Catfishing, parte II. “Elementare, Watson!”

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Premessa: questo testo è pubblicato in due parti, e non è scritto da nessuno della redazione di Butac. La prima parte è puramente narrativa ed è il racconto di una storia di catfishing realmente accaduta ad un nostro amico che ha deciso di raccontarci la sua testimonianza. Questa seconda parte invece è più tecnica e contiene consigli su come difendersi dal fenomeno del catfishing.

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Questo non vuole essere un romanzo di Arthur Conan Doyle ed il sottoscritto non vuole improvvisarsi Sherlock Holmes tuttavia ci sono delle dritte che voglio darvi per trovare indizi e scoprire la verità.

1. Una storia inverosimile è inverosimile

La ragazza che mi ha catfishato ha inventato una storia molto ricca di dettagli. La storia era piuttosto inverosimile, anche se inizialmente il castello di carte reggeva. Lei diceva di essere di una famiglia ricca, di avere una casa grande, che suo padre faceva l’ingegnere. E fin qui… okay, se uno è figlio di ingegnere, sì, probabilmente è di famiglia benestante, quindi ci può stare. Ma trovare una ragazza di famiglia ricca, single e disponibile, perlopiù avvenente, in una chat online, diciamo che è piuttosto inverosimile. Non sto dicendo che non possa accadere, sto dicendo che una storia “troppo bella per essere vera” è probabilmente una storia davvero troppo bella per essere vera; quindi inverosimile.

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2. I dettagli della storia

Più informazioni abbiamo a disposizione, più elementi avremo per trovare incongruenze nella storia. Prima o poi, se facciamo abbastanza attenzione, troveremo delle incongruenze, che diventeranno prima sospetti, poi indizi e alla fine prove.

Uno dei dettagli della storia del mio catfish che mi ha portato a sospettare sempre più della sua storia è stato proprio quello del padre; il fantomatico ingegnere si chiamava “Gabriele”. Una volta il mio catfish mi ha detto di avere una collana con le sue iniziali; io le ho chiesto quali fossero per avere l’iniziale del cognome. Ora, che me ne faccio? Beh, so tante cose ormai: so di dov’è (o perlomeno, di dove dice di essere), so il mestiere del padre, so il nome e l’iniziale del cognome. Queste informazioni sono abbastanza per raggiungere una indizio? Sicuramente! E una prova? Forse. Beh, vi spiego più nel dettaglio. Tutti voi saprete che per alcune professioni, come l’ingegnere, il medico, l’avvocato, lo psicologo, esistono degli ordini professionali; questi ordini sono per legge liberamente consultabili. Questo serve a tutelare chi si fa prestare servizio da una di queste figure, per cui chi riceve i servigi del professionista può verificarne l’iscrizione all’albo, quindi la laurea, l’anno del conseguimento, l’eventuale specializzazione. Quindi se il fantomatico Ing. Gabriele L., romano, esisteva, sicuramente sarebbe stato presente nell’Albo degli ingegneri di Roma e provincia. Come trovarlo? Facile, basta andare sul sito dell’Albo, scorrere la lista, arrivare ai cognomi che iniziano con la L., e cercare “Gabriele” nella pagina. Serve un po’ di pazienza, qualche minuto. Se ci sono risultati, avremo a disposizione la data di nascita, e se sappiamo l’età della figlia possiamo ipotizzare l’età del padre e quindi una data di nascita verosimile. Se la figlia ad esempio ha 25 anni, possiamo ipotizzare che il padre l’abbia avuta fra i 20 e i 40, che quindi abbia fra i 45 e i 65 anni, e che la data di nascita possa essere qualcosa tipo fra il 1950 ed il 1970. Se non troviamo risultati, c’è una possibilità minima che il professionista esista e non sia inserito nell’Albo telematico, ma la cosa estremamente più probabile è che non faccia parte di quell’Albo. Potrebbe essere nell’Albo di un’altra provincia. Qui ci tornano utili le domande “innocue” fatte al momento giusto, inserite in discorsi generici; “Ma tuo padre ha studiato fuori?”. Ricordatevi di non fare domande sospettose in momenti di nervosismo, bisogna reperire informazioni apparendo meno sospettosi possibile. Se invece trovate il profilo di una persona che potrebbe collimare con quello descritto dal vostro ipotetico catfish, avrete molto probabilmente a disposizione l’indirizzo della persona, che tipicamente è pubblico negli albi professionali, inoltre potete utilizzare quel nome e cognome e la forza di Google per saperne di più e scoprire se la persona descritta corrisponde a quel professionista. Scoperto il cognome potrete poi usare Facebook per cercare il profilo del presunto catfish, del suo ipotetico genitore e degli eventuali fratelli/sorelle. Se le informazioni corrispondono a quelle descritte dal vostro potenziale catfish, beh ragazzi, forse non è un catfish!

