Ieri (4 ottobre 2018) all’interno del programma Quante Storie di Corrado Augias BUTAC è stato citato (era successo anche qualche giorno fa) come fonte per un debunking sui vaccini. La cosa mi ha fatto molto piacere, purtroppo negli orari in cui va in onda Quante Storie sono al lavoro, e non lo riesco a vedere spesso.

La puntata del 4 ottobre però era dedicata specificatamente alle fake news, ospite in studio Giuseppe Riva “cyber”psicologo e professore all’Università Cattolica. Ho ritenuto utile guardarlo, la settimana prossima sarò a parlare in un liceo sul Lago di Garda, più posso documentarmi meglio è. Qui potete trovarla nella sua interezza, RaiPlay purtroppo non permette l’inglobamento in pagina.

Sono tante le cose corrette (e interessanti per il grande pubblico della televisione) che vengono riportate, tutte cose già note a voi che leggete BUTAC da tempo. Quello che però è il messaggio finale che traspare dalla trasmissione è a mio avviso errato. Chi guardasse la puntata di Quante Storie senza conoscere a fondo il problema finirà per convincersi che le fake news siano le notizie senza fondamento che passano in rete. Il giovane che viene intervistato dice chiaramente che lui navigando molto è diventato bravo a riconoscerle, lo psicologo, autore di un libro che si intitola per l’appunto “Fake News”, sembra attribuire la circolazione delle stesse ai poco affidabili blogger e Youtuber seguiti dai giovani.

Sono tutti, a mio avviso, gravi errori di valutazione.

È vero, il termine fake news tradotta letteralmente significa notizie false, e ci viene facile ricondurla a notizie come quelle citate nella trasmissione:

Immigrato violenta bambina di 7 anni! Il padre gli taglia i testicoli e glieli fa ingoiare

O al meme contro i vaccini per cui viene citato BUTAC:

Ma non sono queste le “fake news” da cui dobbiamo guardarci le spalle, non sono queste quelle di cui ci viene spontaneo fidarci, queste – che circolino su blog anonimi o sui social – sono “sciocchezze” da cui la stragrande maggioranza dei giovani è vaccinata (ma anche qui esistono sacche di novax…) gli adulti un po’ meno, e di adulti dell’età del prof. Riva onestamente sui social (specie Facebook) ce ne sono a milioni, ma anche questo nella trasmissione non viene riportato.

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Quelle pericolose, subdole e spesso diffuse in assoluta malafede sono quelle che circolano proprio su quei media tradizionali a cui viene fatto riferimento in chiusura della puntata di Quante Storie. Sia chiaro, concordo col messaggio generale, una notizia eclatante senza fonti va sempre confrontata sulla stampa nazionale, ma la stessa stampa nazionale riporta molte notizie create ad hoc o su cui non è stata fatta la benché minima verifica.

Sono titoli come:

– L’America allerta 150mila riservisti! Guerra in vista?

– “Sono scafisti per necessità”. Assolti e scarcerati in 14

– La Germania caccia gli italiani: “Se poveri via dal nostro Paese”

– Il Dalai lama sull’immigrazione: “”L’Europa appartiene agli europei”

– Alby, la piccola Baghdad svedese dove anche la polizia ha paura

– Viaggio in una No Go Zone di Stoccolma dominata da gang e spacciatori.

– Vince la super lobby. Più facile possedere un’arma da guerra

– Nigeriano violenta una 13enne. Poi massacra il cuginetto che la difende

Questi sono solo esempi, ma si tratta di materiale pubblicato dalla stampa nazionale a larga diffusione, tutti a parte uno si riferiscono agli ultimi due mesi. Sono tutte fake news nel più ampio significato del termine, ma sono state pubblicate e commentate come notizie reali e corrette. Condivise dalla popolazione, che le ha trovate sul web, ma anche da chi legge solo i giornali. Impossibili da sfatare per piccoli blogger come siamo noi, certo le demistifichiamo, ma il pubblico che ci legge è perlopiù proprio quello che non ne ha alcuna necessità.

Seminano fuffa in libertà…

Proprio per quest’errore costante di associare al termine fake news le bufale più eclatanti e pertanto più facili da verificare fa sì che chi spaccia quelle serie e pericolose possa continuare a farlo in tutta tranquillità.

C’è una cosa che mi fa sorridere: più giro l’Italia parlando di bufale e manipolazione dell’informazione, più mi accorgo degli errori di valutazione che vengono fatti quando si parla dell’argomento.

  • In tutte le fasce d’età sono convinti che le bufale (o le fake news) siano cose sciocche, facilmente smascherabili da chi è dotato di un minimo di cervello e cultura.
  • Gli adulti sono convinti che siano i giovani a cascare nelle bufale, in quanto più dentro la rete.
  • I giovani sono convinti che siano gli adulti a cascarci, in quanto inesperti di rete.
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Tutti comuni errori di valutazione. Tutti caschiamo nelle bufale, non c’è scampo. Se non è ancora successo è solo perché non ne avete trovata una che vi sia congeniale…

Poco conta se si sia letto Dickens o solo Topolino e qualche blog, poco conta che studi abbiamo fatto (io, come sanno molti che seguono BUTAC, non sono laureato, ho solo un diploma di liceo scientifico e studi mai portati a termine in Scienze Politiche), il nostro spirito critico è atrofizzato, siamo portati a fidarci di determinati mezzi di comunicazione, siamo portati a seguire persone che hanno i nostri ideali, siamo di base ingenui. Il bias scorre potente in noi. E per questo caschiamo nell’inganno. Lo facciamo da sempre. La rete ha solo aiutato a diffondere meglio anche le sciocchezze, ma è un tramite, i riceventi siamo noi, i mittenti sono quelli che consciamente cercano di manipolare l’opinione pubblica per proprio mero interesse.

Oggi ho davvero voglia di sentire i vostri pareri.

maicolengel at butac punto it

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