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maicolengel butac 15 Mar 2016
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BIMBA-CAPPOTTO-ROCHELLE
Negli ultimi tre giorni leggo, Il Mattino, Direttanews, Newsitaliane hanno toccato vette alte di clickbaiting, alla ricerca della notizia virale! Così ci racconta Leggo:

Domenica 13 Marzo 2016, 15:11

di Federico Tagliacozzo

Una bambina di tre anni rifiuta di togliersi il cappottino, la maestra la uccide fracassandole il cranio. E’ una storia di una violenza inaudita quella appena arrivata dagli Stati Uniti: Autumn Elgersma, bambina di tre anni, è stata scaraventata con violenza a terra dalla sua maestra di asilo, per essersi rifiutata di obbedire. La caduta le ha procurato delle fratture al cranio che le hanno causato ferite al cervello risultate fatali. La responsabile del folle gesto, Rochelle Sapp, responsabile dell’asilo di Orange City, nell’Iowa. È stata arrestata dalla polizia.
La bambina, dopo aver trascorso due giorni in ospedale, è morta giovedì scorso per le gravi ferite riportate al cervello. Lo riferisce la tv locale Ktiv. Le autorità hanno spiegato che Rochelle Sapp gestiva un asilo nella città di Orange City. Il 29 ottobre, subito dopo l’incidente, la maestra aveva chiamato al telefono i genitori della bambina dicendo che la piccola era caduta dalle scale. La madre, arrivata di corsa nell’asilo ha preso la piccola e l’ha portata di corsa in un ospedale locale. Da lì è stata trasferita in un centro traumatologico situato a Sioux Falls. I medici della struttura hanno diagnosticato fratture al cranio e un trauma al cervello. Due giorni dopo è morta.

La stessa identica storia sugli altri quotidiani, subito alcuni di voi me l’hanno segnalata, perché i fatti sembrano incredibili. Purtroppo la notizia è vera, e tragica. Ma aspettate un attimo, la stessa mi era stata già segnalata, presa dal Daily Mail.

dailymailrochelle

Avete notato la data? 6 dicembre 2013, due anni fa abbondanti. E il racconto è esattamente lo stesso, come riporta Leggo la bimba è morta di giovedì, ma non giovedì scorso, 10 marzo 2016, bensì  il 31 ottobre 2013,

Io capisco che la notizia potesse risultare succulenta, ma sarei davvero curioso di capire chi l’ha passata a così tanti giornali da trasformarla in “pubblicabile” senza alcuna verifica. Perché bastava cercare un secondo in rete il nome della bimba per accorgersene:

rochellesapp

Sì è vero, la notizia la si trova sino al 2015, ma solo perché ci sono aggiornamenti sul caso. La “tata” colpevole difatti è prima stata condannata a 100 anni di galera, poi nel 2015 con la sentenza in appello la pena è stata ridotta alla metà. 50 anni di galera, in realtà come si evince dalla lettura la Sapp era stata condannata per due diversi crimini, in entrambi i casi a 50 anni, da sommare una condanna a seguito dell’altra quindi in tutto 100 anni, ma in appello trasformati come “in contemporanea”. Quindi di fatto la Sapp sconterà le due pene allo stesso tempo e la condanna risulterà la metà di quanto inizialmente sentenziato.

Ma tutto questo nessuna delle testate italiane lo sa, perché nessuna ha fatto lo sforzo minimo di andare a verificare una velina che qualcuno gli ha passato, questo dovrebbe davvero dirci qualcosa su dove stia andando a finire il mestiere più bello del mondo. Sì lo so, in tanti mi diranno che ci è già finito da tempo, ma io non sono d’accordo, esistono ancora tantissimi bravi giornalisti che però vengono ogni giorno immolati sull’altare del marketing. I fatti e le notizie attuali e verificate spesso non sono degni di uno scoop acchiappaclick, prendere notizie possibilmente virali come questa e ridistribuirle invece è un affarone.

Qualcuno ha anche avuto il coraggio di firmarli, questi articoli.

Mi lascia ancor più dubbioso il fatto che la stessa notizia sia rimbalzata su un sito che si occupa di scuola. Sito che dovrebbe quindi in teoria occuparsi di informazione sul mondo dell’istruzione. Ma che messaggio passiamo se neppure le notizie che filtriamo le verifichiamo? Poi non sorprendiamoci se alleviamo una generazione di boccaloni bravissimi a stare sui social network ma pressoché incapaci ad usare lo strumento informatico.

Suvvia. Un po’ di serietà.

maicolengel at butac.it

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