Le matite dei cosmonauti

Paolo Costa 11 Set 2013
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Momento bufala storica/spaziale.
Almeno una volta nella vita vi avranno detto, a mò di proverbio, “Quando gli americani spendevano miliardi di dollari per sviluppare una penna che scrivesse anche nello spazio, i russi invece usavano delle matite.”
Della serie: perché spendere tempo e denaro quando hai già qualcosa di più semplice?
Peccato che sta storia sia una bufala ormai vecchissima.
Sia gli astronauti americani che i cosmonauti russi usarono delle matite, durante i primi lanci spaziali.
Le matite però presentavano dei grossi problemi:
– Bisognava fargli la punta, quindi bisognava stare attenti a raccogliere tutti i residui prodotti dal temperino.
– Le mine spezzate vagavano liberamente nelle cabine, finendo negli occhi degli astronauti, incastrandosi nei pulsanti e nelle levette e causando cortocircuiti.
– Il legno e la grafite, e anche i resti di gomma da cancellare, sono facilmente infiammabili, e i residui della grafite bruciata sono degli ottimi conduttori elettrici.
I russi hanno tentato di ovviare a questi problemi usando delle matite a cera. In questo caso, il problema principale era che le scritte si sbiadivano in brevissimo tempo.
Nel frattempo, all’inizio degli anni ’60, la Fisher si era messa dietro a sviluppare, indipendentemente, una penna utilizzabile anche a gravità zero.
La Fischer non aveva ricevuto nessuna richiesta dalla Nasa, e, durante lo sviluppo iniziale non ha ricevuto neanche un cent dal governo americano.
Semplicemente, nel ’65 la Fisher ha dato alla Nasa qualche penna campione dicendo se volevano provarle.
Dopo due anni di test la Nasa si è detta soddisfatta del prodotto, ed ha acquistato circa 400 penne Fischer all’incredibile cifra di 6$ (dollari del ’67) al pezzo.
Poco dopo, anche i sovietici hanno iniziato ad usare delle penne.
Questa storia, alla fine ha una sua morale:
Perché spendere tempo e denaro, quando ci pensa la Fisher a farlo al posto tuo?
Per maggiori info: Fisher Space Pen (wiki)
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