Renzi, Srebrenica e i social network

maicolengel butac 12 Lug 2015
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RENZISREBRENICA
L’11 luglio è l’anniversario del massacro di Srebrenica, un tragico episodio di una guerra vicinissima a noi ma di cui si parla sempre troppo poco.
Il nostro premier Matteo Renzi ha scelto di ricordare la cosa, nella maniera in cui fanno i giovani, usando i social network. Peccato non saperli usare appieno, e cadere in una piccola gaffe. Alle 9:06 il giovane premier ha postato questo testo:

Ho molti ricordi del luglio del ’95: la vittoria di Sampras su Becker a Wimbledon in 4 set, Indurain che stava per vincere il quinto Tour, le proteste per gli esperimenti nucleari a Mururoa, una canzone di Pino Daniele che trasmettevano sempre in radio, l’esame di Filosofia del Diritto. Ma di quello che era successo a Srebrenica in quei terribili giorni di luglio si seppe pochissimo per molto tempo. E quando ricevemmo notizia, rimanemmo tutti sgomenti.
A poche centinaia di chilometri dalle nostre case, parole come pulizia etnica e genocidio che speravamo rimanessero solo nei ricordi drammatici dei nostri nonni erano di nuovo atrocemente realtà in Bosnia, qui in Europa. L’11 luglio del 1995, più di 8000 musulmani, compresi anziani donne e bambini, furono trucidati dalle milizie serbe e gettati in fosse comuni, sotto gli occhi indifferenti dell’Europa e del mondo.
C’è una nenia che ricorda le vittime, si chiama L’Inferno di Srebrenica e fa così: ‘Sorella, fratello, vi sogno ancora ogni notte/ non ci siete, non ci siete, non ci siete / vi sto cercando, vi sto cercando, vi sto cercando / ovunque io vada, vi vedo / mamma, sorella, perché non ci siete’. A sentirla mette i brividi, ancora oggi.
Ci sono molte responsabilità, innanzitutto politiche, per quello che è successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione è cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai più permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico è nato lì, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica. L’Unione europea è nata per portare pace e prosperità nel continente, l’allargamento ad est avvenuto in questi 10 anni ha avuto questo obiettivo. Non abbiamo mai pensato che il nostro compito fosse costruire soltanto un’unione monetaria, piuttosto una comunità politica, un’Europa dei popoli.
E in proprio in questi giorni la commemorazione del massacro di Srebrenica ha un peso maggiore: ci obbliga a ricordare i valori fondanti dell’Europa e a rinnovare l’impegno a costruire un luogo di pace e di futuro per i nostri figli.

Molto di quanto scrive è condivisibile, forse avrei evitato di ricordare Wimbledon e il Tour, ma capisco lo scopo. Far capire la sua giovane età all’epoca, uno studente appassionato di sport curioso di quanto succedeva nel mondo ma anche appassionato di musica leggera. Benissimo, poi passiamo alla parte seria, quella dove si cerca di riportare nei ricordi di chi legge una tragedia di cui si parla sempre molto poco, gli 8000 civili musulmani uccisi dalle milizie serbe. C’è un piccolo problema però nei ricordi del premier. Il quale si accorge della cosa solo alle 09:44:

A poche centinaia di chilometri dalle nostre case, parole come pulizia etnica e genocidio che speravamo rimanessero solo nei ricordi drammatici dei nostri nonni erano di nuovo atrocemente realtà in Bosnia, qui in Europa. L’11 luglio del 1995, più di 8000 musulmani furono trucidati dalle milizie serbo-bosniache e gettati in fosse comuni, sotto gli occhi indifferenti dell’Europa e del mondo.
 

Non è un grande errore, sia chiaro, probabilmente una memoria errata, ma la frase sicuramente faceva più effetto con l’inserimento di donne e bambini, quando in realtà i fatti erano altri, come ci ricorda la stessa wikipedia:

…l’11 luglio l’esercito serbo-bosniaco riuscì ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica. Gli uomini dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per procedere allo sfollamento, in realtà vennero uccisi e sepolti in fosse comuni.

È bellissimo che i politici usino i social network, ma dovrebbero sempre ricordarsi regole basilari, prima di pubblicare una cosa sui social è sempre buona pratica verificare i dati, specie se si è un personaggio pubblico, come nel caso in questione. Un post di un “vip” viaggia molto veloce, passa informazioni in maniera istantanea a diverse migliaia di persone in un  solo secondo, e più sono le condivisioni più quel post (con affermazioni non verificate) girerà, si fa presto a farle prendere per buone da tanti. Non so quanti abbiano letto il post di Renzi in quella mezzora abbondante, non ha totalizzato le migliaia di condivisioni di altre notizie.
Ma è una lezione per il futuro:
ricordarsi sempre di fare fact checking, e magari se si sbaglia spiegare l’errore ai propri lettori. Segnalare le rettifiche è sempre importante, dimostra onestà nei confronti di chi legge, mostra che non si ha paura del proprio errore, e che è stato fatto in buona fede. Renzi la segnalazione di rettifica al momento non l’ha fatta! Chissà magari ci legge e la fa…
maicolengel at butac.it
 

No, qui nessun fact checking, ma credo che – visto il momento storico che stiamo vivendo – ci siano notizie che, proprio perché sulla stampa italiana trovano pochissimo spazio, meritino di essere rilanciate come possibile. Parliamo sempre della morte del 37enne Alex Pretti, morte in seguito alla quale l’Homeland Security ha pubblicato questo comunicato: At […]

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