Aiuto, la teoria gender…

Cerchiamo di fare chiarezza riassumendo undici anni di nostri articoli sul tema

maicolengel butac 27 Mag 2024
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Da anni non ci capitava di parlare di “teoria gender”, e oggi lo facciamo con riluttanza avendo davvero tanti articoli che spiegano le cose per filo e per segno. Purtroppo però sono articoli scritti pre-pandemia, oggi malamente indicizzati e su cui in pochi capitate durante le vostre ricerche online.

FONTE Il Manifesto

Oggi – visto appunto quante volte abbiamo trattato la materia – abbiamo cercato di riassumere in un singolo articolo quanto riportato in undici anni di smentite e approfondimenti sul tema. Quanto segue speriamo possa aiutarvi a comprendere quanto certi politici e giornalisti vi stiano prendendo per i fondelli quando usano il termine “teoria gender”.

Nel farlo abbiamo scelto, per una volta, di usare solo link a nostri vecchi articoli. Non amiamo l’autoreferenzialità, ma in tutti quegli articoli le fonti sono linkate: avendo già fatto quella fatica negli anni scorsi, quindi, troviamo sciocco rifarla oggi.

Un nome nato per spaventare

La “teoria gender” come viene presentata dai suoi detrattori è una costruzione inventata per polarizzare l’opinione pubblica. Non esiste un’ideologia unica o una teoria specifica che miri a confondere i bambini sul loro genere o a promuovere un’agenda particolare. Questa narrazione viene utilizzata per creare panico e ostacolare programmi educativi che nella realtà dei fatti sono nati solo ed esclusivamente per promuovere la parità di genere e il rispetto per le diversità​.

FONTE: Korazym.org

Quindi chi combatte la “teoria gender” conta che la parità di genere non venga mai raggiunta e si resti ancorati a quei concetti di famiglia tradizionale con la mamma a casa a cucinare, lavare i piatti, crescere i bambini, e il papà a faticare fuori casa per portare a casa lo stipendio. La donna, secondo questi soggetti, ha come scopo principale quello di procreare, tutto il resto è subordinato.

Il primo problema è che, usando il termine “teoria gender”, i suoi fieri oppositori danno a intendere a chi non ha voglia di approfondire che si stia in realtà parlando delle istanze della comunità LGBTQ+, ovviamente anch’esse rappresentate nello scenario di una parità di genere inclusiva e rispettosa delle diversità, ma che ne sono comunque solo una parte.

Educazione all’affettività e rispetto per gli altri

I programmi educativi che vengono accusati di propagandare la “teoria gender” in realtà mirano a insegnare ai bambini il rispetto reciproco, l’importanza dell’uguaglianza e la comprensione delle differenze. Ad esempio, il “Gioco del rispetto” è un’iniziativa che incoraggia i bambini a superare gli stereotipi di genere attraverso attività ludiche, senza alcuna intenzione di confondere l’identità di genere dei partecipanti​. E invece è solo su quest’ultima narrazione che si concentra la disinformazione dei detrattori, dando a intendere a genitori ignari che a scuola si cerchi di confondere i bambini, spingendoli forzatamente a diventare quello che non sono.

Le smentite che non vengono riportate

Molti degli articoli che negli anni hanno diffuso disinformazione sulla materia, spaventando i genitori di bambini in età scolastica, sono stati smentiti anche da fonti autorevoli, peccato che raramente i media che li avevano cavalcati e condivisi nella maniera errata abbiano pubblicato correzioni e smentite rendendo cosciente il proprio pubblico delle bugie che avevano riportato. Tanto non subiscono comunque alcuna conseguenza da questo genere di comportamenti. Emblematico è il caso delle presunte “nozze gay” che sarebbero state simulate in una scuola, che dovemmo trattare nel 2017.

Concludendo

La “teoria gender” come presentata da alcuni media e politici è un mito creato per alimentare disinformazione e paura. Gli studi di genere e i programmi educativi mirano a promuovere una società più equa e rispettosa delle differenze, basandosi su evidenze scientifiche e ricerche approfondite. Per un’analisi dettagliata e ben documentata sulla questione, consigliamo di recuperare gli articoli di BUTAC linkati poco sopra, che smontano sistematicamente queste falsità con dati e fatti concreti.

Qualche fonte extra BUTAC:

redazione at butac punto it

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