Un nuovo tribunale islamico che impone la Sharia
Arrivano anche in Italia i "tribunali islamici" - e nessuno sembra avere intenzione di spiegare cosa siano davvero...

C’è una notizia che nei giorni scorsi ha fatto il giro delle testate italiane, e anche delle bacheche di tanti politici – o wannabe tali – esponenti delle destre italiane.

Qualche testata usa le virgolette sulla parola tribunale, qualcun’altra su tribunale islamico, e qualcuno non usa nulla. Ma i titoli, li vedete, sono abbastanza chiari: a Padova ci sarebbe un tribunale islamico che applica la Sharia.
Su BUTAC abbiamo già trattato la notizia, o meglio abbiamo già trattato la stessa notizia quando riguardava una forma simile di “tribunale” in UK, sfruttata dalle destre locali e nostrane per spingere su sentimenti islamofobici.
All’epoca scrivevamo:
… gli Sharia councils, ovvero uffici in cui esperti delle leggi musulmane aiutano a dirimere dispute familiari o matrimoniali. Si tratta però di uffici privati, che non hanno alcun valore legale o vincolante per la legge britannica. Sono paragonabili ai tribunali rabbinici per gli ebrei ortodossi. Giusto perché lo sappiate, quello rabbinico esiste in Italia fin dal 2008.
La storia però si discosta da quella inglese, e va raccontata per bene, perché raccontarla male è esattamente quello che rimproveriamo agli altri.
I fatti noti
Il “tribunale” di Padova non è un tribunale. È una camera arbitrale, un’associazione non riconosciuta costituita il 3 marzo 2026, che amministra arbitrati tra privati. A differenza degli Sharia councils britannici, però, dichiara di fare arbitrato rituale ai sensi del Codice di procedura civile, e sulla sua homepage rivendica di decidere secondo la Shari’a. Quindi no, non è un circolo di discussione. Ma non è nemmeno quello che vi stanno raccontando. Le informazioni essenziali:
- All’arbitrato si va solo se entrambe le parti lo scelgono per iscritto. Nessuno può esservi trascinato.
- Si può arbitrare solo su diritti disponibili: contratti, crediti, affari. Matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, status delle persone sono esclusi per legge.
- Il lodo diventa esecutivo solo dopo il decreto del tribunale, ed è impugnabile se contrario all’ordine pubblico. Una spartizione ereditaria che discrimina le figlie non passa.
Aggiungiamo un dettaglio che nei titoloni non trovate: l’UCOII, la principale organizzazione delle comunità islamiche italiane, ha preso le distanze, definendo la Camera “sedicente” e i promotori sconosciuti alle comunità. Il fondatore è un avvocato, docente a contratto di diritto internazionale all’Università di Padova.
Il 7 ottobre la Lega si accoda all’esposto di Futuro Nazionale, e Adnkronos e Il Giornale riprendono quanto sostenuto da Salvini e dalle sue eurodeputate:
Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega (PfE), ha scritto alla Procura di Padova proprio a proposito del “primo tribunale islamico in Italia”. Lo annuncia lei stessa a margine dei lavori della plenaria del Parlamento europeo, nel giorno del dibattito sulla risoluzione presentata dal gruppo dei Patrioti sull'”entrismo islamico” e sulla rete dei Fratelli musulmani. Secondo Cisint, a Padova è stato scoperto un organismo che dichiara di affrontare gli arbitrati secondo i dettami islamici della sharia: “dimostrazione che ciò che diciamo è realtà”.
La risoluzione, a prima firma Susanna Ceccardi, chiede la messa al bando dei Fratelli musulmani e delle organizzazioni affiliate. Cisint parla di “un tema gravissimo, il cancro di questi tempi”, sostenendo che le organizzazioni islamiste siano già presenti nella società italiana ed europea e agiscano anche con “un metodo molto moderato”, restando nel sistema sociale e nelle associazioni. Secondo l’eurodeputata, rapporti di Paesi come Germania, Austria e Francia indicano come obiettivo la sovversione della democrazia.
L’8 ottobre arriva Rosanna Conte, consigliera regionale della Lega:
Quanto sta accadendo a Padova è gravissimo e assolutamente inaccettabile. Un finto organismo arbitrale che nasconde in realtà un ‘tribunale islamico’ nel cuore del Veneto. È una provocazione intollerabile. È l’ennesima prova di una colonizzazione islamica strisciante. Vogliono imporre un sistema giuridico parallelo a casa nostra.
Il 9 l’affondo di Belpietro:
Sottomissione in corso, arriva il tribunale islamico
Il nostro Ministro della Giustizia che dice?
L’11 ottobre arriva anche il parere del nostro Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che, secondo il Corriere Veneto, bolla la faccenda come “metafisica” sostenendo che si tratti di qualcosa che non si può nemmeno prendere in considerazione. Titolone perfetto per gli articoli che devono fare clickbait. Peccato però che nello stesso articolo, poche righe dopo, Nordio contraddica quel titolone spiegando che, nell’ambito dei diritti disponibili, si possono trovare forme di accordo ispirate a una legge religiosa, a una legge laica o ad altri principi etici, e che questo “fa parte di tutti i Paesi civili”.
Quindi, riassumendo, secondo il ministro della Giustizia, una camera arbitrale che decide su diritti disponibili ispirandosi a una legge religiosa da un lato non si può nemmeno prendere in considerazione, dall’altro è una cosa normale in tutti i Paesi civili.
Il giorno prima delle dichiarazioni di Nordio alcuni giuristi avevano spiegato allo stesso Corriere Veneto che la Camera ha il diritto di esistere. Ma “il diritto di esistere” non attira i click quanto “non si può nemmeno considerare”.
Concludendo
La struttura di cui si parla esiste dal 3 marzo 2026, data dell’atto costitutivo pubblicato sul suo stesso sito. Sette mesi in cui nessuno dei sedicenti difensori della civiltà occidentale se n’è accorto. È diventata un’emergenza a inizio ottobre, dopo l’esposto di un esponente di Futuro Nazionale, rilanciato dalla Lega guarda caso nel giorno in cui a Strasburgo si discuteva la risoluzione dei Patrioti sull’entrismo islamico.
Chi cavalca la storia dei “tribunali islamici” senza spiegare questi dettagli sta facendo quella che si chiama malinformazione, la peggior forma possibile di disinformazione. In un paese con giornalisti seri questo sarebbe spiegato con rigore e spirito critico, in Italia si sfrutta la notizia per generare traffico sulle prime pagine dei giornali.
Stiamoci attenti, perché chi diffonde questa malinformazione è entrato in modalità campagna elettorale, diffidate di quanto riportano le loro bacheche, i contenuti disinformativi spesso superano quelli verificati.
maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.
Immagine di testa di Sidik Kurniawan su Unsplash