Riceviamo e volentieri pubblichiamo: una testimonianza sul metodo Di Bella

Redazione Butac 15 Mag 2020
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Un lettore mi ha girato una mail che ha inviato alla redazione di Radio Radio, di cui abbiamo parlato in merito all’intervista a Shiva Ayyadurai da loro mandata in onda qualche settimana fa.

Il nostro lettore, dopo una piccola premessa su Shiva, che ho eliminato in quanto non pertinente al tema della mail, parla di un metodo per curarsi dai tumori che qui su BUTAC ha già trovato spazio. Ma qui si parte da un’esperienza personale e diretta.

Vi lascio alla lettera (in alcuni punti sono dovuto intervenire lievemente per rispetto della privacy di chi si potrebbe identificare):

… vi scrivo per parlare di una faccenda nostrana. Mi chiedo con quale coraggio si possa parlare della vicenda Di Bella nei termini da voi usati.

Io ci sono stato dentro fino ai capelli. Mia moglie è stata visitata a Modena ed il professore ha detto che stava bene, ma noi eravamo andati da lui perché le avevano scoperto una recidiva polmonare che l’ha portata alla morte poco più di un anno dopo. Ho una diagnosi manoscritta del professore, ancora la conservo. Due pagine scritte fitto fitto, in cui diceva che secondo lui non aveva nulla.

Intanto in occasione di altri contatti con la cerchia del professore, ho conosciuto tante storie poco edificanti. Per fare sensazione, Il figlio raccontava del padre che, disgustato dell’ Italia, voleva andare all’ estero e fermarsi in Canada. Tutto falso, me lo ha confermato una volontaria di Modena, il figlio parlava così solo per alzare la tensione intorno al caso e spaventare gli ammalati sul rischio di perdere la possibilità di accedere alla cura. Un’ altra volontaria per telefono mi ha raccontato di tutti i movimenti di persone e danaro, gestiti dal figlio e dai suoi fiduciari, che facevano il bello ed il cattivo tempo intorno alla gallina dalle uova d’ oro. In quei giorni sono stato anche alla sede di Roma, dalle parti di Primavalle, Via Battistini, ed ho constatato di persona che anche lì la responsabile gestiva tutto in regime di potere assoluto.

Per finire, accompagnando mia moglie al Regina Elena, ho incontrato un “miracolato”, che insieme con la moglie era stato in televisione. Ma non era tanto miracolato. All’ ambulatorio della terapia del dolore, dove ormai c’ eravamo ridotti anche noi, lo hanno fatto passare appena arrivato, tanto stava male, e da dietro la porta io lo sentivo rantolare, mentre lo medicavano. Solo rantoli si sentivano, neppure dei gemiti, tanto era debilitato.

Infine io ero in collegamento con altre due famiglie di ammalati che seguivano la cura Di Bella, ma per loro e per mia moglie non è servita a nulla. Credo che sulla materia della salute si debba essere molto prudenti, senza sfruttare le ansie e le giuste speranze della gente. Chi lo fa si assume una grande responsabilità.

Non credo vadano aggiunte altre parole a questa lettera. Ma giusto per non farci mancare nulla qui potete trovare tutte le volte che abbiamo parlato del Metodo Di Bella su BUTAC.

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