Atac e i biglietti avvelenati

Paolo Costa 15 Mar 2014
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Atac
 

Una notizia dedicata prevalentemente ai romani, o meglio, agli utilizzatori degli autobus romani.

A quanto pare, i biglietti dell’Atac sono avvelenati! Conterrebbero una quantità elevata di bisfenolo A, pericolosa soprattutto per chi maneggia tanti biglietti al giorno, come i tabaccai o i giornalai. UILTuCS e FeLSA CISL hanno distribuito una circolare a riguardo, e molti giornali e siti di news hanno trattato la notizia, chi con toni allarmistici, chi con toni più pacati. Fra tutti, segnalo Leggo (fonte dello screenshot soprastante) e Il Tempo ( che ne ha parlato qui e qui).
L’origine di questo allarme sarebbe uno studio del 2012 di un team napoletano, commissionato dall’Atac e dalla stessa presentato alla procura di Roma. Da chi sia composto questo team, dove lavori, o quale sia il contenuto esatto dello studio a noi non è noto.
Ci viene semplicemente detto che esiste e basta.
Avremmo gradito una tabella o un becero sunto dei risultati ottenuti, ma niente. L’unica cosa che sappiamo, è che i biglietti dell’Atac contengono bisfenolo A (BPA). Anche in questo caso, non ci viene detto quanto BPA contengano, sappiamo solo che c’è. Ma facciamo un po’ di chiarezza su questo veleno presente nei biglietti.
Il bisfenolo A è un componente organico fondamentale per la produzione delle plastiche, soprattutto del policarbonato. Talvolta, è anche utilizzato in alcuni inchiostri, come quelli per la carta termica.
Ma la vera domanda è: è veramente velenoso? Sì, relativamente sì.
Come il 99,99% delle sostanze presenti sul nostro pianeta, può diventare pericoloso oltre una certa quantità. Studi a riguardo hanno evidenziato che grandi quantità di BPA possono portare alla predisposizione a casi di sterilità o di tumore al seno o alla prostata.
Fortunatamente, la dose giornaliera tollerabile (TDI) al BPA è di 0.05mg/kg di peso corporeo. Un numero, all’apparenza, molto piccolo, ma che in realtà è discretamente alto. Perché significa che, per una persona di 60kg, la TDI corrisponderebbe a 3mg al giorno. Inoltre, l’assorbimento di BPA per contatto è molto limitato, mentre si sta lavorando per ridurre l’assorbimento per ingestione. Un grande passo avanti è stato il divieto di vendita, nell’Unione Europea, di biberon contenenti tracce di BPA, divieto in vigore dal 2010. Quindi, il BPA è una sostanza fortemente tenuta sotto controllo.
Ma torniamo agli articoli. Il rapporto segnalato da Il Tempo dichiara che in caso di contatto prolungato, come per il personale delle casse ai supermercati che possono maneggiare biglietti fino a 10 ore al giorno, l’assorbimento di BPA può giungere fino ad un livello di 71 microgrammi. Ma, calcolatrice alla mano, 71μg equivalgono a 0.071mg. Una dose giornaliera sconsigliabile per una persona pesante 1kg, di certo non pericolosa per una persona normale. Anche considerando la proposta di abbassare la TDI a 0.005mg/kg, la dose sarebbe equivalente a meno di un quarto del limite massimo.
Questa storia mi puzza molto di allarmismo. Per tanti motivi. Primo, ci vengono fornite pochissime informazioni riguardanti questo studio. Praticamente ci viene detto “È così. Stacce”.
Non dico di volere il PDF integrale dei risultati, cosa che vorrei a dir la verità, ma almeno qualcosa di più di un “lo studio dice” lo gradirei. Secondo, i dati che ci vengono forniti indicano livelli tutt’altro che pericolosi, anche secondo norme più restrittive di quelle attuali. Terzo, sembra che il sopracitato studio non sia stato commissionata dall’Atac.
Una nota rilasciata dall’Atac il 18 febbraio scorso recita così:

In relazione a notizie di stampa, Atac precisa che non risponde al vero quanto affermato circa la pericolosità dei biglietti in uso sulla rete di trasporto locale a causa della presenza di bisfenolo A nei ticket. I titoli di viaggio commercializzati da Atac, per esplicita richiesta dell’azienda, sono infatti stati prodotti con una carta specifica che non contiene bisfenolo A, né alcuna sostanza della famiglie dei fenoli.
La carta termica utilizzata per i biglietti Atac è quella comunemente più utilizzata nel settore dei trasporti pubblici delle principali metropoli mondiali, per le sue qualità e caratteristiche e per il fatto che non contiene alcuna sostanza che possa arrecare danno alla salute delle persone che ne entrino in contatto, seppure in modo prolungato. È inoltre conforme a tutte le Direttive CE in materia di salute e sicurezza.

Fatemi capire, nel 2012 l’Atac commissiona uno studio sui suoi biglietti, lo studio rileva la presenza di BPA e di conseguenza la consegna alla procura di Roma.
Per due anni questo studio scompare nel nulla e nessuno fa partire indagini a riguardo.
Improvvisamente, a febbraio 2014 questa storia riappare dal suo letargo e l’Atac dichiara pubblicamente che i suoi biglietti non contengono BPA. Francamente, mi sembra una teoria a dir poco irrealistica. Perché, se i biglietti non contengono BPA e l’Atac ha consegnato lo stesso lo studio, sarebbe un classico caso di procurato allarme. D’altro canto, se i biglietti contengono BPA e l’Atac nega sapendo di mentire, si esporrebbe a provvedimenti giudiziari ancora più gravi.
Allo stato attuale delle cose, non mi sento di giurare sull’esistenza, o sulla veridicità, del suddetto studio. Nel caso che questo studio sia vero, i dati forniti non indicano la presenza di alcun pericolo d’avvelenamento.
Insomma, cari amici romani viaggiate tranquilli. Mi sa che siamo di fronte, solamente, ad un caso di allarmismo e non di avvelenamento!

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