Un profilo falso su Facebook il 27 dicembre ha condiviso una fotografia di una persona con questo post:

Non c’e’ molto da aggiungere, questa e’ la faccia di Carmela scioscia, la schifosa che ha ammazzato la gattina a bastonate a Lucera, Foggia.

La persona nella foto però non è quella giusta, bensì un’altra, che si è ritrovata la bacheca social inondata di commenti e minacce. Io qui non ho nulla da sbufalare, i fatti li ha già spiegati Pagella Politica. Ma anche senza nulla da sbufalare vorrei analizzare un’altra cosa. Il profilo che il giorno di Natale ha condiviso la foto sbagliata (e non la rimuove neanche dopo che Facebook gliel’ha bloccata, con l’avviso di Fake News) è di un soggetto che si fa chiamare Christina MacLeod, e il 28 dicembre ha riproposto la stessa foto (che in prima istanza era stata condivisa 1220 volte) con un post che recita:

Quando qualche giorno fa ho visto questo post, ho condiviso subito, come da richiesta, perche’ era giusto che la faccia si quella schifosa fosse nota a tutti. Poco dopo avere condiviso, ho letto un altro post che smentiva che quella nella foto fosse l’assassina della gatta. A chi ha pubblicato la foto voglio dire che la prossima volta fara’ meglio a essere sicura prima di chiedere di condividere qualcosa. In caso di querele, non siamo noi che abbiamo condiviso a finire nei guai, ma lei o lui che per primi ha diffuso la foto. Sia chiaro.

Quindi, per capirci: prima, senza fare alcuna verifica, invita i propri amici ad andare sulla bacheca di una sconosciuta a vomitare odio, poi due giorni dopo, invece che rimuovere il post originale così da bloccare le condivisioni di chi lo sta ancora facendo girare, lo ripropne con foto non oscurata da FB… Sì certo, ha spiegato che la foto era quella sbagliata, ma lo sapete che a condividerlo su FB il testo resta in secondo piano, ed è solo la foto che continua a venire condivisa e cliccata? Questa è a mio avviso la perfetta dimostrazione del fatto che l’analfabetismo digitale è diffuso, e che prima di accedere ai social alla gente andrebbe fatto perlomeno un veloce corso per comprendere come funzionano. La paraculata finale del:

In caso di querele, non siamo noi che abbiamo condiviso a finire nei guai, ma lei o lui che per primi ha diffuso la foto. Sia chiaro.

È fantastica. No cara Christina, la diffamazione non funziona così, se tu condividi sulla tua bacheca un contenuto falso che diffama qualcuno sei colpevole come il primo che ha diffuso quel contenuto. Se poi invece che rimuoverlo continui a insistere nel condividere quella foto forse sarebbe davvero il caso che una querela ti raggiungesse, perché è evidente che non hai a cuore la salute dei pelosetti ma solo la tua personale battaglia. Poco conta se fatta con verità o falsità, l’importante, è evidente, è il fine. Se nessuno ti avesse sbugiardata avresti continuato a diffondere la foto errata fregandotene della benché minima verifica dei fatti.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

PS

Prima che arriviate a commentare dicendo che il termine animalari fa schifo e che non condividete il tono che uso, sappiate che voglio molto bene agli animalisti, quelli che davvero vogliono bene agli animali, di qualsiasi genere siano. Ma sono anni che su BUTAC ho scelto di fare un distinguo: animalari e animalisti non sono persone dello stesso genere, i primi sono estremisti incazzosi, i secondi persone che stimo.