L’evasione di 10 centesimi

maicolengel butac 21 Mar 2016
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Sta circolando a velocità vertiginosa la notizia del barista multato per un innocente errore di 10 centesimi. Purtroppo però il passaparola tra testate giornalistiche e i titoloni sensazionalistici non sta aiutando a capire di cosa parliamo esattamente.
NanoPress, da cui la notizia mi è stata segnalata, pubblica un articoletto di pochissime righe senza alcun approfondimento. Poche righe in cui la storia viene raccontata male:

Un barista di Triste è stato multato dalla Guardia di Finanza. La sua colpa? Aver digitato sulla cassa ‘caffè’, anziché ‘caffè decaffeinato’: la differenza di 10 centesimi sullo scontrino è stata interpretata come evasione del fisco. Le Fiamme Gialle non hanno voluto sentire ragioni e hanno redatto il verbale.
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Il titolare del bar di Trieste finito nel mirino della Finanza, Stefano Karis, ha raccontato la sua versione dei fatti: ha battuto uno scontrino da 1 euro, anziché da 1,10 euro. Si è trattato di un banale errore di battitura, che ha generato in linea teorica, un’evasione fiscale di 10 centesimi. Ovviamente il negoziante non ha avuto alcuno strumento per dimostrare che non si è trattato di un gesto volontario, per questo ha dovuto soccombere alla decisione delle Fiamme Gialle che hanno redatto subito il verbale.

Da quanto leggiamo sembrerebbe che il cliente uscito e fermato dal finanziere abbia mostrato uno scontrino da un euro a fronte di una spesa da 1,10. Errore che sulla carta potrebbe venire visto come “evasione”, anche per 10 centesimi, ma che il buon senso vorrebbe far rientrare nella casistica dell’errore in buona fede da parte di un barista distratto. La stessa storia la racconta anche TGCOM nella stessa identica maniera, il fatto che l’errore sia solo di 10 centesimi sembra appurato.
Purtroppo bastava cercare due minuti in rete per trovare la versione corretta del racconto. Il cliente è uscito senza scontrino, e il barista, una volta che il finanziere si è identificato, non è stato in grado di produrre uno scontrino per un decaffeinato tra quelli abbandonati sul banco dai clienti. Come spiega Il Piccolo:

«È andata così – raccontaKaris – il mio cliente è stato avvicinato da un finanziere in borghese uscendo dal bar. Gli ha chiesto cosa aveva consumato poco prima. Un “deca”, si è sentito rispondere. Quindi è tornato dentro per verificare, solo che io per sbaglio avevo premuto in cassa il tasto “caffè” e non “decaffeinato” e ho fatto lo scontrino sbagliato, cioè quello da 1 euro, facendo pagare al cliente 1,10 euro. Il problema sta nel fatto che non posso dimostrarlo – precisa – perché sul bancone erano rimasti vari scontrini da 1 euro di varie consumazioni. Poteva essere uno di quelli, ma è stato impossibile provarlo, proprio perché mancava uno da 1,10. Ma per errore, non con l’intenzione di fare l’evasore fiscale».

Vediamo di capire meglio. Manca uno scontrino, non 10 centesimi, uno scontrino fiscale, che per legge deve esserci sempre. Si tratta di uno scontrino da 1,10 centesimi, ma non è importante la cifra, è importante la legge. Io negoziante devo fare lo scontrino fiscale e consegnarlo al cliente, il cliente una volta uscito dal negozio potrà farne quel che vuole. Ma fino a quel momento quello scontrino è l’unica prova che il negoziante abbia rispettato le normative di legge.
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Se quello scontrino manca il negoziante rischia una multa:

La mancata emissione dello scontrino comporta, per il commerciante, una sanzione amministrativa del 100%dell’Iva evasa, calcolata sul prezzo di cessione del bene o del servizio venduto e comunque per un importo non inferiore ai €. 516

Noi non eravamo al bar a prendere il caffé, non possiamo sapere se quanto sostiene il barista sia o meno la verità, è la sua parola contro quella del finanziere che ha verificato che il cliente era sprovvisto dello scontrino e che non lo aveva lasciato sul banco. Nell’articolo si parla del rischio di chiusura del locale, ma la notizia è evidentemente mal posta, un esercizio commerciale rischia la sospensione dell’attività. Se il rischio è reale significa che questa è almeno la quarta volta in meno di cinque anni che il nostro bar ha subito un controllo scontrini senza passarlo. Difatti la sospensione scatta in caso si venga sorpresi per più di quattro volte (intendendo come tali quattro scontrini, e non quattro verifiche) nell’arco di cinque anni, e si sostanzia nella sospensione dell’attività da tre giorni a un mese.
È stato solo un errore da parte del barista, è un peccato, ma purtroppo la legge dev’essere uguale per tutti, se iniziamo a fare distinzione tra errore ed errore chi segnerà il confine?
Purtroppo un tempo esistevano veri corsi per imparare a gestire un’attività, corsi completi di insegnamenti su come gestire la contabilità, come operare col registratore fiscale, cosa si rischia se si sbaglia. Oggi molti di quei corsi sono all’acqua di rose, facilitati per permettere a più gente di aprire un’attività, e purtroppo a volte gli imprenditori che si buttano nel commercio non hanno ben chiari quali siano le sanzioni che vengono elevate in caso di errore.
Essere populisti, come ho visto tanti fare, e scagliarsi contro il finanziere è sciocco. Lui non ne ha alcuna colpa, sta facendo il suo dovere in questo caso. La legge è fatta male? Può essere, sono il primo ad odiare il registratore fiscale  e ad auspicarne l’estinzione. Ma finché le regole sono quelle vanno rispettate.
maicolengel at butac.it
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