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Matteo Achilli : Oggi al Sole24Ore ho parlato in diretta del risultato delle elezioni ponendo l’attenzione sull’importanza che e che devono avere i giovani.

Il giovane qui sopra è un genio: senza fare molta fatica è riuscito a prendersi gioco del mondo della stampa internazionale per un po’ di tempo, e con alcuni, evidentemente, ha ancora una certa credibilità.

Guarda caso Matteo Achilli è stato davvero ospite del Sole24Ore poche ore dopo i risultati elettorali, il suo post su Twitter mi aveva incuriosito visto che il Sole non veniva taggato. Ho pertanto chiesto alla stessa testata se la notizia fosse verificata. Ho ricevuto conferma da qualcuno dietro alla loro pagina Facebook.

Chiamate il Gabibbo

Peccato però che il signore non sia per davvero lo Zuckerberg italiano, come hanno dimostrato svariati servizi, uno tra i tanti fatto da Striscia la Notizia, decisamente molto completo.

Per capirci: BUTAC a febbraio 2017 aveva totalizzato circa 500mila accessi, più di trenta volte quelli di Matteo. Ma a noi nessuno ha dedicato un film (ho in mente almeno dieci trame per sceneggiature diverse, produttori non spingete). In realtà anche noi come Matteo abbiamo trovato spazio sulle testate estere, ma ce lo siamo meritato.

Le analisi di Striscia dimostrano come Matteo Achilli sia un giovane con grandissima iniziativa che sfruttando la rete e le sue capacità è riuscito ad avere una visibilità incredibile, senza però che abbia mai fatto nulla di eclatante per meritarsela. In compenso è riuscito persino ad avere un film che parla della sua giovane vita, The Startup. Una favola, un po’ come chi ha supposte associazioni animaliste e riesce a farsi pubblicare sui giornali ogni due per tre, o i simpaticissimi soggetti dietro a realtà come Agitalia. Tutte persone che non hanno motivo di finire su un giornale, ma che per loro capacità comunicative e/o incapacità giornalistiche delle redazioni a cui si rivolgono trovano posto sui mass media del nostro Paese, e non solo.

Quello che dispiace è vedere come testate blasonate diano spazio arbitrariamente a soggetti che per merito di quella visibilità possono fregiarsi di un’aurea di autorevolezza, quando in realtà non è detto che se la meritino.

Non stupiamoci

Ma non mi stupisco di nulla, visto che nelle stesse ore mi viene riportato uno screenshot che riguarda sempre il Sole e il suo social media manager:

Lo screenshot mostra il post di un lettore sulla bacheca del Sole24Ore, il post riporta un link al nostro articolo sul tagliando antifrode. Chi si occupa di comunicazione per il Sole risponde a quel link con queste parole:

Originale l’idea di postare qui un articolo che inizia con “nessuno ne parla”, a commento di un articolo in cui se ne parla. Cordialmente mlc

Ed è tutta in questa frase la pigrizia del giornalismo italiano (o di chi ne fa le veci). L’articolo che era linkato è vero che inizia con “Nessuno ne parla”, ma perché è quello il messaggio che veniva condiviso viralmente sulle bacheche facebook e che noi trattavamo. Probabilmente il lettore voleva aiutare il Sole a fare un servizio completo, e linkando il mio articolo dava la possibilità alla testata di vedere cosa stava circolando in merito. Il social media manager del Sole non ha fatto lo sforzo di aprire il link, ha commentato senza neppure provarci, dimostrando, a mio avviso, pigrizia e mancanza di rispetto nei confronti del lettore.

La finanza islamica

Non dobbiamo pertanto stupirci se notizie inventate, come quella sulla “finanza islamica sbarcata in Italia“, riescano a finire su testate nazionali. Vengano accettate e trasmesse ai propri lettori senza alcuna verifica dei fatti. Come spiegava Matteo Salvia nel suo servizio su Vice:

Venire ripreso da una fonte ti fa finire su un’altra e poi su un’altra ancora, e così via. Qualche tempo fa ho seguito l’epopea di Alessandro Proto che proprio su questa cosa ci ha costruito una carriera: per anni è riuscito a spacciarsi per finanziere milionario, promessa del centrodestra e amico personale di Trump, il tutto semplicemente mandando dei comunicati stampa alle redazioni dei giornali in cui diceva che il suo gruppo immobiliare stava trattando questo o quell’altro affare con un personaggio famoso. In pratica ha applicato quella famosa frase di Goebbels: ha ripetuto una bugia un certo numero di volte finché non è diventata vera.

Alla massima di Goebbels ci abbiamo fatto il callo. La usano tutti, dai fautori delle pseudoscienze (Di Bella, Wakefield e compari e la lista è lunga) ai complottisti, da chi spaccia fuffa per campare a chi ci crede per davvero.  Salvia ha dimostrato che oggi non serve più ripetere quella bugia tante volte, basta essere bravi con comunicati stampa e presenza digitale. Sarebbe bello che Vice si occupasse anche del nostro amico Lollo, chissà che non ne salti fuori un bel servizio.

Concludendo

La cosa che mi fa più rabbia è che faccio domande a giornalisti e redazioni con regolarità, spesso via social a volte via mail. Quasi tutti i giornalisti stranieri mi rispondono nel giro di 24 ore, pur essendo per loro un totale sconosciuto. Cerco di parlare con le redazioni italiane o gli autori di articoli che mi sono stati segnalati e sono più le volte che nessuno risponde, rari casi sono Anna Masera de la Stampa, che oserei definire una vera signora del giornalismo italiano, ed Enrico Mentana che non necessita di titoli.

Forse è anche da qui che dovrebbe partire una rivoluzione nel campo dell’informazione, ma questo come sempre è solo il parere di un minuscolo blogger.

Rallentate, riflettete, verificate…

maicolengel at butac punto it

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