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OMOCISTEINA

Oggi vi parlo di un articolo incontrato qualche tempo fa. Si chiama Perché non ti dicono che l’omocisteina è peggio del colesterolo? e come potete capire parla dell’omocisteina.

Questa sostanza è un aminoacido solforato che deriva dalla perdita di un gruppo metilico ( -CH3) da parte della metionina, un aminoacido essenziale (link wiki).

Ciò che viene riportato nell’articolo non è errato dal punto di vista scientifico, è riconosciuto che alti livelli di omocisteina (in alcuni casi correlati con una dieta povera di vitamine, in altri a una malattia genetica chiamata omocistinuria esistente in diverse varianti)  sono correlati con un aumentato rischio di patologia cardio-vascolare, con particolare interesse per i vasi coronarici, che sono quelli che irrorano il cuore.

Senza farsi prendere dal panico, con una corretta dieta equilibrata ricca di vitamine e movimento si può mantenere basso il suo livello diminuendo sostanzialmente il rischio legato ad esso.

Quello che non capisco è il tono con cui viene espresso il tutto. Come spesso accade per rendere l’articolo più accattivante a una certa mentalità lo si veste di un alone di mistero.

  • Perchè nessuno vi ha parlato dell’omocisteina?
  • Perchè le pillole le devi prendere per bocca?
  • Perchè il medico si deve sempre vestire di bianco?
  • Perchè perchè?

Ecco penso di aver reso l’idea.

Da qui poi si parte con il solito paragone.

-Vi curano dal colesterolo alto perchè hanno le pillole da darvi!!!-

No le pillole per il trattamento di elevati livelli di omocisteina esistono e sono a base di vitamina B6 o di acido folico solo per dirne alcune. E inoltre il colesterolo “cattivo” alto è anch’esso un importantissimo fattore di rischio cardio-vascolare!

Ma questo discorso non fa altro che nuocere a quello che deve essere il rapporto tra medico e paziente, il quale deve basarsi tra le altre cose sulla fiducia. Inoltre un discorso del genere mi fa capire che chi scrive vive lontano dal mondo della medicina. I tagli accumulati nel corso degli anni hanno reso il mondo della medicina un mondo estremamente povero, sempre attento al risparmio. Certo ci sono stati molti scandali al riguardo, ma questo è solo un’altra espressione dell’Italia moderna. Ma non è di questo che voglio parlare.

Per una volta voglio abbandonare la parte medica per passare a guardare il paziente. Chi è questa figura? Lo siamo noi tutti. Non voglio portare male, ma credo che ognuno di noi lo sia stato almeno una volta nella vita. Ogni paziente ovviamente è diverso, ma la stragrande maggioranza è accomunata da una cosa, la voglia di stare bene. D’altronde è proprio per quello che si sono recati dal medico, in cerca di un aiuto per un problema che riguarda la loro salute. E qui si entra nel filosofico. Cosa vuol dire stare bene? Il concetto è unico per ogni paziente.

E questo concetto è un frutto della cultura in cui è vissuto.

E’ facile dire: “Se vai a correre starai meglio, i tuoi livelli di omocisteina caleranno e le tue arterie saranno felici!”.

E’ difficile se non impossibile convincere un paziente che non vuole fare sport ad alzarsi dal divano.

Discorso analogo si può fare per l’alimentazione e altri mille aspetti della vita di tutti i giorni. Quindi il problema che sta alla base di tutto ciò è culturale. Quello che capisco leggendo un articolo del genere è una forte necessità che, secondo il mio modesto parere, viene sviluppata male. Con questi articoli si cerca di insegnare uno stile di vita, ma facendo l’errore di perdere il buon senso. Ed è quello di cui abbiamo di nuovo bisogno, di ritrovare il buon senso.

PA

P.s.: Qui il link Wiki sull’Iperomocisteinemia. E un piccolo passaggio tratto dall’Harrison’s Principles of Internal Medicine:

Homocysteine

A large body of literature suggests a relationship between hyperhomocysteinemia and coronary events. Several mutations in the enzymes involved in homocysteine accumulation correlate with thrombosis and, in some studies, with coronary risk.Prospective studies have not shown a robust utility of hyperhomocysteinemia in CHD risk stratification. Clinical trials have not shown that intervention to lower homocysteine levels reduces CHD events. Fortification of the U.S. diet with folic acid to reduce neural tube defects has lowered homocysteine levels in the population at large. Measurement of homocysteine levels should be reserved for individuals with atherosclerosis at a young age or out of proportion to established risk factors. Physicians who advise consumption of supplements containing folic acid should consider that this treatment may mask pernicious anemia.

(Chapter 241. The Pathogenesis, Prevention, and Treatment of Atherosclerosis, Harrison’s Principles of Internal Medicine, 18th edition, Editor: Casa Editrice Ambrosiana)

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