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Un lettore ci ha suggerito da dare una occhiata a questo articolo preso da ilnavigatorecuorioso.it  dove si racconta di Padre Carlo Crespi, un prete missionario salesiano, salito alla ribalta tra la fine degli anni sessanta e primi anni settanta. Il missionario durante la sua opera entrò in possesso di una notevole quantità di manufatti di origine sconosciuta, soprattutto statuette e lamine d’oro, che proverebbero il contatto tra le civiltà precolombiane e quelle mesopotamiche e del Nilo, ma che ci viene nascosto dalla scienza ufficiale. Addirittura anche di contatti alieni (questo non lo dicono, ma vi spiegherò più avanti). È una storia lunghetta, ma degna di un episodio di Mistero.

Analizziamo un po’ l’articolo. Dopo aver fatto una introduzione su Padre Crespi, ci viene detto che gli abitanti del villaggio in Ecuador gli fecero dono un poco alla volta di manufatti provenienti da una grotta chiamata Cueva de los Tayos: alcuni simili a quelli che si possono trovare nei deserti dell’Iraq, alcuni con scrittura cuneiforme e geroglifici, rappresentazioni di elefanti, di piramidi e in buona parte fatte d’oro.  Lungo il testo l’autore ci delizia con dei controsensi che considero allucinanti:

Essendo un uomo di cultura, Padre Crespi presto si rese conto che gli straordinari manufatti presentavano inquietanti analogie con l’iconografia delle antiche civiltà mesopotamiche, suggerendo un qualche collegamento tra culture sviluppatesi su versati opposti del pianeta.

Però poche righe sotto

Nella sua ingenuità di uomo di fede e di cultura, il religioso non si rese conto che le sue idee mettevano fortemente in discussione le teorie consolidate dell’archeologia convenzionale (ufficiale)

Guardando il filmato a corredo ho la convinzione che quell’uomo non sapesse neanche di cosa stesse parlando. Mostrando uno dei manufatti di chiara ispirazione assiro-babilonese dice : “Questo è il Faraone, il re di Babilonia”. Sostiene inoltre che quel manufatto, come tutte le lamine, fosse in “oro, oro massiccio”, ma non mi sembra proprio. Mi chiedo anche che senso abbia regalare al missionario tutte questo oro quando avrebbero potuto rivenderlo? Questo è sempre successo nell’arco dei secoli…

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Secondo la cronologia proposta, il Vaticano (non poteva mancare!) gli concede di creare un museo che, incredibilmente, viene distrutto da un incendio. Il padre riesce a mettere in salvo alcuni pezzi che tiene in un posto sicuro. Un esploratore, Juan Moricz, condusse delle escursioni in queste cave alla ricerca di materiale. Qui l’autore ci delizia informandoci che “Nel 1972, fu lo scrittore svedese Erik Von Daniken a diffondere la notizia del ritrovamento”, ma questo capitò nel 1973 e  lo scrittore è svizzero, non svedese. Possono sembrare piccoli dettagli, ma se si pasticcia su quisquiglie estremamente facili da verificare figuriamoci il resto. Il celeberrimo libro The Gold of the Gods è uno dei punti più importanti della faccenda perché ci da l’idea esatta di come sia stata creata la bufala.

Il carismatico Erik racconta nel libro di aver visitato la Cueva de los Tayos con la guida di Moricz, dove avrebbero trovato tra le varie cose incredibili un intero zoo di animali fatti d’oro massiccio, sedie e oggetti fatti in plastica e una bibioteca di testi scritti su lamine d’oro. Tutto questo sarebbe la prova di una antica civiltà sconosciuta, della quale Von Daniken non lesina speculazioni sulla origine extraterrestre. Von Daniken è lo stesso che ho citato nel precedente articolo sulle piramidi nell’Antartide ed è ancora oggi uno dei maggiori promotori della teoria degli antichi visitatori dello spazio. Per quanto siano affascinanti queste teorie, c’è un problema di fondo: oltre che interpretare i testi antichi a suo piacimento, citare nei suoi libri studi già smentiti e cercare relazioni inesistenti, Von Daniken è un bugiardo cronico. Moricz infatti dichiarerà di non averlo mai portato in quella grotta oltre a non avergli mai mostrato nulla del genere. In una famosa intervista a Playboy (numero di Agosto del ’74), ma dimenticata dai suoi supporters più fanatici, messo a confronto con la smentita di Moricz prima si contraddice, poi dice di non essere convinto che fossero d’oro e alla fine ammette di non aver mai visto nulla dal vivo! L’intervista è uno spasso perché il giornalista praticamente lo prende a pugni facendogli notare i suoi errori e contraddizioni su tutti gli argomenti principali trattati nei suoi libri. Altra parte ridicola dell’articolo de ilnavigatorecuoriso.it

