Oggi un piccolo sfogo su come il giornalismo italiano stia contribuendo al caos informativo di questo lockdown da emergenza sanitaria. Il 17 marzo 2020 su Il Foglio compariva un articolo firmato dall’amico Enrico Bucci insieme a Gennaro Ciliberto. Titolo dell’articolo:

Cosa sappiamo (davvero) del farmaco anti-malaria che potrebbe curare il Covid-19

L’articolo era molto interessante, come tutti quelli di Bucci, e spiegava perché occorre cautela nel dare determinate informazioni. Tutto il pezzo analizzava le dichiarazioni di Didier Raoult sulla clorochina, farmaco anti-malaria che secondo il virologo francese può essere una potenziale cura.

Le conclusioni dell’articolo di Bucci e Ciliberto erano queste:

Prima i dati, poi i video e le dichiarazioni stampa: chiediamo anche alle testate giornalistiche italiane di fare proprio questo principio di sobrietà comunicativa, in un momento in cui le persone sono più che mai vulnerabili alla cattiva informazione.

Dati nuovi non sono stati pubblicati, siamo al 24 marzo 2020, ieri FanPage ha titolato:

Coronavirus in Francia, un infettivologo afferma di aver trovato la cura: è un farmaco antimalarico

Come nei giorni precedenti avevano fatto altri, da Il Messaggero a il Giornale, ovviamente passando per tutte le altre testate che sulle notizie in merito al CoVid-19 stanno tentando di riscattare mesi (o anni) di basse visite.

Titoli così:

Coronavirus, virologo francese: «Farmaco anti-malaria può guarirlo»

Un nuovo farmaco dà speranza “È un antimalarico e funziona”

Coronavirus, il farmaco contro la malaria funziona in 3 casi su 4

Coronavirus: “Sappiamo guarirlo”, annuncio del virologo francese

Sia chiaro, Bucci e Ciliberto dicono chiaramente che considerano la clorochina una molecola promettente nel trattamento della CoVid-19. Ma come sapete se leggete BUTAC da tempo, tra il dire che una cosa è promettente e dire che funziona con certezza ci passa un mare. Un mare fatto di test e studi, che devono produrre risultati verificabili e replicabili.

Perché i giornalisti italiani invece si lasciano affascinare da ogni comunicato stampa che viene girato loro? Perché le redazioni non scelgono di avere seri consulenti scientifici che scrivano articoli e titoli degli stessi?

Perché bisogna passare le giornate a spiegare ai lettori che “no quel farmaco non è in commercio” “no non ci sono ancora studi a supporto” “no, non potete comperarlo in farmacia” ecc ecc? Tutte cose a cui un giornalista dovrebbe pensare prima di mettersi davanti al PC a scrivere il suo pezzo. E invece vige il menefreghismo più assoluto, poco conta se la molecola sia o meno promettente, poco conta se ci siano dati a supporto o meno. Qualcuno ha detto che funziona, è medico, mettiamo la notizia in prima pagina caratteri cubitali.

Io voglio sperare che qualcuno, passata quest’emergenza, presenti il conto a queste redazioni. Vedete, io ritengo quello del giornalista uno dei mestieri più importanti al mondo, si ha il compito di tenere informata la gente. Specie in momenti come quello attuale avere informazione corretta è importantissimo. Continuare a vedere giornalismo cialtrone che cerca di raccattare like senza dare vera e corretta informazione mi fa male.

Specie quando poi vedo che grazie all’esposizione mediatica che viene data a determinate notizie ci sono soggetti che impongono sperimentazioni di farmaci senza che la scienza li abbia trovati promettenti.

Riporto sempre dall’amico Enrico Bucci un’altra frase di un suo articolo, pubblicato su Cattivi Scienziati, in merito alla sperimentazione autorizzata riguardo l’Avigan:

…è mai possibile passare in meno di una settimana da un video su YouTube ad una sperimentazione autorizzata da un’agenzia nazionale che dovrebbe valutare approfonditamente quali farmaci immettere nelle varie sperimentazioni contro un virus pericoloso?

Da quando in qua le sperimentazioni iniziano perchè “il popolo lo vuole”?

Vogliamo forse ripetere l’esperienza di Stamina, del protocollo Di Bella o del siero di Bonifacio?

Non credo di dover aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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