L’audizione in commissione COVID dell’8 aprile 2026
Approfondiamo alcune delle considerazioni emerse durante l'ultima audizione della Commissione COVID

Aprendo le notifiche di BUTAC mi trovo di fronte questo commento:
Ahh quante ne ha dette ieri il professor Cosentino, anni di lavoro dei “fact checker” finiti nella fogna (finalmente) in nemmeno un paio d’ore. Pessima figura
Commento che mi ha incuriosito al punto che sono andato a cercare l’audizione a cui il commento si riferiva. Tra la testimonianza di Cosentino e quella di Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi, l’audizione è durata circa un’ora e cinquanta minuti. Grazie a YouTube e un’IA ne ho trascritto il testo e mi sono messo al lavoro.
Chi è ContiamoCi?
Un’associazione nata per raccogliere e dare voce a chi sostiene di aver subito danni dai vaccini anti-COVID. Una causa che in parte ha ragione di esistere, poiché gli eventi avversi esistono, vanno studiati e chi li ha subiti merita attenzione. Il problema è quando da questa premessa legittima si passa a costruire una narrativa in cui tutto ciò che è andato storto è stato deliberatamente nascosto, e in cui ogni dato diventa prova di un sistema corrotto. È quello che è successo in questa audizione.
Le affermazioni di Giacomini (presidente di ContiamoCi)
La circolare 35309
Giacomini sostiene che la circolare 35309 del 4 agosto 2021 sia la prova provata che le istituzioni sapevano degli eventi avversi ma in pubblico comunicavano il contrario.
Si tratta di una distorsione dei fatti: la circolare esiste ed elenca effettivamente controindicazioni e precauzioni, ma è un documento tecnico fatto apposta per i medici vaccinatori, esattamente come ci si aspetta da un Ministero della Salute che funziona. Il fatto che un documento tecnico riconosca che esistono rischi rari non è in alcuna maniera in contraddizione con la comunicazione pubblica che li descriveva come rari. Sostenere, come fa Giacomini, che “dicevano sicuri ma sapevano che era pericoloso” può funzionare solo se si confonde “sicuro” con “privo di qualsiasi rischio teorico”, cosa che nessuna comunicazione sanitaria responsabile ha mai sostenuto. Nessun trattamento sanitario è privo di rischi. E difatti la circolare citava le stesse condizioni che erano chiaramente riportate nei foglietti illustrativi e nei comunicati stampa. Se poi singoli individui hanno detto altro, il problema è che si pensa che il parere di un medico in TV abbia lo stesso valore di quanto diffuso da tutte le autorità sanitarie nazionali e internazionali, non che le istituzioni si contraddicono.
Lo scudo penale
Giacomini sostiene che l’esistenza dello scudo penale è dimostrazione che il legislatore sapeva dei pericoli mortali dei vaccini, ma lo nascondeva al pubblico e nel frattempo tutelava i medici vaccinatori.
Anche qui siamo di fronte a un distorsione dei fatti. Lo scudo esiste, è noto, se ne è parlato ovunque all’epooca, ma si tratta di una norma standard, che si applica in situazioni emergenziali. L’esistenza dello scudo non significa quello che sostiene Giacomini. L’obiettivo dello scudo penale era quello di evitare che i medici, preoccupati dalle possibili cause civili – che si fanno anche in mancanza di solide prove, e anche questa è cosa nota che crea problemi all’intero SSN – bloccassero la campagna vaccinale. Questo però non equivale a occultare i rischi al pubblico, che era comunque informato grazie ai foglietti illustrativi approvati da EMA e costantemente aggiornati.
Il consenso informato e il Green pass
Giacomini afferma che la firma sul consenso informato non rappresentava una scelta volontaria del cittadino, in quanto per poter lavorare era richiesto il Green Pass e quindi vaccinarsi diventava in pratica un obbligo.
Questo è un punto su cui Giacomini pone una questione etica che in parte ci trova d’accordo. Il problema è quanto rilevato dalla Senatrice Zambito, che ha corretto Giacomini durante l’audizione facendo presente che i guariti con certificazione medica avevano diritto al Green Pass con validità di sei mesi. L’obbligo vaccinale vero e proprio fu introdotto solo per i lavoratori sanitari e, dal DL 1/2022 per gli ultra-cinquantenni. Mentre invece Giacomini (e Bagnai nei suoi commenti) usano il termine “obbligo” in modo decisamente allargato rispetto al quadro normativo. A nostro avviso, il dibattito sulla coercizione indiretta in questo caso ha ragione di essere sollevato. Solo che non è corretto presentarlo come un obbligo generalizzato.