Una delle prime e più ardite spedizioni fu quella condotta nel 1976 dal ricercatore scozzese Stanley Hall alla quale partecipò l’astronauta statunitense Neil Armstrong, il primo uomo che mise piede nella Luna, il 21 luglio 1969. Si narra che l’astronauta riferì che i tre giorni nei quali rimase all’interno della grotta furono ancora più significativi del suo leggendario viaggio sulla Luna

Molto romantico, peccato però che la costosissima scampagnata di Neil e Stanley non riscontrò nulla nella caverna indicata (oltre ad una interessante caverna) e dalla intervista già citata risulta che anche un’altra (costosa) spedizione tedesca non avesse trovato nulla di quanto millantato nel libro. Il motivo secondo lo svizzero e secondo i sostenitori della bufala? Ovviamente la spiegazione è che cercarono nella grotta sbagliata, o perché gli fu indicata apposta o perché la si volle mantenere nascosta per “proteggerla”.  Nelle versioni più complottiste della storia si dice che Armstrong fosse in realtà un incaricato degli Illuminati per una missione di pulizia, facendo sparire tutte le prove di questa antica civiltà. Ovviamente teoria sostenuta sul classico nulla, e ,soprattuto, mi sembra la persona giusta per una missione del genere, considerata anche la troupe televisiva al seguito…

L’intervista su Playboy merita di essere letta, perché è un ottimo riassunto di quante bugie propina nei suoi libri e di quanto sia in realtà cosciente di spacciare frottole, oltre ad essere un pezzo di bravura giornalistica. Potete trovare su questo sito  una serie di articoletti anche su altri lavori di Von Daniken, e se cercate a fondo potete trovare su Internet il numero di Playboy che contiene l’intervista. Risulta chiaro che lo scrittore svizzero abbia sentito di questi manufatti sospetti e abbia basato un intero libro su cose mai viste e dettagli completamente inventati. Lo ha fatto moltissime volte: come per dei disegni rupestri in Russia spacciati per autentici anche in un documentario successivo alla scoperta della loro contraffazione; con dei ritrovamenti di scheletri di presunti alieni in Cina da archeologi cinesi con nomi inventati mai successi e così via. Purtroppo molte volte manufatti recenti sono stati spacciati come autentiche antichità nel Sud America (come le famose pietre con disegni di dinosauri e aerei d’oro) e tutte le prove vanno verso questa direzione anche questa volta.

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L’opinione di Carl Sagan sui libri di Erik Von Daniken

Padre Crespi è stato solo una “vittima” secondo me, infatti non mi sembra avesse tentato di arricchirsi da questa storia. La conclusione è degna dei Predatori dell’Arca perduta:

Quando Carlo Crespi morì, nell’aprile del 1982, la sua fantasmagorica collezione d’arte antidiluviana fu sigillata per sempre, e nessuno poté mai più ammirarla. Vi sono molte voci sulla sorte dei preziosissimi reperti raccolti pazientemente dal religioso milanese. Secondo alcuni furono semplicemente inviati in segreto a Roma, e giacerebbero ancora adesso in qualche caveau del Vaticano.

Riecco il Vaticano. Come da copione l’articolo si conclude con una serie di domande filosofiche sul perché si voglia nascondere tutto questo, quando però secondo altri (una loro fonte per i dati esposti) tutti questi manufatti provenivano da una piramide sotterranea che venne ricoperta di terra per impedirne il ritrovamento dallo stesso Padre Carlo!

Nonostante l’autore affermi che “i paralleli tra le culture mesopotamiche e quelle precolombiane sono palesemente evidenti”, questo non è per nulla vero. Sono argomenti materiale di dibattito da molti decenni e finora nulla di ciò è risultato evidente. Al contrario, queste relazioni sono palesemente forzate. Un sito molto interessante dove analizzano in maniera molto scettica questi topic è http://ancientaliensdebunked.com, autori anche del documentario già proposto la volta scorsa. Più si legge e si indaga più ci si rende conto che questa pseudo-archeologia abbia molto in comune con le pseudo-scienze e le pseudo-medicine che flagellano Internet. Ci vogliono tenere nascosta la verità, noi ve la mostriamo, ma non siamo in grado di dimostrare assolutamente nulla. E ci speculiamo, oltre che servirvi bugie.

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