La foto del genocidio armeno

Noemi Jane Urso 17 Apr 2015
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ARMENI-GENOCIDIO
Da diverso tempo gira in rete una foto d’epoca che ritrae una fila di croci con donne crocifisse e apparentemente decedute. La foto viene solitamente così descritta:

1917 – Massacro, tortura e crocifissione di migliaia di donne armene da parte dell’esercito turco – Foto recentemente pubblicata, custodita nell’Archivio Segreto del Vaticano.

Cattura
La reale provenienza dell’immagine è stata già chiarita da Maurizio Galluzzo a marzo del 2013, ma continua tutt’oggi a girare e ci viene segnalato che viene pubblicata e condivisa su Facebook molto spesso.
Esiste anche una variante religiosa di questa interpretazione:
Cattura1
In realtà l’immagine non è assolutamente uscita dall’Archivio segreto del Vaticano, al quale si attribuisce spesso la provenienza di documenti che si rivelano in realtà bufale, in quanto qualsiasi nome che contenga la parola “segreto” viene subito utilizzato come paravento per ogni strampalata teoria venga in mente al primo complottaro di turno.
Quelle rappresentate vogliono essere sì vittime del genocidio armeno, ma l’immagine è presa da un film, non è assolutamente una foto del 1917 né, tantomeno, le donne che vi sono rappresentate sono state torturate e uccise davvero.
La storia ci insegna che massacri di questo tipo sono davvero successi in Armenia da parte dei turchi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e vi è una nutrita collezione di reperti fotografici disponibili in rete, ma in questo caso particolare l’immagine è il fotogramma tratto da un film muto del 1919 intitolato “Ravished Armenia” che racconta la vicenda di una ragazza cristiana sfuggita al massacro.
Il fatto che tali vicende siano successe, però, non autorizza ad utilizzare l’immagine come se fosse una foto della realtà, poiché non lo è. Bisogna imparare a distinguere la realtà dalla sua rappresentazione cinematografica; è un’immagine forte, di immediato impatto, ma quella non è la realtà. Se la si spaccia per tale diventa, semplicemente, un falso.
noemi at butac punto it
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