3. Il profilo Facebook

Diciamocelo chiaramente: quante persone, nella fascia d’età 18-30 anni, non hanno un profilo Facebook? Ora, non fatemi cercare le statistiche e fatemi andare ad occhio; ad occhio direi che in quella fascia d’età quelli che non hanno un profilo sono intorno al 10%, forse anche meno.

Molte storie di catfishing nascono su Facebook, da quel che leggo; quel che non capisco è come si faccia con Facebook a non capire se la persona è un catfish o meno: se è un catfish non avrà amici che scrivono commenti sulle sue foto, sulla sua bacheca, che lo taggano. E se invece ci sono commenti, nel caso di un catfish, saranno probabilmente commenti di sconosciuti; e si possono discernere facilmente commenti fatti da amici da commenti fatti da sconosciuti. Altri indizi per capire se un profilo Facebook è vero o fittizio, tralasciando tutti i dettagli sulle foto descritti nel paragrafo “5. Foto”, sono le amicizie. Se un catfish è furbo, avrà le amicizie nascoste, riusciremo a vedere solamente gli amici in comune e quindi non potremo reperire indizi dagli “amici Facebook” di quel profilo, per capire se è vero o falso. Possiamo però reperire informazioni degli amici dai “mi piace” e dai commenti sulle foto o sui post. Quel che voglio dire è che anche se una persona nasconde i propri amici di Facebook dalla lista degli amici, non può nascondere i “Mi piace”, e quando qualcuno mette mi piace su un messaggio noi possiamo sapere chi è cliccandoci sopra. Se un profilo non ha “mi piace” né commenti, beh, è probabilmente un profilo falso.

Se invece il catfish, come nel mio caso, dice di “non avere un profilo Facebook”, siamo di nuovo nel caso dell’improbabilità; per quanto mi riguarda era un dato positivo perché Facebook mi sta un po’ sulle palle e apprezzo chi riesce a non farsi coinvolgere dalle dinamiche dei social network, dei selfie e di tutto quello che ci gira attorno.

4. Fotocamera, videocamera e webcam

Un catfish può muoversi in diversi modi; se un catfish si nega a mandare foto e/o video, c’è forse qualcosa che non va. Nella mia storia, il mio catfish diceva di avere un telefono Android da due lire con la fotocamera rotta, e quindi di non poter mandare foto in tempo reale. La webcam è uno strumento di uso comune, ormai integrata in praticamente tutti i portatili, per cui anche non avere una webcam è abbastanza improbabile. Se stiamo parlando del catfish, per definizione, abbiamo a che fare con una persona che non ha alcun desiderio di mostrarsi in volto, e se vuole farlo non vuole farlo da subito. Alcuni catfish infatti si costruiscono la storia con le foto di una persona di bell’aspetto, condividendo con l’interlocutore pensieri, sensazioni, emozioni, finché ad un certo punto possono mostrarsi per come sono veramente, adducendo come scusante problemi di autostima che chi sta dall’altra parte può persino arrivare a giustificare e/o a perdonare. In altri casi, la persona non vuole nient’altro che un rapporto puramente virtuale, che non ha alcun desiderio si concretizzi mai, una sorta di amore platonico “due punto zero”, stilnovista e totalmente inconcludente.

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5. Foto

Gran parte dei catfish userà delle foto di persone “comuni” per ingannare la vittima. Abbastanza spesso le foto saranno rubate da social network, in primis Facebook e Instagram.

I catfish meno premurosi useranno foto di personaggi famosi. Dovremmo imparare subito a riconoscere foto “professionali” da foto amatoriali, foto fatte troppo bene sono un segnale di allarme. Nessuno può conoscere tutti gli attori di Hollywood, o tutte le modelle in giro per il mondo, quindi come si fa a identificare un’attrice o una modella professionista?

Reverse Image Search significa “ricerca inversa di immagini”, ed è un sistema che cerca se esistono immagini simili, o uguali, a immagini in nostro possesso. Solitamente una ricerca per immagini su internet funziona dando come input delle parole chiave e ricevendo come ouput immagini; con il reverse image search siamo noi a dare in input le immagini.

Il reverse image search si può usare, ad esempio, per identificare un quadro famoso di cui non sappiamo il nome. Salviamo l’immagine, la carichiamo nel sito che permette la ricerca inversa di immagini e, a meno che si tratti di un’opera di un artista sconosciuto, troveremo il nome del quadro e dell’autore con agilità.

