No, l’AIFA non ha previsto “78mila morti da vaccino”
Il report dell'AIFA che NON dice che si prevedono "78mila morti da vaccino"

Oggi siamo molto veloci.
Mi hanno mandato un articolo de Il Giornale d’Italia che titola
Vaccino Covid, AIFA: “Attesi 78mila morti per effetti avversi, 46mila nei 14 giorni dopo 1a dose e 32mila dopo 2 settimane dalla 2a” – il REPORT
In questo articolo si sostiene che AIFA fosse a conoscenza degli effetti avversi mortali dei vaccini prima ancora dell’inizio della campagna vaccinale.
I dati si trovano a pagina 25 e 26 e illustrano le morti attese, a sostegno della conoscenza delle reazioni avverse del vaccino Covid, più volte accertati dagli studi usciti in questi anni e non solo.
Andando a vedere le pagine del report AIFA, cortesemente linkato già dall’articolo, troviamo delle tabelle e un’analisi dati.
Siamo al capitolo “Analisi di confronto fra decessi attesi e decessi osservati dopo prima e seconda dose dei vaccini COVID-19”.
Il report stesso scrive in un piccolo riquadro in che cosa consiste quest’analisi.
Cos’è l’analisi osservato/atteso?
L’analisi osservato/atteso relativa ad un sospetto evento avverso […] esamina a confronto il numero di casi che si “osservano” dopo la somministrazione del prodotto con il numero di casi che ci si “attende” nella popolazione, indipendentemente dall’utilizzo del farmaco o vaccino. Questo tipo di analisi è importante per capire se c’è una potenziale associazione statistica fra un medicinale e un evento.
Quindi in questo caso parlare di “morti attese” fa riferimento a quelle che normalmente ci si aspetta nella popolazione, non a quelle derivanti dalla somministrazione del vaccino!
Questo dato viene poi confrontato con le morti effettivamente registrate per capire se ci sia stato un aumento improvviso che possa far sospettare degli eventi avversi gravi.
Questo aumento c’è stato? No. Dalle tabelle risulta anzi che le morti verificatesi sono molte meno di quelle attese.
L’informazione è scritta in maniera talmente chiara che chiunque si prenda il tempo di leggere quelle due pagine di report non può fraintendere in maniera così grossolana, soprattutto se si tratta di un giornalista da cui mi aspetto un livello di comprensione del testo discreto.
Sarebbe finita qui se non fosse per quei numeri nel titolo dell’articolo.
Non li ho trovati da nessuna parte nel report AIFA e mi sono chiesta da dove li avesse ricavati l’autore dell’articolo. Anche ipotizzando che l’autore avesse interpretato le morti attese come morti causate dal vaccino, queste sarebbero state solo 31.091 dopo la prima dose e 21.574 dopo la seconda.
Incuriosita da questa cosa ho provato a studiare qualche minuto le tabelle, cercando di capire da dove potessero risultare quei numeri.
Dopo un po’ ho capito…
Ogni tabella è divisa in 3 parti: quella in alto mostra i dati divisi per età ma aggregati per sesso, mentre le altre due scorporano i dati mostrandoli separati per uomini e donne.
Non so perché, ma chiunque abbia scritto l’articolo ha deciso di sommare i dati generali e quelli degli uomini subito sotto.
Perché non anche quelli delle donne? Non lo so.
Questi dati (erroneamente) sommati danno effettivamente 46.220, cioè i millantati “46mila nei 14 giorni dopo 1a dose”.
Nemmeno io volevo crederci, quindi ho fatto la prova con entrambe le tabelle e anche nel secondo caso la somma dava 31.390, che immagino siano i “32mila dopo 2 settimane dalla 2a”.
Vi metto qui le tabelle per chi volesse verificare…

Sono onestamente così sconcertata che mi metterei a ridere se la cosa non fosse tragica.
È davvero incredibile che un giornalista che si occupa di questi temi non sappia la differenza fra “atteso” e “osservato”, ma che non lo capisca nemmeno nel momento in cui è scritto di fianco ai dati che sta leggendo è onestamente preoccupante. Talmente preoccupante che una parte di me mette in dubbio la buona fede di chi ha scritto questo articolo.
Ancora peggio è come è stata letta e interpretata la tabella, sommando dati in maniera quasi casuale.
Un articolo di questo tipo è irresponsabile, un insulto ai lettori e alla loro intelligenza.
Viviamo costantemente immersi nelle informazioni, sarebbe bene che chi se ne occupa smettesse di avvelenare il pozzo e rendere la vita più difficile a tutti.
NP
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