Giu 2016
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1918

Sabato scorso con Butac siamo stati invitati alla seconda edizione del Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari per parlare di “Disinformazione nell’era dell’informazione”, e cogliamo l’occasione per ringraziare l’associazione culturale Leali delle notizie per essere stati così gentili da invitarci ed ospitarci a questa interessante manifestazione.

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Con Fabrizio Stelluto (7 Gold), Giuliano Bettella (Cicap FVG), Vicsia Portel (La7) e Laura Blasich (Il Piccolo)

Già che mi trovavo in Friuli mi sono spinta fino a Gorizia per visitare il bellissimo Museo della Grande Guerra, dove tra i moltissimi cimeli esposti ho trovato questo volantino del 1918:

1918

Alla popolazione dei paesi occupati!

Il Comando militare tiene informata la popolazione degli avvenimenti della guerra esponendo nei luoghi maggiori, dove ha sede un Comando, i propri bollettini a quegli italiani e permettendo la vendita al pubblico del giornale “La Gazzetta del Veneto”, che riporta pure gli stessi comunicati. Nulla dunque viene celato ed ognuno, leggendo tali comunicati può farsi un’idea della situazione alla fronte che maggiormente lo interessa.
Avviene tuttavia che malintenzionati non si peritano di propalare a bello studio notizie false sulla guerra, notizie fantastiche di successi vittorie delle armi italiane, atte a suscitare speranze che non potranno mai diventare realtà, notizie che per quanto inventate di sana pianta sembrano trovar adito specialmente nella popolazione rurale, trattenerla dall’adempiere i propri doveri e fanno disertare molti contadini le file dei coltivatori dei campi.
Si mette la popolazione rurale in guardia contro i propagatori di queste notizie tendenziose e si esortano uomini e donne, tutti, quanti hanno cari i loro vecchi e i loro bambini, a non farsi illusioni ed a dedicarsi invece con tutta lena alla lavorazione dei campi, poiché ciò soltanto potrà recar lenimento nelle sofferenze inevitabili della guerra ed assicurare l’esistenza ai mariti ed ai figli, quando a pace conchiusa, ritorneranno in seno alle loro sospirate famiglie.
Si avverte poi, che chi inventa premeditatamente notizie false sulla guerra, come pure coloro che scientemente le propagano, incorrono nelle gravi sanzioni penali del giudizio statario, mentre coloro, i quali, anziché attendere ai lavori campestri, preferiscono starsene con le mani alla cintola, verranno allontanati dai loro paesi e dovranno prestare l’opera loro altrove, sotto sorveglianza militare.
Ognuno sappia ciò che l’attende.
In campo, li 12 febbraio 1918

Questa interessante testimonianza ci dice che la disinformazione a scopo di propaganda era diffusamente utilizzata all’inizio del secolo scorso, come sappiamo che nella storia è sempre stata usata in momenti di crisi; dopotutto è in questo periodo e di poco successivo il grande sviluppo ed impiego della propaganda a fini politici da parte delle dittature del Novecento. Da questo volantino apprendiamo che durante la Grande Guerra venivano diffuse false voci sull’andamento del conflitto, così che coloro che erano rimasti a casa lavorassero con meno impegno per il sostentamento delle loro famiglie, credendo imminente il ritorno a casa dei soldati. Queste voci potrebbero essere state diffuse dal nemico, ma probabilmente ai giorni nostri si parlerebbe di false flag ipotizzando inside jobs dei gruppi cospirazionisti, segretamente alleati con gli austriaci.

noemi @ butac punto it

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