Renzi, mutui, spread e politica

maicolengel butac 28 Mag 2018
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L’informazione politica va alla grande. Una crisi di governo come quella attuale regala alle testate più legate alla politica che all’informazione la possibilità di sbizzarrirsi passando ai propri lettori l’informazione che più gli aggrada.

Social e Renzi

Un attento lettore mi fa notare come Matteo Renzi in un post su Facebook abbia detto una bufala. Il post dell’ex presidente del consiglio è questo:

Matteo Renzi

Lo spread sale ai massimi dal 2013.
Non pensate che sia una notizia tecnica perché purtroppo riguarda la nostra vita. Dai prossimi giorni – infatti – i mutui per le famiglie costeranno di più, l’accesso al credito per le piccole imprese sarà più difficile e pagheremo di più gli interessi sul debito pubblico.
Chi è il colpevole? Non c’è nessun complotto, non guardate Bruxelles, non è colpa dei mercati finanziari.
Il responsabile ha sempre un nome, in questo caso due cognomi: Salvini e Di Maio.
Se sale lo spread è grazie al teatrino incredibile di questi giorni.
Da 84 giorni questi signori stanno prendendo in giro tutti gli italiani, anche quelli che li hanno votati. L’aumento dello spread dipende da ciò che hanno detto e scritto nelle varie bozze del contratto di governo: tagliare 250 miliardi di debito, minibot e altre amenità.
Quando proveranno a fare ciò che hanno promesso (Fornero, Flat Tax, reddito di cittadinanza) e scopriranno che non ci sono soldi, allora sì che ne vedremo delle…brutte.
Spero che sia chiaro a tutti perché ho insistito tanto perché il PD non facesse l’accordo con nessuno di questi signori.
Con noi lo spread è sceso, il PIL è ripartito, i posti di lavoro sono aumentati. Ora che tocca a loro, l’inizio è balbettante. E il conto lo pagheranno gli italiani.
Caro Salvini, caro Di Maio: se volete sapere di chi è la colpa dello spread che sale non fate dirette Facebook urlando contro l’Europa: fatevi un selfie. Se aumenta il costo dei mutui, la responsabilità è solo vostra.

Il post è lunghetto, ed è politica, si denigra l’avversario, facendo, tra le altre, affermazioni ben precise:

Lo spread sale ai massimi dal 2013.
Non pensate che sia una notizia tecnica perché purtroppo riguarda la nostra vita. Dai prossimi giorni – infatti – i mutui per le famiglie costeranno di più, l’accesso al credito per le piccole imprese sarà più difficile e pagheremo di più gli interessi sul debito pubblico.

Tre singoli fatti che sarebbero, secondo Renzi, direttamente collegati allo spread.

Matteo Renzi sbaglia

Su tre affermazioni che fa una è completamente errata: i mutui non aumenteranno e comunque non sono legati allo spread. I mutui sono basati sull’Euribor, non legato al rendimento di BTP e BUND.

È però vero che l’accesso al credito per le piccole imprese sarà più difficile, ma non per colpa dello spread, come spiega Mario Neri su NextQuotidiano:

 È giusto poi sostenere che l’accesso al credito per le piccole imprese sarà più difficile (se ovviamente questo trend continua), ma per questioni differenti e non correlate allo spread (le banche dal 2018 fanno i conti con i principi contabili IFRS9). Questo perché i titoli di lunga scadenza che le banche hanno in pancia, a tasso fisso, hanno un deprezzamento. Che incide sui bilanci, già provati, in tema di accantonamenti, dall’introduzione di IFRS9. In questo caso l’allargamento del differenziale tra Btp e Bund potrebbe scoraggiare le banche a erogare prestiti a famiglie e imprese, che potrebbero rivedere al rialzo gli interessi chiesti sui NUOVI mutui.

Avete letto fino all’ultima riga? Fatelo. I mutui attivi non aumenteranno, ma è possibile che sui nuovi mutui vengano chiesti interessi al rialzo. Questo non è un rischio da sottovalutare.

È corretto invece sostenere che si pagheranno più interessi sul debito pubblico, spiega Dino Pesole sul Sole 24 Ore del 26 maggio:

Lo spread che infrange la soglia dei 200 punti base è un segnale da non sottovalutare. Se il costo di finanziamento del nostro debito pubblico continuasse a lievitare, si supererebbe il tetto dei 63,5 miliardi di spesa per interessi fissato dal Def, con conseguenze immediate per i nostri conti pubblici.

Occorrerebbe farvi fronte a partire dalla prossima manovra di bilancio, se non prima, con il conseguente, inevitabile congelamento e rinvio a tempi migliori di buona parte delle promesse elettorali, puntualmente ribadite nel cosiddetto “contratto di governo”.

Quindi su tre precise affermazioni una è errata, una è imprecisa, una è perlopiù corretta. Giustissimo far presente la bufala. Ma le testate più politicizzate, consce dell’attenzione media del lettore, evidenziano solo la bufala.

IL FQ: Renzi attacca con la bufala spread-mutui

Peccato che gli altri due dati riportati da Renzi, seppur imprecisi, possano avere conseguenze per i cittadini, e sarebbe corretto informarli fin da subito. Non farlo significa cercare facile consenso. Sia chiaro, leggendo con attenzione gli articoli spiegano meglio i dati, ma l’evidenza è incentrata sulla bufala.

Non è giornalismo, è politica.
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