I siti che permettono il reverse image search sono molti, ma i principali sono solo due: TinEye Google Immagini. È importante sapere che solo una piccola quantità delle immagini presenti su internet vengono indicizzate e si possono trovare con questi strumenti; ad esempio, quasi tutte le immagini di Facebook e Instagram non sono, per motivi di privacy e di copyright, presenti nei database dei motori di ricerca.

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Per leggere una guida passo passo al Reverse Image Search, clicca qui.

Quante più foto avremo a nostra disposizione, tanti più elementi avremo per capire se ci vengono raccontate bugie. Essere molto attenti ai dettagli può essere fondamentale. L’indizio più importante che mi ha portato a scoprire il mio catfish è stato proprio un dettaglio di una foto. Proverò a elencare una serie di dettagli a cui prestare attenzione:

I. L’etnia

Se dice “sono di Campobasso e mia madre è di Potenza”, e poi nelle foto è una biondona con gli occhi verdi e carnagione chiara, ecco, forse non è proprio di Campobasso. Voglio dire, non è detto che a Campobasso non ci siano bionde con gli occhi verdi e carnagione chiara, tuttavia quel tipo di tratti somatici è tipico dell’area est-europea / scandinava. Identificare l’etnia dai tratti somatici non è particolarmente complicato; con un po’ di attenzione, potremmo persino essere in grado di identificare tratti somatici di diverse regioni italiane.

II. La lingua

Come si fa a capire la lingua di una persona da una foto? Le foto non parlano! Si può, tuttavia, in alcuni casi, capire la lingua della persona nelle foto da alcuni dettagli. Ad esempio, se la foto è di una camera, si possono cercare libri e ingrandendo si può identificare in che lingua sono pubblicati. Altri dettagli possono essere dati dall’abbigliamento: esistono alcuni brand tipici di alcune aree geografiche che non vendono in Italia, questo può non essere una prova ma comunque un indizio. Anche le scritte su magliette e cappelli; se è vero che anche in Italia si trova abbigliamento con scritte in altre lingue, e che possono essere ricordi di viaggio, vanno comunque considerati come indizi da non sottovalutare.

III. La casa

Le case italiane sono diverse da regione a regione, ma hanno tratti comuni; per fare un esempio, è improbabile trovare tappeti appesi ai muri nellecase italiane, che invece sono tipici di area balcanica, Russia, Turchia, etc. Le case americane non hanno solitamente tapparelle ma persiane, tende, o nulla proprio; le tapparelle sono tipiche dell’Italia. Nelle foto della casa si possono cercare prodotti, accessori, cibo, che non è tipico dell’Italia. Ad esempio Mountain Dew e Dr Pepper sono bevande gassate consumatissime negli USA ma non da noi, anche eventuali birre o altri alcolici possono essere segnali da tener presente. Ad esempio la Budweiser, la birrra più consumata in nordamerica, esiste anche in Italia, ma in Italia viene commercializzata con il nome di “Bud”. Fare attenzione a piccoli dettagli come questo è importante; se hai un dubbio su qualcosa, cerca di risolverlo.

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IV. Il paesaggio naturale

I paesaggi naturali possono aiutare a identificare la provenienza delle foto. Anche qui, facciamo degli esempi: in Italia non abbiamo deserti, non c’è la tundra, non abbiamo i Canyon, se vedete un geyser o un igloo forse c’è qualcosa che non torna.

V. Paesaggi urbani

Il paesaggio urbano italiano è molto diverso da località a località, ma penso che chiunque sia in grado di riconoscere una strada di una metropoli, ad esempio, o una tipica avenue americana. Un dettaglio a cui prestare attenzione può essere quello dei segnali stradali, e parlo sia di segnaletica verticale (tipo strisce pedonali, alt, stop, etc.) che della classica segnaletica orizzontale. I segnali stradali possono identificare in modo inequivocabile una certa località. Anche qui bisogna essere molto attenti: due segnali stradali possono essere simili, quasi uguali, in due parti diverse del mondo, ma un piccolo dettaglio può fare la differenza, ad esempio lo spessore del bordo rosso in un segnale di divieto. Ve lo ricordate il classico gioco della Settimana Enigmistica: “trova le differenze”? Date un’occhiata qui: questi due segnali sono apparentemente identici, ma provate a fare più attenzione. Se invece di guardare solamente, osservate, potrete notare che i bordi del rettangolo bianco sono ad angolo retto nel primo, mentre arrotondati nel secondo, cosa tipica di Paesi come l’Inghilterra.

