The Exposé e le varianti artificiali

Se qualcuno continua indisturbato a diffondere disinformzione pericolosa (e a guadagnarci denaro) è perché si impegna molto per tenere il suo pubblico nella maggiore ignoranza possibile

maicolengel butac 5 Set 2023
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I complottari ignorano le ripetute segnalazioni di fonte non attendibile fatte nei confronti della testata The Exposé. Su BUTAC e su altri siti di fact-checking internazionali si è discusso spesso di questa testata negli ultimi quattro anni.

Chi diffonde disinformazione sa benissimo che il proprio pubblico di riferimento raramente cerca approfondimenti su BUTAC, perché gli stessi che diffondono disinformazione la accompagnano sistematicamente a un’opera di screditamento a tappeto nei confronti di chiunque inviti le persone a verificare con i propri occhi le informazioni che si trovano in rete o faccia opera di alfabetizzazione digitale. Pertanto chi campa di disinformazione pericolosa può tranquillamente continuare a sfruttare l’ignoranza del proprio pubblico, ignorare le critiche e utilizzare indisturbato fonti del panorama complottista mondiale ormai screditate agli occhi di chiunque si trovi al di fuori di quella bolla.

Eppure basterebbe vedere con che toni insistono nel chiedere denari a chi li segue:

Ma vediamo la disinformazione di oggi. Titola un blog italiano, Stilum Curiae (di Marco Tosatti), che abbiamo già trattato più volte:

Studio giapponese. Le varianti Omicron non hanno origine naturale. The Exposé.

La fonte su The Exposé porta la firma di Rhoda Wilson che a sua volta cita tal Mark Steyn, autore e conduttore radio e TV canadese senza specifica preparazione scientifica, uno che rientra nella schiera dei negazionisti della pandemia, insieme al suo amico Tucker Carlson e altri conduttori anglofoni. Ma non ci interessa Steyn, bensì lo studio giapponese che viene citato.

Il titolo dello studio è:

Unnatural evolutionary processes of SARS-CoV-2 variants and possibility of deliberate natural selection

Tradotto:

Processi evolutivi innaturali delle varianti SARS-CoV-2 e possibilità di selezione naturale deliberata

Attualmente lo studio è liberamente consultabile su Zenodo. Non è stato pubblicato su riviste peer-reviewed, quindi non è stato ancora verificato da altri scienziati al di fuori degli autori. Questi ultimi hanno anche condiviso tutti i dati grezzi su Zenodo. A quanto ci risulta è in fase di revisione paritaria proprio ora.

Lo studio suggerisce che, data la natura delle mutazioni osservate nelle varianti di SARS-CoV-2, potrebbe essere possibile che alcune di queste varianti siano state create artificialmente, che non significa che lo siano state, ma che questa possibilità deve essere comunque tenuta in considerazione vista la natura evolutiva delle varianti – che si sarebbero formate, secondo gli autori dello studio, con un meccanismo nuovo. Nella loro analisi, nonostante le affermazioni piuttosto forti, non si arriva a una conclusione simile a quella presentata da Steyn, che è stata poi ripresa da The Exposé e da altri che hanno citato l’articolo perché avevano modo di presentarlo in una maniera vantaggiosa per la narrazione che portano avanti da anni. Non si afferma che le mutazioni abbiano sicuramente origine artificiale, ma solo che, nel caso i meccanismi di formazione fossero confermati, vada presa in considerazione anche l’ipotesi che alcune delle varianti possano aver avuto formazione artificiale, magari a seguito dall’ingegneria inversa usata per studiare il ceppo di partenza.

Ad oggi, in attesa della revisione dei pari, non possiamo dire altro. Ma ci tenevamo a fare chiarezza, perché è evidente che a Steyn, The Exposé e Marco Tosatti questo interessa poco.

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