Il paziente infetto ha girato l’Europa?

maicolengel butac 4 Ott 2014
article-post

EBOLA-EUROPA
Da ieri sta circolando questa notizia titolata in maniera molto allarmistica – si sa, Ebola vende!

Ebola, il malato americano ha viaggiato anche in Europa
Caccia a chi è entrato in contatto con l’infettato. Ci sono dei bambini

La notizia può anche esser corretta nel testo, ma il titolo è davvero fuorviante!

L’ordine è quello di evitare il panico, dopo il primo caso di Ebola diagnosticato negli Stati Uniti, ma ogni ora che passa aggiunge particolari preoccupanti a questa storia. Il malato è arrivato dalla Liberia passando da Bruxelles, con il rischio quindi che abbia contagiato qualcuno anche in Europa. Una volta atterrato a Dallas, poi, è entrato in contatto con almeno una dozzina di persone, fra cui diversi bambini in età scolare, che ora sono tutti sotto osservazione.

Vero, verissimo. Il paziente è atterrato a Bruxelles e da lì è ripartito per Dallas. Sarà sicuramente stato in contatto con persone all’aeroporto, ma non aveva febbre; non era ancora in condizioni di contagio. Specificarlo è importante. E invece si prendono per buone le dichiarazioni di un portavoce dell’ONU, non medico, che parla senza aver prima consultato nessuno.
L’allarmismo è da prima pagina, è vero, se il virus mutasse potrebbe anche diventare infettivo per vie aeree. Ma può mutare? Quanto tempo dovrebbe occorrergli per farlo? Vi sono le condizioni per cui questo accada?
Illuminante è un articolo dei primi di Settembre, pubblicato sul Wall Street Journal. Nel pezzo, Scott Gottlieb e Tevi Try prevedevano ciò che sta avvenendo ora: davano per certo che sarebbero arrivati singoli e sporadici casi di ammalati sul suolo americano, la possibilità di miniepidemie anche sul loro territorio. Essi analizzavano anche la possibilità che il virus potesse mutare – una possibilità molto, molto remota, a detta loro – e che Ebola dilagasse negli Stati Uniti – praticamente impossibile. Il concetto è che la cultura medica nei paesi occidentali è molto diversa da quella in Africa. Lo stesso dicasi per l’accesso a tante comodità che non tutti hanno appunto nei paesi colpiti dal virus.
Noi ci laviamo molto più spesso, consumiamo sapone; siamo soliti vedere un medico specializzato, non uno sciamano; abbiamo accesso a medicinali e condizioni di vita migliori. Non abbiamo guerre civili, né territori impervi o mal controllati. Abitiamo in Paesi moderni, ben diversi da da posti come la Liberia. Mettere in quarantena un gruppo di persone non ci spaventa. Se doveste avere il sospetto di esser entrati in contatto con un contagiato, andreste a farsi visitare in un presidio medico del servizio sanitario nazionale, non dalla Maga Magò di turno a farsi levare il malocchio.
Insomma, occorre prestare attenzione e NON creare PANICO.

Su alcune bacheche social da qualche giorno sta facendo la sua comparsa un lungo testo in italiano che parla di poliomielite. Ve lo riporto nella sua interezza: La polio non è scomparsa nel modo in cui pensi che lo sia stata. Cerca su Google perché non vediamo più bambini paralizzati dalla polio. Otterrai una risposta: […]

maicolengel butac | 19 feb 2026

I post sponsorizzati lunghissimi, anche grazie all’uso delle IA generative, stanno andando alla grande sui social network. Oggi ne abbiamo visto uno che comincia così: VETERINARIA CANINA CON 19 ANNI DI ESPERIENZA ROMPE IL SILENZIO: A tutti i proprietari di cani che ogni mese applicano spot-on chimici, collari o danno compresse antiparassitarie pensando di fare […]

maicolengel butac | 17 feb 2026

Oggi siamo molto veloci. Mi hanno mandato un articolo de Il Giornale d’Italia che titola Vaccino Covid, AIFA: “Attesi 78mila morti per effetti avversi, 46mila nei 14 giorni dopo 1a dose e 32mila dopo 2 settimane dalla 2a” – il REPORT In questo articolo si sostiene che AIFA fosse a conoscenza degli effetti avversi mortali […]

Noemi Jr | 13 feb 2026

Su La Verità del 4 febbraio 2026 è uscito un articolo a firma Silvana De Mari dal titolo: I vaccini anti Covid mRNA causano più danni di quanto la gente pensi E fin dal titolo si parte, a nostro avviso, molto male, specie considerando che De Mari è laureata in medicina. Il titolo, infatti, non […]

maicolengel butac | 06 feb 2026