Le affermazioni di Cosentino (farmacologo e vicepresidente di ContiamoCi)
La biodistribuzione dei vaccini mRNA
Cosentino dice:
Questo è un lavoro del 2015 che io spesso faccio vedere quando tratto questo argomento e che ovviamente non tratta dei vaccini Covid, ma tratta della piattaforma RNA che ancora nel 2015, immediatamente prima della pandemia, era essenzialmente sviluppata e utilizzata per prodotti di terapia genica in ambito oncologico e delle malattie rare. Questo è un lavoro fatto nel roditore, nel topo, dove si mostra molto chiaramente che un’iniezione di un prodotto a RNA finisce per andare in tutto l’organismo, rimane per un certo tempo, ha una, come si dice in farmacologia, una cinetica di distribuzione nell’organismo molto ben riconoscibile e quantificabile.
Qui si sta decontestualizzando parte di uno studio. Lo studio a cui fa riferimento Cosentino lo trovate qui nella sua interezza, e s’intitola:
Expression kinetics of nucleoside-modified mRNA delivered in lipid nanoparticles to mice by various routes
Riguarda la farmacocinetica dell’espressione genica per terapie sperimentali a dosi molto diverse da quelle vaccinali, in modelli animali (il topo citato da Cosentino). Cosentino costruisce un’equazione inesatta tra “distribuzione sistemica documentata in modelli sperimentali ad alto dosaggio” e “i vaccini covid circolano incontrollati in tutto l’organismo”. La distribuzione rilevata nei linfonodi drenanti è il meccanismo immunologico voluto, non una conseguenza patologica: ci sono studi più recenti ad affermarlo.
La spike prodotta dal vaccino
Cosentino afferma che la spike prodotta dal vaccino “circolerebbe per settimane nel sangue”.
Anche qui si tratta di una distorsione dei fatti. È vero che esistono studi che rilevavano la spike proteica come circolante nelle settimane post-vaccinazione in soggetti con miocarditi, ma riguarda una sottopopolazione specifica con una reazione avversa. Presentare questo come condizione generale di tutti i vaccinati è scientificamente scorretto, si tratta di una generalizzazione poco scientifica.
Le proteine aberranti
Cosentino sostiene che la modifica della N1-metilpseudouridina causi produzione di “proteine aberranti” nel 100% dei vaccinati, con conseguenze oncologiche e autoimmuni.
In questo caso si tratta di sensazionalismo: lo studio, infatti, esiste, ed è legittimo, ma gli stessi autori dello studio hanno sottolineato che quanto da loro riportato non indica che i vaccini COVID non siano sicuri, e ribadiscono che non hanno trovato prove di danni causati da questi fenomeni. Cosentino pertanto con la sua affermazione rischia di trasformare una scoperta scientifica in un allarme senza che al momento non ci siano prove sufficienti nelle evidenze disponibili.
La soglia d’integrità al 50%
Cosentino afferma che l’abbassamento della soglia d’integrità al 50% del principio attivo avesse l’obiettivo di venire in soccorso alle aziende farmaceutiche, ignorando i pericoli a cui si andava incontro.
Ma si tratta di decontestualizzazione: il confronto che fa Cosentino con i farmaci (ad esempio l’aspirina) non va bene, è un po’ come confrontare mele e arance, che a parte essere frutti hanno poche cose in comune. La soglia del 95% si applica al principio attivo presente nei farmaci chimici tradizionali; i vaccini a mRNA operano secondo logiche di qualità completamente diverse. Quando Pfizer ha chiesto l’autorizzazione, l’EMA guardando i dati ha rilevato che alcune parti dell’mRNA risultavano spezzettate durante la produzione, chiedendo ulteriori informazioni su cosa fossero esattamente questi frammenti. Pfizer ha fornito i dati aggiuntivi, l’EMA li ha valutati e ha dato il via libera. E questo sarebbe come funziona normalmente la regolazione dei farmaci: il regolatore trova qualcosa che non è completamente chiaro, lo segnala, chiede approfondimenti, riceve risposta, e decide. Non è uno scandalo ma solo il sistema che fa il suo lavoro. Cosentino invece lo presenta come se l’EMA avesse chiuso un occhio su un prodotto difettoso. In realtà l’EMA ha tenuto entrambi gli occhi aperti, ha fatto la domanda giusta, e ha ottenuto risposta prima di autorizzare.
