POKEMONCAPACI

Purtroppo tocca parlarne ancora, perché come dimostrano blog e giornali con i loro titoloni siamo di fonte all’ennesimo caso di poca voglia di fare il proprio mestiere:

Da Auschwitz a Capaci, è antietica Pokemon go

Come già detto non mi sono fatto contagiare da questa mania, pertanto perdonatemi se non tutto quanto segue è raccontato utilizzando termini, nomignoli e acronimi corretti.

Questi i fatti: come sanno tanti di voi, il gioco consiste nel girare le città alla ricerca di animaletti posizionati più o meno a caso tramite algoritmi messi a punto dall’azienda produttrice, gli animaletti vanno catturati tramite app del cellulare (che sfrutta la realtà aumentata rendendo il giochino decisamente più interessante), in alcune aree inoltre è possibile allenare i nostri animaletti e farli combattere fra loro, queste aree è capitato siano state identificate anche in zone ritenute eticamente poco corrette, facendo scoppiare la polemica.

Fin qui i fatti, esaltati dai giornali, impugnati come monito verso questo genere di applicazioni; esiste un esposto del Codacons che chiede che l’Italia venga esclusa dalle mappature del gioco, insomma un bel caos.

Ma nessuno sembra domandarsi come funzioni la scelta dei luoghi, tutti sembrano dare per assodato che ci sia un signore che sceglie una ad una le località conscio della loro funzione pubblica. Ma OVVIAMENTE non è così.

Niantic Labs, sviluppatori del gioco, sono l’azienda che aveva creato qualche anno fa Ingress, sempre basato sul girare per le città alla ricerca di portali. Il gioco, seppure meno noto di Pokémon Go, era stato comunque un ottimo successo. I luoghi erano basati su Google Maps, o più precisamente, le location della maggioranza dei portali erano assegnati automaticamente in base al numero di foto di un singolo luogo postate su Google. Quindi location casuali ma molto note e/o frequentate secondo gli algoritmi. Questi dati raccolti su Ingress sono stati rielaborati e utilizzati per Pokémon Go, che in automatico ha assegnato palestre e pokéstop basandosi su quelle location.

Non c’è nessuno da incolpare, se non noi stessi, era ovvio che non potesse esserci un qualcuno incaricato di inserire una a una le posizioni dei vari punti d’interesse, ma che ci si basasse su qualche tipo di dati automatici. Certo ciò non cambia che vedere persone allenare i propri Pokémon dentro Auschwitz o in rotonda davanti a una stele commemorativa può dare fastidio, lo stesso se accede in un luogo di culto, ma ritengo stia all’intelligenza dei giocatori comportarsi come più opportuno.

Non credo serva aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!