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Scegliere di avere un’identità digitale e aprire un blog non è attività per tutti, specie se si decide di fare quello che noi amiamo, la corretta informazione. Sì, perché spesso fare corretta informazione significa fare le pulci a qualcuno, qualcuno che ovviamente non gradirà. L’abbiamo visto coi direttori delle redazioni, che ci guardano spesso con l’odio negli occhi, perché li sbufaliamo spesso e volentieri. Purtroppo se la sono cercata, perché all’inizio scrivevamo alle testate, senza mai trovare dall’altra parte qualcuno che ascoltasse le nostre segnalazioni, e quando l’abbiamo trovato il più delle volte è stato per offendere o giustificarsi, mai per correggere l’articolo inesatto.

Ma ci si limitasse a gente che ci detesta andrebbe anche bene, purtroppo la categoria che più risente dei nostri articoli non è quella dei giornalisti, ma quella di chi con le bufale online ci campa, spesso vendendo “prodotti” fumosi, trattamenti miracolosi, sistemi di guadagno favolosi. Quei soggetti ricevono un vero danno economico dai nostri articoli, ne siamo perfettamente consci, perché l’utente medio che cerca notizie su quel prodotto magari trovando noi rinuncerà all’acquisto/affiliazione/esame.

Ecco, quando si pestano i piedi di quei soggetti spesso la prima cosa che notiamo è un proliferare, nei commenti agli articoli, di testimonial a difendere il buon nome di chi stiamo attaccando. Si passa da quelli che sostengono di essersi curati da tumore/diabete/gotta/miopia/sclerosi/demenza  (no, scusate quella è conclamata, lo sanno anche loro che non ci crederebbe nessuno). Subito dopo iniziano ad arrivare messaggi, mail e lettere minacciose, con intimidazioni a rimuovere gli articoli incriminati. Si va dalle lettere da uffici legali alle mail con minacce di vario genere (la più comune è l’augurio di una malattia grave). Io rigiro tutto alla mio avvocatessa, come le mando gli articoli che vengono ritenuti diffamatori (e spesso anche molti da controllare prima che vengano pubblicati).

La risposta standard è sempre stata:

“Ma questi che cavolo vogliono, l’han letto gli avvocati l’articolo? Non c’è nulla di perseguibile, non c’è diffamazione.”

A oggi, dopo quattro anni di attività, solo una notifica di denuncia ha raggiunto un membro della nostra redazione, denuncia che però si è limitata alla notifica, perché sono passati da mesi i termini perché si procedesse. Tutte le altre millantate non sono mai state spedite, o se lo sono state, a quanto pare gli inquirenti non hanno ritenuto opportuno procedere, le ragioni non le so, può esser che non si siano trovati illeciti, chissà.

Controllare il casellario giudiziario ha un costo in bolli, che onestamente evito volentieri di spendere a ogni piè sospinto, ma periodicamente lo faccio; l’ultima volta qualche tempo fa a mio carico non risultava nessuna denuncia in corso. Ma questo non ferma i fuffari, loro campano di questo, e come sempre invece che portare prove delle loro parole attaccano le persone: molto più facile, ma anche molto più vigliacco.

Vi voglio raccontare una cosa,

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Michelangelo Coltelli

maicolengel at butac punto it