Trump, il paracetamolo, l’autismo

Dopo trent'anni di studi su milioni di individui che hanno escluso esista un solo fattore scatenante per l'autismo, ecco che arriva il POTUS e decide che è tutta colpa del paracetamolo in gravidanza

maicolengel butac 24 Set 2025
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Quanto segue è un articolo scritto da chi non ha studiato medicina, ma nei prossimi giorni verrà pubblicato un approfondimento da parte della nostra Noemi Jr, che quegli studi li sta per completare.


Il presidente degli Stati Uniti il 22 settembre 2025 ha annunciato in pompa magna (dopo averlo anticipato durante il memorial in onore di Charlie Kirk) di avere scoperto la causa dell’autismo dei disturbi dello spettro autistico. L’annuncio ha immediatamente scatenato reazioni sia da parte della comunità scientifica che dell’opinione pubblica. Peccato che, come troppe altre dichiarazioni dell’attuale POTUS, anche questa sia stata fatta senza portare alcuna nuova evidenza scientifica.

L’ipotesi paracetamolo (Tylenol)

Nel corso della conferenza stampa, Trump ha affermato che l’assunzione di acetaminofene (negli States principio attivo del Tylenol, in Europa paracetamolo) in gravidanza aumenterebbe il rischio di disturbi dello spettro autistico nei bambini.

Robert Kennedy Jr, segretario della Salute del governo Trump, ha rincarato la dose aggiungendo che il suo dipartimento e l’FDA sarebbero pronti a rivedere le etichette del farmaco per includere il nuovo avvertimento.

Gli esperti hanno respinto l’allarme lanciato da Trump, definendolo privo di fondamento scientifico. Numerosi sono gli studi, incluso uno portato avanti su 2,4 milioni di nascite (in Svezia) nel 2024, che non hanno riscontrato alcun legame tra esposizione al paracetamolo in gravidanza e successivo sviluppo di autismo o altri disturbi del neurosviluppo.

Le federazioni e associazioni di medici sparsi per il mondo parlando di “paura ingiustificata”, paura che rischia di danneggiare la salute delle donne incinte scoraggiandole dall’uso di un farmaco considerato sicuro se assunto seguendo le indicazioni mediche.

Ma allora non sono i vaccini?

E qui arriviamo all’altra parte dello show. Trump e Kennedy non hanno resistito alla tentazione di tirare in ballo anche i vaccini. Come riportato dal Guardian, hanno ventilato l’ipotesi di raccomandazioni per ritardare o ridurre le dosi dei vaccini MPRV (morbillo, parotite, rosolia, varicella) e rimandare la prima dose di epatite B:

…spoke about upcoming recommendations that vaccines such as the measles, mumps, rubella and varicella (MMRV) shots should be given in a delayed manner or in smaller doses, despite limited evidence of the impacts. And he spoke about the hepatitis B shot, currently given to newborns as part of national vaccine standards, and possible recommendations to delay the first dose – again with limited evidence.

Che tradotto:

Ha anche parlato delle prossime raccomandazioni secondo cui i vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella (MPRV) dovrebbero essere somministrati in modo posticipato o in dosi più piccole, nonostante le prove limitate del loro impatto. Ha parlato anche del vaccino contro l’epatite B, attualmente somministrato ai neonati come parte degli standard vaccinali nazionali, e delle possibili raccomandazioni per ritardare la prima dose, anche in questo caso con prove limitate.

La teoria del legame tra vaccini e disturbi dello spettro autistico – come ben sapete voi che leggete BUTAC da tempo – nasce nel 1998 da uno studio fraudolento di Andrew Wakefield, poi ritirato e smentito. Ampie ricerche internazionali hanno confermato l’assenza di correlazioni, ma a Kennedy la circolare non è arrivata, probabilmente “Bobby”, come lo chiama il POTUS, usa Internet Explorer.

Le cause a oggi ipotizzate

La comunità scientifica non ha una risposta univoca. L’autismo è un disturbo del neurosviluppo influenzato da centinaia di geni e da fattori ambientali complessi. Ad oggi nessun singolo elemento, né farmaci comuni né vaccini, è stato dimostrato essere causa diretta della sua eziologia.

L’aumento delle diagnosi è reale, ma dipende soprattutto da due fattori: maggiore consapevolezza e una definizione clinica più ampia rispetto al passato.

Fare dichiarazioni prive di fondamento scientifico come quella rilasciata da Trump rischia di dare l’illusione che non sia più necessario farsi domande, perché le risposte sono già state date. E così si smettono di indagare davvero le cause e si perdono possibili progressi medici e scientifici rilevanti per milioni di famiglie in tutto il mondo.

Un approccio politico, non scientifico

Quanto fatto dall’amministrazione Trump ha poco a che fare con la medicina e molto con la politica. Un annuncio in pompa magna utile a occupare le prime pagine e distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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