L’assenza di studi su genotossicità e cancerogenicità
Cosentino afferma che gli studi su genotossicità e cancerogenicità dei vaccini non esistono.
Ma è una distorsione dei fatti, basata su giuste osservazioni. Sia nel foglietto illustrativo di Comirnaty che nel rapporto EMA viene riportato che test di genotossicità di cancerogenicità non sono stati fatti, in quanto non ci si aspetta che le componenti del vaccino, lipidi e mRNA, possano avere potenziale genotossico. Impostazione in linea con quelle per i vaccini virali per i quali non sono richiesti tali studi. Sia chiaro, Cosentino solleva una domanda che in effetti esiste nel mondo scientifico: i vaccini mRNA, avendo una tecnologia simile a certi prodotti di terapia genica, avrebbero dovuto forse fare più test? È un dibattito aperto, ci sono ricercatori che la pensano così, e non è una domanda stupida. Il problema è che Cosentino fa un salto enorme: parte da questa domanda legittima e arriva a dire che i vaccini probabilmente disattivano i geni che proteggono dal cancro e quindi potrebbero causare tumori. Ma non è così che funziona la scienza e non è così che si trattano le evidenze disponibili, evidenze che ad oggi non dimostrano quanto sostenuto da Cosentino come realtà assodata.
Le miocarditi
Sul tema miocarditi non siamo partiti da zero visto che su BUTAC ci eravamo occupati più volte di affermazioni simili a quelle di Cosentino, quando le faceva Holzeisen, quando le facevano Paragone e ByoBlu, e ogni volta i numeri reali raccontavano una storia diversa da quella proposta.
I dati pubblici sui foglietti illustrativi AIFA, aggiornati nell’ottobre 2022, dicono che su 10.000 maschi giovani vaccinati con Comirnaty si stimano tra 0,3 e 0,6 casi in più di miocardite rispetto ai non vaccinati; con Moderna si sale a 1,3-1,9. Segnale reale, riconosciuto, che ha portato a raccomandazioni specifiche. Però uno studio sul Lancet mostra che su 10.000 persone che hanno contratto il Covid, 21 potrebbero sviluppare miocardite contro i 9 della popolazione non esposta. Quindi il rischio di miocardite da infezione è enormemente superiore.
Cosentino prende il caso peggiore, omette il confronto, e presenta il tutto come verità nascosta. Quanto allo studio Pfizer citato per sostenere più morti nel gruppo vaccinato: quel trial non era progettato per misurare la mortalità, aveva troppo pochi eventi e troppo poco tempo per dirci qualcosa di statisticamente solido su quell’endpoint. Non è una prova, è un numero strappato dal contesto sbagliato.
Bagnai, Cosentino e i vaccini aggiornati
C’è un ultimo punto che ritengo non vada ignorato. In chiusura, rispondendo a Bagnai, Cosentino parla delle varianti, spiegando che quando il virus è mutato e sono arrivate le varianti, i vaccini sono stati aggiornati. Ma, riporta Cosentino, per autorizzare questi vaccini aggiornati le agenzie regolatorie non hanno chiesto nuovi grandi studi clinici sull’efficacia, si sono limitate ad accettare la dimostrazione che il nuovo vaccino producesse nel sangue livelli di anticorpi simili a quelli del vaccino originale, dando per scontato che se gli anticorpi ci sono, la protezione ci sia.
Il problema che Cosentino solleva (ed è condivisibile) è questo: se durante la campagna vaccinale, a chi era guarito dal COVID e aveva quindi anticorpi nel sangue, magari appena uscito dalla malattia, veniva detto che quegli anticorpi non erano considerati sufficienti per essere esentato dal vaccino perché, per autorizzare i vaccini aggiornati, quegli stessi anticorpi erano invece considerati una prova sufficiente di protezione? È una contraddizione reale, che ha fatto storcere il naso anche a scienziati che non hanno nulla a che fare con chi spingeva a non vaccinarsi. Non è una bufala, è una questione su cui il dibattito scientifico e regolatorio è ancora aperto.
Non credo, davvero, di poter aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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