L’uso corretto dei dati di uno studio…

...e come i cialtroni ne abusano

maicolengel butac 4 Dic 2020
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Ci avete segnalato un post pubblicato sulla bacheca di una nostra vecchia conoscenza, Stefano “nanoesperto fiero possessore di microscopio elettronico pagato coi soldi dei suoi follower” Montanari. Il dott. Montanari sulla sua bacheca Facebook riprende un articolo di ottobre pubblicato su Affari Italiani. Quanto riportato sono le parole di un italiano, Alberto Donzelli, che esprime il suo parere sull’uso della mascherina.

Con l’uso della mascherina cosa succede nei polmoni di una persona? Il 95% di quello che emette un soggetto potenzialmente infettivo viene schermato. La domanda cruciale è: dove va a finire quel 95% che viene schermato? Viene in parte reinalato. C’è il rischio che la persona si faccia da sé i cicli di amplificazione, se continua a tenere a lungo questa mascherina. Continuando e reinalare i propri virus (tra cui l’attuale Sars CoV-2, ndr) li può spingere in profondità nei polmoni e negli alveoli dove non dovrebbero arrivare perché nelle vie respiratorie superiori ci sono le difese innate adattative che ‘stendono’ la maggior parte dei germi che noi andiamo a impattare con la respirazione”.
Un pericolo non da poco per chi viene a contatto con il virus e che l’esperto spiega così: “Se arrivano troppi virus negli alveoli polmonari e si moltiplicano senza resistenza, quando arrivano dopo 10-14 giorni gli anticorpi delle difese adattativa invece di trovare poco virus ne trovano una quantità (intendendo grande, ndr) e scatenano una battaglia ma anche creando un’infiammazione altissima. Si nota questo in molti casi di soggetti che dopo un inizio blando hanno un’esplosione infiammazione e un aggravamento”.
Le misure di contenimento della malattia dovrebbero evitare di aggravare “la situazione di un asintomatico ‘imponendogli una barriera’ come la mascherina che rischia di farlo diventare sintomatico avendo spinto in profondità i virus visto che non può respirare liberamente”, dice Donzelli.

Le parole di Donzelli vengono supportate da uno studio del CDC statunitense.

A sopporto (sic Affari Italiani non rilegge e nemmeno Montanari nda) di questa tesi a settembre è stato pubblicato uno studio di Cdc, l’importante organismo di controllo federale sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America. Lo studio del Cdc, anche se non testato su numeri estesi di casi, spiega che il 70.6% dei soggetti che si sono ammalati di Sars-CoV-2 indossava sempre la mascherina, il 14.4% la indossava spesso, per un totale dell’85%, mentre solo il 3,9% non indossava mai la mascherina.

Come sempre il link allo studio citato lo evitano sia Montanari che Affari Italiani. Ma siamo andati a cercarlo per voi, lo trovate qui. Lo studio risale all’11 settembre 2020, non è uno “studio” riportato su una rivista scientifica, bensì un rapporto del CDC per analizzare e mostrare i dati raccolti fino a quel momento. Dati che Affari Italiani riporta in maniera scorretta, e di conseguenza lo stesso fa anche il dott. Montanari.

Non ho idea se ci sia o meno malafede, non sta a me giudicarlo, quello che però è importante è evidenziare la manipolazione dei fatti.

Come spiegava Reuters già il 14 ottobre 2020:

Lo studio del CDC sull’esposizione della comunità al nuovo coronavirus è stato travisato

 

Nel loro articolo i giornalisti di Reuters spiegano:

Jason McDonald, un portavoce del CDC, ha dichiarato a Reuters via e-mail che “l’obiettivo dello studio era valutare le possibili situazioni di esposizione della comunità, non l’uso di maschere”. Lo studio, ha osservato McDonald, ha scoperto che “andare in luoghi in cui non è possibile mantenere l’uso della maschera e l’allontanamento sociale”, come ristoranti, caffetterie e bar, “potrebbe essere un importante fattore di rischio per COVID-19”.