VI. I monumenti

Difficilmente un catfish sarà così incauto da mandare foto di strade in cui siano identificabili monumenti, proprio perché rendono identificabile facilmente la località della foto – posto che le foto siano incongruenti con la storia.

Ricordate che il catfish ha una scusa per tutto, quindi se gli diremo “Hey, ma non hai detto che eri della Toscana? Quella foto è del Quebec!”, probabilmente ci risponderà che era in viaggio, o una cosa del genere. Quindi prima di dire di aver identificato la provenienza della foto, conviene chiedergli di dirci la località. Le domande non devono mai essere dirette e stile interrogatorio, nel senso, non conviene mai iniziare un discorso ponendo l’accento sulla foto in questione, ma piuttosto inserirla in un discorso più generico, cercando un aggancio con il discorso, in modo che non sia una totale digressione e la domanda non risulti sospettosa. Bisogna reperire informazioni nel modo più indiretto possibile, cercando di farci dire più cose possibile con meno domande. Più informazioni abbiamo, più elementi abbiamo per capire se ci sono incongruenze nella storia, e arrivare alla verità.

Quando abbiamo scoperto un’incongruenza in modo più o meno definitivo, non dobbiamo lasciarci prendere dall’emotività accusando il catfish di mentire e ponendo l’accento su quel dettaglio, dobbiamo essere in grado di avere il maggior numero di elementi possibili per arrivare a ricostruire esattamente la verità; un indizio o anche una prova possono non essere abbastanza, dobbiamo cercare di arrivare più vicini possibili alla certezza assoluta di aver identificato un contaballe.

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Uno degli elementi più importanti che mi ha portato a scoprire definitivamente il mio catfish è stato proprio un dettaglio di una foto; nello sfondo si vedeva un’università, le università in Italia non sono tantissime quindi non è difficile arrivare a capire quale Università è quella in questione. Se non riusciamo ad identificare un dettaglio di una foto, possiamo usare altri canali; se nella foto ci sono persone facciamo attenzione a ritagliare solo il dettaglio, per la privacy.

6. Indirizzo IP

IP significa “Internet Protocol”, ed è un indirizzo formato da quattro numeri separati da punti, ad esempio “192.168.0.1”. Ad ogni dispositivo connesso su Internet, che sia esso computer, tablet, o cellulare, è assegnato un indirizzo IP, che è come fosse la carta di identità.

Gli indirizzi IP possono fornire indicazioni sulla provenienza geografica del computer connesso a quell’IP. Se non usiamo alcuna “protezione”, e siamo connessi ad Internet senza nessun metodo di mascheramento, il nostro indirizzo IP indica con un certo grado di precisione la zona geografica di cui facciamo parte. La tecnica per scoprire la zona geografica di appartenenza di un IP viene chiamata geolocalizzazione. La geolocalizzazione funziona in modo semplice: esistono dei database che contengono le informazioni sugli indirizzi IP, e che associano agli IP una zona geografica. Potete fare una prova voi stessi andando su un sito come www.iplocation.net.

La geolocalizzazione ha dei limiti. Il primo limite è che i database che contengono le informazioni sugli IP hanno (sì, anche loro) sia una versione a pagamento che una gratuita, per cui quella a pagamento ha una precisione alta, quasi del 99%, mentre la precisione dei database gratuiti è inferiore. Tenete presente che la geolocalizzazione non fornisce (quasi) mai esattamente la vera città di provenienza dell’IP connesso, ma fornisce comunque indicazioni sull’area geografica di appartenenza come la provincia, o una città limitrofa. Inoltre non di rado il risultato è sbagliato, per cui può capitare che un sito di geolocalizzazione abbia nel database “Comacchio” un IP di Tropea. Per essere più sicuri riguardo la provenienza di un IP, conviene consultare più database contemporaneamente; il sito che ho linkato prima, “iplocation.net”, fa proprio questo, permette di consultare più database nello stesso tempo. Solitamente, se una località viene indicata dalla maggior parte dei database probabilmente è corretta.

Altro limite della geolocalizzazione è che per i dispositivi connessi alle reti dati dei cellulari, il risultato è quasi sempre sbagliato. La maggior parte degli IP risulterà come “Roma” o “Milano”.

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Ottenere l’IP di un dispositivo connesso ad Internet

Voglio dire, come premessa, che ottenere l’IP di una persona senza il suo consenso non è una pratica propriamente lecita. Ultimamente, fra l’altro, le leggi europee hanno inasprito l’acquisizione di dati non informata.