Quindi il report presentato non serviva ad analizzare l’uso della mascherina, e quei numeri citati da Montanari e Affari Italiani andavano riportati per intero. Messi come raccontano loro servono solo a disinformare. Perché, se è vero che l’85% delle persone nello studio che sono risultate positive al coronavirus hanno riferito di aver indossato una maschera sempre o spesso, è anche vero che l’88,7% di chi la indossava sempre non ha preso il virus. Il campione di soggetti era comunque ristretto, 360 persone osservate tra gli adulti che sono stati testati in undici strutture. Quindi parliamo di soggetti che erano già in dubbio di contagio e che si sono rivolti a strutture sanitarie per essere testati. Il campione può essere viziato.

Ma anche col campione viziato lo studio ha dimostrato quel che voleva evidenziare, come riporta sempre Reuters:

Lo studio, che mirava ad analizzare la comunità e l’esposizione a stretto contatto e non l’uso di maschere, ha scoperto che tra gli infettati la maggioranza dei soggetti erano stati in luoghi in cui le maschere non possono essere indossate in modo efficace, come ristoranti e bar.

Da nessuna parte si parla di virus spinto più a fondo dall’uso della mascherina, tesi sostenuta solo da Donzelli e Montanari ma che non viene citata dal CDC, e nemmeno dai tanti studi che il CDC porta come fonti del suo articolo. Studi in questo caso pubblicati su testate scientifiche peer-reviewed, e non riportati su Facebook e su un giornale online come Affari Italiani.

Concludendo

Stefano Montanari sul suo blog ha pubblicato una filippica contro chi nei mesi scorsi l’avrebbe denunciato, sostenendo che non avendo lui ricevuto nulla in sei mesi significa che le denunce non sono mai scattate o che i magistrati hanno ritenuto sensato archiviarle. Non so se sia così, ma vorrei dire al caro esperto in nanoparticelle che io ho ricevuto denunce anche oltre il termine di sei mesi dalla presentazione.

Ma c’è una frase usata da Montanari nella sua filippica che credo sia interessante riportare:

io sono un “divulgatore scientifico” e lo sono perché, al contrario di chi intriga nei corridoi del potere e dei tribunali, io lavoro sul campo, offro dati oggettivi, e lo faccio non solo senza conflitti d’interesse, ma a mie spese e a mio rischio.

Dott. Montanari, a sue spese? Siamo sicuri?

Perché a me pare che lo strumento con cui fa i suoi studi l’abbiano pagato i suoi follower (e non sono spicci eh) e che lei subito dopo abbia specificato che fare ricerca costa e che quindi l’acquisto del microscopio non bastava, che chi voleva leggere i dati delle sue analisi deve pure pagare un abbonamento a lei e moglie. Per non parlare dei rimborsi che chiede nel caso venga invitato a tenere conferenze e tavole rotonde. Riporto dal suo sito:

Per quanto riguarda le consulenze da effettuare su documentazione è indispensabile che io possa avere a disposizione TUTTI I DOCUMENTI per poter comunicare un preventivo di spesa. Resta inteso che non inizierò a lavorare se non mi sarà anticipato almeno il 50% della cifra richiesta. Il saldo dovrà essere versato PRIMA della consegna dell’eventuale relazione e, comunque, prima della conclusione dei lavori.

e ancora…

NON FACCIO PIU’ CONFERENZE SENZA ESSERE PAGATO E SENZA CHE I SOLDI ARRIVINO ALMENO 10 GIORNI PRIMA DELLA DATA PREVISTA. CHI NON E’ IN GRADO DI ACCETTARE LE CONDIZIONI SIA GENTILE E NON MI CONTATTI. NESSUNO DEI DUE PERDERA’ TEMPO.

Allora io capisco benissimo che chi lavora vada pagato, ma quando il tuo strumento di lavoro l’hanno pagato i follower, e consulenze e analisi te le fai pagare con un acconto anticipato, sostenere che le cose le fa a sue spese mi sembra un filo ridicolo. Sicuramente le fa a suo rischio e pericolo, e il suo rischio e pericolo è che qualcuno lo denunci.

Non credo di dover aggiungere altro.

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