Per ottenere l’IP di una persona ci sono molti metodi. In genere, basta avere a disposizione un sito che permette di visualizzare l’IP delle persone che entrano su una determinata pagina.

Iplogger.org fornisce questo servizio. Il funzionamento è semplice: dopo aver aperto la homepage, scorrete fino al box di fianco il pulsante “Generate short IPLOGGER-URL”. In questo box potete scrivere un indirizzo internet “esca”. Iplogger si occupa di generare un indirizzo di redirect, che reindirizza la persona a cui viene inviato verso il sito “esca” che avete inserito prima, ma nel frattempo registra l’IP senza che se ne accorga. Il sito esca può essere ad esempio l’indirizzo di un’immagine, un articolo di giornale, un video su YouTube.

Dopo aver inserito il sito esca nel box, cliccando il tasto “Generate short IPLOGGER-URL” si viene reindirizzati su una nuova pagina. In questa pagina ci sono due informazioni importanti: la prima è lo short url di reindirizzamento: “http://2no.co/qualcosa” e il secondo è il codice che ci permette di visualizzare gli IP che hanno fatto accesso a quello short url. Alla persona di cui si vuole ottenere l’IP bisogna dare proprio lo short url. Infine, per controllare il registro degli accessi allo short url, dobbiamo segnare il codice numerico fornito nella pagina su “To access statistics, save this IPLOGGER ID” e inserirlo nella pagina di visualizzazione degli accessi: http://iplogger.org/showstat.php

7. Incontri

Quando ho “conosciuto” in chat il mio catfish, posso dire con una certa sincerità che non avevo alcun desiderio né intenzione che diventasse una relazione, che portasse ad un incontro reale, o cose del genere. Era una chat con una sconosciuta, come ne ho avute tante, su Tinder, su Facebook, sui vari siti di chat e di dating. In pochissimi casi le chat sono diventate uno strumento per incontrarsi dal vivo, e negli ultimi anni infatti non avevo mai incontrato nessuno conosciuto in chat. Dopo alcuni giorni di conversazione, tuttavia, col crescere dell’empatia e dell’affinità, questi pensieri son arrivati nella mia testa e ho pensato che ci fosse da incontrarsi. Dapprima pensavo che avrei voluto incontrarla subito, preso dall’euforia del momento; in un secondo momento, più a freddo, dopo averci pensato su, ho realizzato che avrei potuto aspettare qualche settimana, per preparare tutto al meglio, anche per curarmi un po’ di più: taglio di capelli, un po’ di esercizio fisico, profumi, candele, creme, insomma avrei voluto che tutto fosse perfetto, o quasi. Quindi dopo un primo momento in cui volevo assolutamente incontrarla, e dopo il primo rifiuto “È troppo presto”, non mi sono abbattuto d’animo, anzi, ho usato quel rimandare come buon proposito per preparare al meglio l’incontro. Nella mia testa circolavano date, degli ultimatum, avevo della specie di conti alla rovesccustomer-relationshipia che ticchettavano. Insomma mi dicevo che non avrei mai potuto aspettare oltre una certa data. Porsi degli obiettivi è importante, e vi consiglio di farlo: quando ho smesso di farlo, cedendo alla volontà del catfish, ho sbagliato. Pensavo: “Smetterò di chiederle di vederci, finché non le darà fastidio che abbia smesso di chiederlo, e me lo farà presente, o me lo chiederà lei”. Questa dinamica può funzionare in un rapporto in cui c’è davvero la volontà reciproca di vedersi, ma nel caso del catfish non stavo che facendo il suo gioco, per cui la mia strategia era assolutamente inefficace.

 

Quindi cari ragazzi, è bello costruire una storia con pensieri, riflessioni, emozioni, e tutto quanto, ma un rapporto fra due persone non può essere solamente una relazione epistolare; non voglio insegnarvi nulla e anzi, se voi siete alla ricerca di questo tipo di relazione, non sono nessuno per giudicarvi. Penso però che vedersi, incontrarsi, passare del tempo insieme, sia una cosa naturalissima e che il negarsi un grandissimo errore. Essere troppo frettolosi magari non va bene ma neanche rimandare le cose troppo a lungo va bene; tutto ha il suo tempo e anche se potreste sbagliare ponetevi l’obiettivo di realizzare un incontro e se non si concretizza non state lì a crogiolare, cambiate aria. Se una persona non vuole incontrarvi non potete passare l’esistenza a corteggiarla, o ad aspettare quel momento; quel momento potrebbe non arrivare mai e voi potreste aver perso un sacco di tempo che nessuno vi potrà restituire.